
La Legge di Bilancio ha tagliato i fondi per la cura dei DCA, i disturbi del comportamento alimentare. Il sussidio prevedeva 25 milioni di euro che sono spariti nel nulla. Ancora una volta, dunque, non viene riconosciuta la giusta importanza alla problematica che affligge sempre di più la popolazione, in special modo i giovani. Tuttavia, il presidente del consiglio Giorgia Meloni non ha esitato a definire i DCA delle “devianze giovanili”.
Ebbene, i DCA non sono devianze giovanili, sono anzi ad oggi la seconda causa di morte (per i giovani, soprattutto) dopo gli incidenti stradali. Infatti, i DCA prevedono differenti modalità che spesso diventano fatali, sono patologie riconosciute, da non sottovalutare. Ma a quanto pare, il governo li sottovaluta senza troppi scrupoli. Di DCA si muore, e a ricordarlo è la giornata del Fiocchetto Lilla, che ricorre ogni 15 marzo, da quando nello stesso giorno del 2011 perse la vita Giulia Tavilla a soli 17 anni a causa della bulimia (uno dei DCA, insieme ad anoressia, obesità, binge eating, purging disorder, night eating syndrome).
L’Italia tutta è consapevole dell’importanza dei fondi a sostegno della cura dei DCA, dunque il 19 gennaio si manifesterà nelle principali città italiane: Ancona, Bergamo, Bologna, Catania, Catanzaro, Crema, Cremona, Firenze, Genova, Grosseto, Lecce, Milano, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Perugia, Roma, Torino, Trieste, Udine, Verona e Vicenza. Una giornata di manifestazione organizzata da: Chiedimi Come Sto (UDU e Rete degli Studenti Medi), Fondazione Fiocchetto Lilla, Animenta DCA, Maruska Albertazzi e Silvia Persico.
Camilla Piredda, coordinatrice dell’Unione degli Universitari, spiega: “I DCA colpiscono oltre 4 milioni di italiani e causano 4000 morti ogni anno. I casi sono triplicati dopo il Covid-19, ma i posti per curarsi rimangono insufficienti e stanno persino diminuendo. Il taglio dei finanziamenti aggrava ulteriormente la situazione, con liste d’attesa che si allungano e interruzioni pericolose nei percorsi terapeutici: non possiamo permetterci che la situazione rimanga questa, siamo pronti a scendere in piazza in tutto il Paese”. É chiara, dunque, l’urgenza di risolvere la questione quanto prima, non è accettabile un totale menefreghismo riguardo il tema. Le persone affette da DCA aumentano sempre di più, l’ambiente e il sociale non aiutano, il governo nemmeno, gli aiuti diminuiscono sempre più, e sono in tanti a non potersi permettere un aiuto psicologico ne tantomeno ospedaliero.
Sono tanti anche le/gli influencer e personaggi famosi in generale che si espongono in prima linea per esprimere il proprio dissenso alla decisione del governo. Tra questi, Paola Turani afferma: “È follia. È inammissibile se si pensa che i DCA sono la prima causa di morte tra i giovani (escludendo gli incidenti stradali)”. È una follia il pensiero che il governo italiano non ascolti i giovani di questo paese e le proprie sofferenze.
Altrettanto utile è l’intervento di Ludovica Bizzaglia, l’attrice ha affermato: “Avevo 20 anni quando sono stata inghiottita da questo tremendo mostro. Io sono una privilegiata perché ho avuto una famiglia che si è presa cura di me, ma non tutti nascono con questa fortuna”. Una testimonianza che ha avuto riscontro positivo sui social dove l’attrice ha condiviso il commento, infatti molti utenti si sono sentiti capiti, ascoltati, si sono riconosciuti. Serve davvero poco ad allungare la mano verso il prossimo, ma il governo dimostra sempre più di non esserne capace.
I DCA non sono devianze, i DCA sono patologie che hanno bisogno di rilevanza, chi ne soffre necessita ascolto, aiuto, vicinanza. Possono essere sconfitti ma solo con l’aiuto e la comprensione. Ma naturalmente c’è anche bisogno di soldi per coloro che non hanno possibilità di pagare uno psicologo o le giuste cure ospedaliere.
I DCA e coloro che affrontano questa battaglia quotidianamente hanno bisogno di supporto e questa non può diventare una questione di classe sociale. Tutti e tutte dobbiamo lottare affinché queste patologie vadano diminuendo e affinché chi ne soffre guarisca, e soprattutto veda riconosciuti i propri diritti alla cura. Scendiamo in piazza e protestiamo per il riconoscimento di quanto è giusto.
Annamaria Biancardi

















































