Altro che Frida, la vera femminista era Artemisia Gentileschi
"Autoritratto come suonatrice di liuto" fonte: http://yellowgirls.it/artemisia-gentileschi/

Ostentare con zelo icone e simboli, storie proposte di continuo e sempre più svuotate della loro carica rivoluzionaria, alla mercé di una cultura di massa che svilisce e banalizza, privando così di spazio e voce narrazioni differenti, spesso taciute e per la medesima ragione ancor più potenti, cariche di quell’impeto capace di accendere gli animi e animarli nella lotta all’affermazione di sé stessi e della propria esistenza. Emerge allora la necessità e il bisogno di raccontare a gran voce certe storie, che spesso vagano negli archivi della memoria, ingiustamente private della responsabilità di dare ai posteri la spinta necessaria per cambiare le cose: la storia di Artemisia Gentileschi è una di quelle che vale la pena raccontare.
Mentre l’icona pop del femminismo odierno è senza dubbio Frida Khalo, divenuta ormai simbolo di un femminismo mainstream che si concentra molto più sulla diffusione compulsiva di immagini della pittrice messicana che nell’impegno concreto nella lotta sociale, la storia di Artemisia Gentileschi continua ancora a vagare nell’oblio.
Il volto di Frida è stato violato, ridotto a mera immagine da condividere sui social media per dimostrare di essere al passo con i tempi e apertamente schierati nelle rivendicazioni sociali. Tra le varie condivisioni su Facebook e la merce venduta con le stampe del volto di Frida con l’iconico monociglio non c’è traccia, però, di quello che la figlia della rivoluzione realmente rappresenta.
E se il femminismo è riappropriazione di uno spazio, quale modo migliore per dare nuova luce al femminismo moderno se non dando un po’ di tregua a Frida Khalo e narrando una storia a lungo celata come quella di Artemisia Gentileschi?

Chi è Artemisia Gentileschi

Altro che Frida, la vera femminista era Artemisia Gentileschi
“Susanna e i Vecchioni”
fonte: https://it.wikipedia.org/

Artemisia Gentileschi, pittrice italiana di scuola caravaggesca, è nata a Roma l’8 luglio 1593.
Figlia primogenita di Orazio Gentileschi e di Prudenzia Montone, è cresciuta sin da subito in un ambiente artistico per via della professione del padre, anche egli pittore. Trascorrere le giornate nella bottega paterna, circondata da artisti e opere d’arte, l’ha avvicinata molto presto alla sua vocazione di grande artista, tragicamente legata al suo crudele destino.
Le doti e capacità artistiche Artemisia Gentileschi non tardano a manifestarsi: all’età di diciassette anni le viene attribuita una prima versione di “Susanna e i Vecchioni” (1610). Quest’opera è ancora oggi oggetto di discussione per studiosi e critici d’arte: alcuni rievocano un aneddoto in cui lo stesso Orazio, per provare le doti della figlia, espone il quadro al pubblico; altri attribuiscono l’intera opera ad Orazio e giustificano la firma di Artemisia solo per una trovata promozionale; altri ancora, per via dell’emblematica vicenda biblica rappresentata, vedono in uno dei Vecchioni la personalità di Agostino Tassi e l’inizio dei suoi tormenti alla fanciulla.

Un evento drammatico – tanto quanto l’incidente che cambia per sempre la vita di Frida – vede coinvolta la giovane Artemisia Gentileschi e Agostino Tassi, artista e amico del padre, impegnato con lui in un progetto nel 1611. Agostino Tassi abusò di Artemisia nel maggio del 1611. Dopo l’accaduto, il Tassi, con la complicità di Tuzia, inquilina dei Gentileschi, continua ad avere rapporti con la giovane, persuadendola con le promesse di un futuro matrimonio per salvare il suo onore.
Dopo quasi un anno di promesse mancate e la scoperta di un precedente matrimonio di Tassi, solo nel febbraio del 1612 Orazio denunciò la violenza subita dalla figlia e il mese dopo cominciò il processo.
Fu un processo lungo e doloroso, dove la giovane artista, le sue parole e la sua condotta furono continuamente messe in discussione da false testimonianze e dicerie sul suo conto. Durante la deposizione Artemisia fu sottoposta alla tortura della sibilla, una pratica brutale che consisteva nel legare con delle cordicine le dita del testimone e tirare con forza in modo da indurlo a confessare la verità. A causa di una tortura di questo tipo, Artemisia avrebbe potuto perdere le dita per sempre, il che sarebbe stato una tragedia per un’artista il cui strumento necessario per la realizzazione delle proprie opere d’arte sono proprio le mani. Alla fine del processo Tassi fu accusato e condannato, ma ormai l’onore di Artemisia era rovinato per sempre, per questo due giorni dopo sposò il pittore Pierantonio Stiattesi con cui si trasferì a Firenze.
A Firenze non poté che mostrare in breve tempo tutto il suo valore nel mondo dell’arte. Nel 1616 entrò a far parte dell’Accademia di Arte del disegno di Firenze: fu la prima donna che col suo talento si guadagnava il posto accanto ai grandi artisti fiorentini. Entrò in contatto, inoltre, con altre personalità illustri del tempo come Cosimo II De Medici e Galileo Galilei. Successivamente Artemisia viaggiò molto: fu a Roma, Napoli, Londra e poi di nuovo a Napoli, dove morì nel 1653.

La produzione artistica

Altro che Frida, la vera femminista era Artemisia Gentileschi
“Giuditta che decapita Oloferne”
fonte:https://it.wikipedia.org/

Per quanto riguarda la sua produzione artistica, le opere di Artemisia Gentileschi spesso ritraggono eroine bibliche forti e determinate circondate da quell’aura di sacralità di chi rivendica il proprio diritto di essere al mondo.
Tra le sue opere più importanti rientra senza alcun dubbio “Giuditta che decapita Oloferne”, realizzata dopo il processo contro Tassi.
Se la grande capacità dell’artista è trasferire nell’opera d’arte frammenti della propria esistenza, l’osservatore attento non potrà far altro che accettare il peso e la tragicità di eventi e circostanze che l’hanno cambiata, evidenti in un’opera come questa. Perché se la vittoria nel processo contro Tassi è stata mera vittoria formale, con una tela di tale spessore Artemisia rivendica e si riappropria di se stessa. Quando il mondo reale non è abbastanza, è nel mondo dell’arte che ha la sua rivincita, rappresentando una delle vicende più tragiche della Bibbia, proiettandosi nella figura di Giuditta e appropriandosi di una giustizia spirituale per i numerosi soprusi subiti.
L’importanza di Artemisia Gentileschi è ormai riconosciuta nel mondo
artistico: per celebrare il suo genio sarà allestita una mostra monografica al National Gallery di Londra dal 3 ottobre 2020 fino al 24 gennaio 2021.
La mostra sarà composta da 30 opere selezionate da collezioni private di tutto il mondo: sarà un’occasione imperdibile per conoscere a fondo la produzione della grande pittrice.

La tragicità degli eventi e il suo genio artistico rendono Artemisia Gentileschi una delle pittrici italiane migliori di tutti i tempi: il suo coraggio e la sua forza incarnano alla perfezione gli ideali della lotta e delle rivendicazioni femministe, dimostrando che una donna ostacolata dal suo tempo e dalle circostanze può riuscire comunque a riscattare se stessa.
Accanto alla Frida autentica, non svilita, può dunque viaggiare anche Artemisia, emblema di potenza e libertà.

Giuseppina Pirozzi


Giuseppina Pirozzi
Se potessi, scriverei per sempre senza fermarmi neanche un istante. Ogni momento è perduto nel fluire continuo e incessante dell’esistenza, se non è cristallizzato dall’inchiostro alleato sul quel foglio innocente che accoglie le speranze e i sogni mancati, ed io forse ho perso un bel po’ di cose da quando son nata, ma la penna è la mia spada e il foglio è il mio scudo, insieme le mie battaglie le abbiam vinte tutte. Mi chiamo Giusy e ho 21 anni, amo la letteratura, la poesia, la primavera e i sorrisi degli sconosciuti che ti colorano le giornate un po’ grigie.

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