La saga Brexit prosegue, l'Unione Europea sculaccia il Regno unito
Credit: Ilpost

Il processo di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, noto col termine Brexit, continua a far parlare di sé. Londra viene infatti richiamata dall’Europa per una controversa legge che mette in discussione i punti chiave dell’accordo con Bruxelles. Il Regno Unito è ufficialmente uscito dall’Unione Europea lo scorso 31 gennaio, entrando in un periodo di transizione nel quale deve applicare il diritto comunitario e che durerà fino al prossimo 31 dicembre.

Nel già critico contesto europeo provocato dall’emergenza sanitaria, che non risparmia nemmeno Londra, il primo ottobre scorso la commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro il Regno Unito. Secondo l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen, l’Internal Market Bill, ovvero la legge sul mercato interno del Regno Unito il cui progetto è stato pubblicato il 9 settembre scorso, viola il protocollo incluso nell’accordo di recesso che regolamenta il transito delle merci tra Irlanda ed Irlanda del Nord. Bruxelles aveva inviato un ultimatum a Londra, in cui chiedeva di eliminare le parti problematiche entro la fine di settembre. Così non è stato, dunque la commissione ha trasmesso al governo inglese una lettera di costituzione in mora. Come si legge su Les Enfants  «la mossa ha segnato il primo passo in una “procedura di infrazione” con il governo britannico ora invitato a inviare le sue osservazioni entro il mese».

Nello specifico, la legge sul mercato interno incriminata violerebbe il diritto internazionale: secondo il compromesso raggiunto infatti, il Regno Unito avrebbe dovuto rispettare sul proprio territorio gli standard europei della disciplina della concorrenza. Inoltre, il riconoscimento reciproco e non discriminatorio proposto dalla legge in relazione al mercato tra Irlanda e Irlanda del Nord, potrebbe trasformarsi in pratiche di concorrenza sleale nei confronti dei 27 paesi dell’Unione Europea, che hanno standard più elevati da rispettare.

Il quadro che avvolge la Brexit è fragile e precario: non è stato ancora siglato alcun accordo commerciale con l’Unione, ed è chiaro che la procedura di infrazione potrebbe rimettere in discussione tutto. Violando gli accordi di recesso, il Regno Unito potrebbe incorrere in pesanti sanzioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE).

Inoltre l’Internal Market Bill, proprio perché mira a regolare la gestione del mercato del Regno Unito dopo l’uscita dall’Unione Europea, conferisce ai ministri inglesi il potere di disapplicare le disposizioni del patto relative all’Irlanda del Nord, non garantendo così il necessario accordo di libero scambio post Brexit. Un portavoce del governo inglese ha dichiarato che tali misure sono necessariamente state introdotte per «creare una rete di sicurezza legale per proteggere l’integrità del mercato interno del Regno Unito, garantire che i ministri possano sempre adempiere ai loro obblighi nei confronti dell’Irlanda del Nord e proteggere i progressi del processo di pace».

Il premier Johnson non ha intenzione di fare passi indietro; ha giustificato la legge in nome della protezione dei posti di lavoro, della crescita economica e della fluidità del mercato interno britannico. Ma persino tra le fila dei conservatori c’è scetticismo e divisione: l’ex Premier Theresa May ad esempio, ha criticato a suo tempo il disegno di legge, astenendosi nella votazione insieme ad altri 20 deputati. Mentre Crispin Blunt, deputato conservatore pro Brexit, ha cercato di riportare l’attenzione del governo sull’obiettivo principale: ottenere un accordo sul libero scambio, sostenendo che la lettera dall’Europa è solo «il primo passo verso l’escalation».

Per gli esperti però, anche se il contenzioso dovesse procedere fino ad arrivare alla Corte di Giustizia europea, il Regno Unito potrebbe passarla liscia. Secondo Michael Dougan, professore di diritto europeo presso l’Università di Liverpool, il problema potrebbe sorgere nel momento in cui il Regno Unito, continuando a fare orecchie da mercante, arrivi ad ignorare non solo l’accordo post Brexit ma anche qualsiasi decisione della Corte di Giustizia, la quale non potrebbe fare altro se non attuare sanzioni pecuniarie. «Potrebbe ricorrere principalmente a vie politiche e diplomatiche, come ad esempio fermare ogni ulteriore negoziato o cooperazione. Ma, naturalmente, la reputazione del Regno Unito nello scenario internazionale sprofonderebbe ancor più nel fango», prosegue Dougan. Se tutto dovesse saltare, si tornerebbe ad attuare le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, con un reinserimento delle tariffe su beni e servizi e, di conseguenza, lunghi ritardi alle frontiere.

Alcuni però sostengono che si tratti soltanto di una strategia politica tutta inglese per «chiamare il bluff» della Unione Europea. Johannes Ungerer, docente di diritto tedesco e comunitario a Oxford, dichiara che per l’Europa il miglior risultato sarebbe quello di ottenere una modifica o un ritiro della legge. Mentre per il Regno Unito questo potrebbe essere l’inizio di nuovi negoziati sulle future relazioni post- Brexit.

L’unica attuale certezza è che il governo Johnson ha un mese di tempo per rispondere all’Europa. Deciderà di proseguire con la linea dura o ammorbidirà la sua posizione? Da Johnson c’è da aspettarsi di tutto, ma deve essere consapevole che in questa partita si gioca la credibilità del Regno Unito.

Martina Guadalti

Martina Guadalti
Martina Guadalti, 25 anni, nata e cresciuta in un piccolo paesino della Maremma toscana: Magliano. Studentessa magistrale di Scienze Politiche presso l'università di Siena. Appassionata di storia e relazioni internazionali, si è laureata a Firenze presso la facoltà di scienze politiche "Cesare Alfieri" con una tesi sul Vietnam. Ama leggere e scrivere, viaggiare e conoscere, perché solo così si riesce a capire e sapere la verità. Collabora già con alcuni giornali locali, quali Maremma Magazine e Antiche Dogane, ma anche testate online quali Africa rivista, Geopolitica e Instoria.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui