Il North Stream 2 e la nuova “guerra fredda” energetica Russia Germania
Fonte immagine 112.international

La notizia della finalizzazione del gasdotto North Stream 2, progetto targato Gazprom che dovrebbe trasportare il gas russo in Germania e in altri Paesi dell’Unione Europea, ha riacceso i riflettori su un argomento che, complice la pandemia, è rimasto fuori dal dibattito internazionale per diverso tempo, almeno fino al caso Navalny.

L’avvelenamento del dissidente politico ha rappresentato il pretesto per risvegliare i contrasti esistenti sulla realizzazione di una delle opere più dibattute dentro e fuori il continente europeo. L’antagonismo su un progetto che potrebbe stravolgere gli equilibri economici e geopolitici si è esteso anche agli Stati Uniti di Joe Biden che, dal canto loro, guardano con preoccupazione all’ennesimo strumento geopolitico messo in funzione da Putin, il quale va nella direzione di una nuova guerra energetica alle porte dell’Europa.

Da Trump a Biden, la preoccupazione americana è sempre la stessa e guarda sempre nella stessa direzione, cioè quella dell’egemonia americana nel mondo. Il North Stream 2 è un formidabile vettore per l’influenza russa nel continente che, attraverso l’uso spregiudicato dei cosiddetti rubinetti energetici, può infiltrarsi negli affari economici e politici europei, e quindi anche americani. A maggior ragione le preoccupazioni si moltiplicano se al centro del progetto c’è la principale potenza del continente, cioè la Germania di Angela Merkel, che dovrebbe essere la maggior beneficiaria delle primizie del gasdotto.

Lungo 1200 km, con una portata di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, a costi inferiori rispetto agli altri canali di approvvigionamento, il North Stream 2 non è soltanto un semplice gasdotto. Si tratta di un vero e proprio strumento geopolitico che mette in evidenza la volubilità europea nei confronti degli Stati Uniti. Nonostante ciò, Biden ha rinunciato a sanzionare le società tedesche coinvolte nella realizzazione del gasdotto, per non intaccare i rapporti con la Germania, ma ha comunque sottolineato la propria contrarietà al progetto, annunciando sanzioni contro le navi russe nel Mar Baltico.

La vicenda del gasdotto è soltanto il primo di una lunga serie di passi compiuti in direzione di una guerra energetica con gli Stati Uniti. Seppur la Germania esca rafforzata dalla rinuncia di Washington a imporre delle sanzioni, si tratta comunque di una vittoria temporanea, dato che, come trapela da più parti, per gli americani esiste una bella differenza tra “completare i lavori” e “usare il gasdotto“.

La Russia e l’uso geopolitico del gas

Non è la prima volta che il gas naturale russo finisce al centro di questioni di carattere geopolitico. L’ultima volta è accaduto durante le tensioni tra Russia e Ucraina, quando Putin bloccò le forniture passanti per Kiev con tragiche conseguenze su tutti i Paesi dell’Est confinanti.

Al contrario, il gas era disponibile nell’Europa occidentale grazie alle forniture di altri produttori. Dopo lunghi negoziati le forniture ripresero ma il blocco ridimensionò il problema delle forniture europee, le quali erano altamente vulnerabili, non esistendo una interconnessione con i Paesi dell’Est. Dopo gli esiti disastrosi di quella prima guerra energetica, i vertici politici e continentali agirono con il fine di permettere il flusso libero di gas tra gli stati membri occidentali e orientali attraverso la costruzione di nuovi collegamenti. Inoltre, per diversificare le fonti di approvvigionamento, l’Unione Europea decise di costruire dei terminal per importare gas naturale dal mercato globale, come ad esempio il TAP.

Dal 2009, poi, la situazione delle forniture di gas è cambiata a causa di ampie quantità di gas naturale liquefatto. Gli Stati Uniti sono diventati un grande esportatore di LNG, assieme al Mozambico e all’Australia. Anche il Qatar e l’Iran contano di raddoppiare la propria produzione di gas liquefatto entro la fine del decennio.

Nel giro di qualche anno la condizione del gas è cambiata da materia soggetta a possibili scarsità (e a problemi di forniture) a una risorsa abbondante e disponibile a prezzi di mercato. Di conseguenza il potere negoziale di chi deteneva il monopolio del combustibile ne esce fortemente ridimensionato. La Russia resta comunque il principale esportatore, assieme all’Algeria e alla Norvegia, ma il mercato globale ora è ben rifornito.

Tuttavia, il gas resta uno strumento geopolitico importante nelle mani di Putin. A dirlo, anche se in altri termini, è stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale ha parlato senza mezzi termini di “guerra energetica”. Si tratta di una delle tante forme di conflitto che pervadono il millennio, le cosiddette “guerre ibride” che possono toccare settori diversi da quello militare, come quello delle fonti di energia. Spesso l’elemento fondante di tale sistemi è il ricatto del taglio degli approvvigionamenti. Il North Stream 2 rappresenta un esempio di questo atteggiamento. Nonostante Putin lo descriva come una questione prettamente economico-commerciale, il suo scopo evidente è quello di aggirare l’Ucraina, i suoi costi e problemi di transito.

Il percorso dei gasdotti North Stream e North Stream 2 che collegano la Russia alla Germania (fonte immagine Eunews)

Non è solo l’Ucraina a pensarla così, a dire il vero. Ad opporsi con veemenza ci sono anche la Polonia e i Paesi baltici, cioè coloro che sono direttamente interessati al transito del gas russo attraverso i suoi territori. Questi Paesi temono di perdere le entrate derivanti dai diritti di transito a causa del collegamento diretto Mosca-Berlino stabilito dal North Stream 2.

Ovviamente tra i principali oppositori ci sono anche gli Stati Uniti che hanno definito il gasdotto come un cattivo affare per l’Europa, dato che non farebbe che incrementare l’influenza russa sul continente. A queste considerazioni di carattere geopolitico si sommano anche quelle di carattere geo-economico, derivanti dallo sfondamento del mercato operato dal gas liquefatto, di cui gli americani sono tra i principali esportatori. Washington spera ancora di poter entrare nel mercato unico con il proprio LNG ma, almeno per il momento, la competitività del gas russo non è in discussione a causa del suo prezzo ridotto.

La contrarietà americana al progetto si è realizzata mediante l’imposizione di numerose sanzioni, varate il 21 dicembre 2019, che hanno costretto la società svizzera Allseas a ritirarsi. L’anno dopo, il 3 dicembre 2020, le sanzioni sono state estese anche ai singoli individui coinvolti nel progetto. Trump ha tentato di irrompere nel processo di costruzione sanzionando la posatubi russa Fortuna. L’approdo di Biden alla Casa Bianca non ha cambiato di molto le carte in tavola. Gli americani restano contrari al progetto ma sono comunque consapevoli di non poter più intervenire con spregiudicatezza a lavori quasi ultimati. Di conseguenza si preparano ad affrontare la prossima sfida di questa guerra energetica.

Il North Stream 2 e la nuova “guerra fredda”

Per l’Unione Europea il dossier energetico resta uno dei più ambigui, un’eterna oscillazione tra aumento della diversificazione degli approvvigionamenti e la sussistenza di forti divergenze interne circa i rapporti con Mosca. Il collegamento diretto tra la Russia e Berlino ha incontrato le proteste dei Paesi dell’Europa dell’Est, mentre ad Occidente le voci dissidenti si sono fatte più distensive, nonostante l’afflusso diretto del gas verso la Germania preoccupi più per l’ulteriore avanzamento dell’egemonia tedesca nell’UE.

In questo senso, sono palpabili le preoccupazioni dei Paesi meridionali, come l’Italia e la Spagna, che vedono nel gasdotto l’ennesimo strumento per ribadire la leadership tedesca nel continente. Nonostante esistano queste riserve, soprattutto alla luce della sospensione del progetto gemello (il South Stream), la recente apertura del TAP ha favorito una leggera distensione da parte italiana.

Il problema però permane: come può l’Unione Europea affermasi come potenza indipendente se i singoli stati membri perseguono una politica di dipendenza energetica nei confronti dei rivali? A questo proposito la necessità del TAP e di altre fonti di approvvigionamento energetico rispondono alla precisa strategia di volersi staccare dalla Russia e di favorire un bilanciamento degli hub energetici che garantiscono la sicurezza europea.

Come con la Cina, i rapporti con la Russia, da parte dell’UE, sono stati caratterizzati da una perenne posizione oscillante tra la ferma condanna per le ripetute violazioni dei diritti umani e la dipendenza economica ed energetica. Dal canto suo, Mosca spinge per mettere in funzione un punto fermo della sua politica energetica. Gli americani, invece, premono affinché, dopo aver completato i lavori, il gasdotto non venga messo in funzione. Dietro le quinte poi, l’amministrazione Biden condanna fermamente l’ambiguità tedesca e sa che, per raggiungere il suo obiettivo, dovrà coinvolgere gli altri Paesi europei, fortemente scettici nei confronti di questo tiro mancino compiuto dalla Germania.

Una nuova guerra energetica è alle porte. Questa volta, però, non saranno gli americani a partire in vantaggio. La dipendenza dal gas russo è troppo forte per essere ridimensionata in tempi brevi. Inoltre, pare che alcuni stati, come la Germania, non abbiano alcuna intenzione, almeno quando si parla di affari, di dare seguito al proprio “spirito atlantico” – e anche europeo. Se il Sud Europa ha deciso di diversificare i propri approvvigionamenti, la decisione tedesca di legarsi ancor di più alla Russia resta inspiegabile da un punto di vista strategico e lungo termine. Ecco perché in molti considerano il North Stream 2 come il canto del cigno della gestione Merkel, e un problema di politica interna per il futuro, alla vigilia delle prossime elezioni generali in Germania.

Donatello D’Andrea

Classe 1997, lucano doc (non di Lucca), ha conseguito la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e frequenta la magistrale in Sistemi di Governo alla Sapienza di Roma. Appassionato di storia, politica e attualità, scrive articoli e cura rubriche per alcune testate italiane e internazionali.

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