L’acqua entra in Borsa: diritto universale o oggetto di speculazione?
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L’acqua è pronta per essere quotata in Borsa, grazie a una partnership tra il Gruppo CME e Nasdaq, diventando così una commodity, un bene primario come il petrolio che può essere soggetto al commercio internazionale, al rapporto tra domanda e offerta e forse alle speculazioni. Questo è quanto accade in California e nella Borsa di Wall Street.

Nel nostro prossimo futuro, i problemi legati alla scarsità di acqua dolce, tanto per uso personale quanto per l’agricoltura e l’industria, saranno la normalità. Secondo il WWF, da qui a cinque anni due terzi della popolazione mondiale potrebbe soffrire proprio a causa della mancanza di questa risorsa, già da tempo chiamata “oro blu”. Tenendo conto della cattiva gestione degli impianti, degli sprechi e dell’inquinamento, l’acqua dolce è poca, localizzata e spesso difficile da trasportare. Nel nostro futuro distopico e neanche troppo lontano, molti luoghi potrebbero dipendere dalla scarsa acqua proveniente dalle montagne e dagli altipiani per soddisfare il fabbisogno di tali aree molto popolose, e tutti noi potremmo essere coinvolti in una guerra per l’acqua.

Utilizzo di acqua pro capite in metri cubi nel 2015. Fonte: Our World in Data

Con la creazione del Nasdaq Veles California Water Index, il Gruppo CME e Nasdaq intendono aprire la strada alla realizzazione di futures legati all’acqua. I futures sono contratti particolari a termine standardizzato in cui le parti si impegnano a scambiare a un prezzo definito una certa attività o merce, appunto, nel futuro. Gli esempi più classici di future su una commodity riguardano beni come il grano, l’oro, il petrolio o il bestiame. Attraverso il Water Index, il prezzo dell’acqua verrebbe fissato nel tempo permettendo così, secondo la Vicepresidente esecutiva di Nasdaq Lauren Dillard, di «portare maggiore trasparenza rispetto alla gestione di importanti risorse naturali».

Nelle intenzioni di CME e Nasdaq, attraverso l’introduzione di questi futures sarebbe possibile guardare al prossimo futuro per coprire in anticipo eventuali rialzi del prezzo di questo bene prezioso, così come, ad esempio, pianificare in anticipo strategie di approvvigionamento per l’irrigazione dei campi tenendo conto delle fluttuazioni del costo dell’acqua. Stando a quanto dichiarato nei comunicati ufficiali del Gruppo CME, il Water Index fornirà i prezzi di riferimento dei diritti sull’acqua della California, i quali verranno poi utilizzati per definire i contratti future. Per chi fosse interessato, ogni contratto include 10 acro piedi d’acqua, ovvero la quantità necessaria per riempire 10 acri di terreno con un piede d’acqua in altezza (circa 12 mila metri cubi d’acqua di estensione per 30 cm d’acqua in altezza).

Non è difficile capire come mai questa iniziativa sia partita proprio dalla California, la quinta economia del mondo nonché maggiore mercato dell’agricoltura degli USA. In questo Stato, fortemente soggetto a siccità, incendi e alluvioni, il problema della gestione delle risorse idriche è particolarmente urgente e il suo mercato dell’acqua vale circa un miliardo di dollari. Secondo gli ultimi dati del governo americano, riferiti al 2015, la California è anche al primo posto tra gli Stati americani per il consumo di acqua, in buona parte usata per l’irrigazione dei campi (40%). Ogni anno, in California viene infatti irrigata una quantità di suolo pari a 31 milioni di campi da calcio con 30 centimetri d’acqua ciascuno. Poter avere a disposizione le proiezioni dei prezzi del mercato dell’acqua in Borsa può rivelarsi quindi di vitale importanza per un territorio così tanto strategico per l’economia americana, ma anche così tanto soggetto a condizioni ambientali sempre più critiche.

La California è lo Stato che consuma più acqua in USA, soprattutto per l’irrigazione. Fonte: USGS

Le proteste dei movimenti ambientalisti non si sono fatte attendere. Gruppi come Fridays for Future hanno evidenziato il pericolo inerente le speculazioni finanziarie a cui l’acqua andrebbe incontro una volta trattata al pari di altre merci in Borsa. Non sono però solo gli attivisti per l’ambiente ad avere delle perplessità su questo progetto. In una intervista rilasciata al Financial Times, il direttore esecutivo della ONG California Farm Water Coalition ha affermato che i futures sono strumenti più utili all’investimento che alla gestione delle risorse idriche. Nello stesso articolo, il Financial Times riporta le perplessità di altri studiosi ed operatori del settore, i quali non risparmiano critiche rispetto alla possibilità che un tale commercio speculativo possa causare un rialzo del costo dell’acqua per gli stessi californiani.

I contratti futures hanno debuttato nel quarto trimestre dell’anno appena conclusosi sulla piattaforma Globex. Se l’esperimento fatto da CME e Nasdaq, che per ora è riferito unicamente alle risorse idriche della California, avesse successo è possibile che venga esteso anche a livello internazionale. Occorre forse ricordare che tra gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, il punto 6.1 vuole garantire a tutti gli individui non solo l’accesso all’acqua, ma anche che questo avvenga in modo equo a un prezzo accessibile per tutta la popolazione mondiale. La possibilità di speculazioni in Borsa e l’accaparramento sono scenari da evitare per garantire la possibilità a tutti di godere di un diritto fondamentale dell’umanità.

Forme di gestione non etiche dell’acqua, volte all’arricchimento dei pochi piuttosto che alla preservazione di queste risorse, aggraverebbero solo una situazione già precaria, soprattutto là dove i diritti sono meno tutelati. La crisi idrica verso cui stiamo veleggiando non è oggetto di speculazioni, quanto piuttosto una limpida certezza, e il cambiamento climatico giocherà anche qui un ruolo da protagonista.

Carlotta Merlo

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