Sterilizzazioni forzate, il discusso caso della California
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Il controllo esercitato dai governi sui corpi delle donne non passa “solamente” per l’aborto, diritto che continua ad essere osteggiato dai fronti più conservatori (come accaduto negli Stati Uniti con la recente abolizione da parte della Corte Suprema della sentenza Roe vs. Wade), dando vita ad una battaglia quotidiana contro ai numerosi ostacoli che ogni donna o ragazza incontra quando decide di interrompere una gravidanza. Se i movimenti pro-life contrari all’aborto considerano l’embrione un essere umano già dai primi momenti del suo sviluppo definendo l’aborto un “omicidio”, gli Stati che nel corso degli anni hanno applicato programmi di sterilizzazione forzata hanno deciso di mettere da parte la “vita” (e soprattutto la libertà delle donne) a favore di una “purificazione” della popolazione mondiale.

Impedire ai “punti deboli” della società di avere figli, in quest’ottica, avrebbe portato l’intera umanità ad un miglioramento a livello genetico. Di conseguenza a subire questo trattamento sono state persone appartenenti a gruppi sociali marginalizzati. In particolare sono state forzatamente sterilizzate donne affette da disabilità o patologie mentali – evitando in questo modo la diffusione di geni “difettosi”. Le teorie eugenetiche (che puntavano, per l’appunto, al perfezionamento genetico della popolazione) hanno trovato terreno fertile in diverse parti del mondo, grazie soprattutto ai programmi elaborati dal regime nazista.

Sterilizzazioni forzate, i programmi di eugenetica negli Stati Uniti

Gli Stati Uniti sono stati il primo Paese in cui l’eugenetica – e i programmi di sterilizzazione obbligatoria – è diventata una vera e propria disciplina controllata dallo Stato (ancor prima della Germania nazista). Oltre alle categorie menzionate precedentemente, i governi statunitensi hanno promosso la sterilizzazione forzata di persone epilettiche, sorde e cieche. Durante la cosiddetta era progressista (1890-1920), i sostenitori dell’eugenetica hanno pensato di ampliare la portata della loro teoria. Le sterilizzazioni forzate hanno iniziato ad essere concepite come lo strumento migliore per preservare il gruppo etnico dominante, a discapito di tutti gli altri. Così donne afroamericane e latinoamericane hanno iniziato ad essere sterilizzate contro la loro volontà (e spesso senza che ne fossero consapevoli). In un panorama fortemente influenzato dal razzismo, oltre alla sterilizzazione obbligatoria i programmi eugenetici comprendevano misure come il divieto dei matrimoni interrazziali e della “mescolanza etnica”.

Il movimento a favore dell’eugenetica ha portato avanti le ideologie legate alla segregazione razziale negli Stati Uniti e si è affermato come una nuova risposta ai crescenti movimenti migratori, guadagnandosi una notevole popolarità in ambito accademico. È stato sostenuto anche da diverse attiviste femministe, tra cui la scrittrice, infermiera ed educatrice sessuale Margaret Sanger. Quest’ultima ha avuto un ruolo fondamentale nella lotta per i diritti delle donne, affermandosi come una pioniera in tema di contraccezione. Responsabile della diffusione del termine “controllo delle nascite”, è stata lei ad aprire la prima clinica specializzata negli Stati Uniti, attirando subito le antipatie dei movimenti pro-life. Sanger ha supportato i programmi statunitensi di eugenetica, nella convinzione che la contraccezione fosse il metodo principale per far sì che nessun bambino dovesse nascere in una famiglia considerata inadatta.

Per questo motivo si è dedicata personalmente alla causa: ha scoraggiato diverse coppie decise a mettere su famiglia ma che si pensava rischiassero di trasmettere difetti genetici o malattie mentali ai figli. Benché fosse a favore dei programmi eugenetici, Sanger era fermamente convinta che le donne fossero le uniche a decidere se affrontare o meno una gravidanza e non lo Stato. Con le sterilizzazioni forzate, al contrario, le donne non avevano scelta. In molti casi, inoltre, venivano sottoposte alla terribile procedura a loro insaputa. Angela Davis, attivista afroamericana nota per aver militato nel Black Panther Party ed essere stata una delle principali esponenti del Partito Comunista degli Stati Uniti, ha denunciato i trattamenti subiti dalle donne nere e latino americane per anni senza risparmiare Sanger, accusandola di aver tentato di ridurre la popolazione afroamericana.

Nel 1907 l’Indiana è stata la prima a rendere le sterilizzazioni obbligatorie una legge. Due anni più tardi California e Washington le hanno fatto seguito. Successivamente all’emanazione della sentenza Buck vs. Bell la pratica è diventata sempre più popolare. È stato necessario aspettare la fine della Seconda Guerra Mondiale per avere una presa di coscienza dell’opinione pubblica: l’eugenetica e i programmi di sterilizzazione hanno iniziato ad essere visti per ciò che sono realmente, ovvero pratiche disumane, e negli anni sono state condannate a livello internazionale. Tra tutti, il programma eugenetico della California è stato quello di maggiore portata. Secondo le stime, sono state sterilizzate circa 20 mila donne all’anno, con un’età media di 17 anni, dal 1909 ai primi anni ’60. La legge è stata definitivamente abrogata nel 1979.

Il caso della California e il programma di riparazione

La California ha effettuato più sterilizzazioni forzate di qualsiasi altro Stato americano, portando a compimento oltre un terzo delle operazioni eseguite in tutti gli Stati Uniti. Lo Stato si è addirittura guadagnato la stima del governo di Hitler, che lo ha preso come punto di riferimento per provare che i programmi di eugenetica potevano essere seguiti su larga scala. L’abrogazione della legge sulle sterilizzazioni non ha portato, in ogni caso, alla loro totale scomparsa. La California ha continuato a praticare questo orribile trattamento nei confronti delle carcerate. Tra il 2005 e il 2013, circa 144 donne sono state sterilizzate per volere del personale e dei medici, i quali hanno potuto contare sui fondi statali, tramite legatura delle tube. I responsabili hanno giustificato le loro azioni spiegando che l’unico obiettivo era ottenere una maggiore “giustizia sociale”, penalizzando le donne considerate inadatte alla procreazione. Solamente nel 2014 il Governo ha vietato le sterilizzazioni nei carceri, a meno che non si tratti di casi che mettono a rischio la salute pubblica.

In tempi recenti diversi Stati si sono scusati pubblicamente per i maltrattamenti subiti dalle vittime dei programmi di sterilizzazione obbligatoria. Il North Carolina, per esempio, nel 2011 ha promosso un programma di risarcimento con lo stanziamento, a partire dal 2015, di 10 milioni di dollari destinati ad un totale di 7.600 donne. La California da parte sua all’inizio dello scorso anno ha annunciato il lancio del suo Forced or Involuntary Sterilization Compensation Program, gestito dalla California Victim Compensation Board. Il programma – che prevede la distribuzione di 4,5 milioni di dollari tra le vittime “idonee” – è iniziato proprio quest’anno e scadrà il 31 dicembre.

L’iniziativa ha aperto nuovamente il dibattito intorno al tema della sterilizzazione forzata. Le vittime ancora in vita (soprattutto donne afroamericane) avranno diritto ad una riparazione di 15 mila dollari. In base alle fonti sono almeno 600 le sopravvissute che non hanno potuto avere figli per via delle sterilizzazioni obbligatorie. Delle 310 domande presentate, solamente 51 sono state approvate per il momento, mentre l’opinione pubblica esprime il suo dissenso nei confronti del risarcimento: secondo il governo, un risarcimento di 15 mila dollari – destinati a vittime che sono state violate a loro insaputa e costrette a vivere un trauma per il resto della sua vita – per molti non sarebbe “abbastanza”. Soprattutto se si pensa che oggi, in diversi Stati americani, le donne che vorrebbero abortire rischiano di andare incontro a sanzioni molto più pesanti. La California, infine, è solamente il terzo Stato ad aver approvato il programma di riparazioni (insieme a North Carolina e Virginia), quando negli Stati Uniti più di 65 mila persone sono state sterilizzate contro la loro volontà dal 1930 al 1970.

Cindy Delfini

Classe '97, Milano. Studio scienze Politiche, Economiche e Sociali, con un forte interesse verso i diritti civili. Sono appassionata di arte nelle sue diverse forme di espressione: musica, danza, cinema, serie TV, letteratura.

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