Shel Shapiro, mille modi di essere immortale
Fonte: shelshapiro.com

Londinese di nascita, italiano in grande parte per il suo sentirsi tale. Si può tranquillamente affermare che Shel Shapiro, artista a 360°, sia un patrimonio vivente del repertorio culturale nostrano. L’ex leader dei The Rokes è paragonabile ad un fiume dalla forza inesorabile che, non cessando mai di scorrere, traccia tragitti sempre nuovi: benché di decadi ne siano passate dalle sue prime apparizioni con lo storico complesso musicale di cui fece parte, continua ancora ad essere produttore e musicista, è all’opera su noti palcoscenici d’Italia con spettacoli musicali e teatrali e ha all’attivo ben due pubblicazioni editoriali.

In un contesto in cui un’intera generazione, spinta dai conflitti sociali in essere, chiedeva a gran voce quel cambiamento in grado di dare una forte scossa ad una società paternalista, democristiana e totalmente sorda alle nuove spinte moderniste, la contestazione giovanile non potè che trovare nella musica e nello spettacolo degli ottimi canali al suo passaggio: a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, la canzone italiana, ricalcando gli stilemi musicali ed estetici della “Swinging London” e mutuandoli ad una certa forma di ribellisimo nostrano, si modificò bruscamente, cessò di essere figlia del buoncostume.

Con l’arrivo in Italia dei The Rokes, che col nome Shel Carson Combo avevano una più che discreta fama oltremanica, prese il via l’ondata Beat all’interno dei confini nazionali. Dal loro primo 45 giri del 1964 in poi fu un crescendo di successi, il che li portò ad essere definiti dalla stampa i “Beatles italiani”: “Che colpa abbiamo noi”, “È la pioggia che va” e “Bisogna saper perdere” segnarono un’epoca, mostrando la strada maestra tra ingenuità e mistificazioni, inevitabili all’inizio di ogni nuovo percorso che si rispetti.

Per saperne di più sulla storia dei The Rokes e per conoscere alcuni aneddoti sulla sua lunga carriera musicale, abbiamo contattato Shel Shapiro rivolgendogli alcune domande, alle quali ha risposto con grande disponibilità.

Signor Shapiro, che cos’è che alla sua età le dà la forza di andare avanti ed esprimersi senza porsi limiti?

«La paura di stare fermi. La mia vita è sempre stata molto movimentata: è così che mi è piaciuta, finché ne ho le forze voglio che continui ad essere tale. Non sento ancora di avere l’età in cui posso fermarmi. Mi piace avere dei progetti, delle idee, qualcosa che mi spinga a migliorarmi e a mettermi sempre in gioco. Magari non va tutto a buon fine; il segreto è tentare, anche se spesso i dubbi e le paure ostacolano. Per ora niente mi ferma perché ho troppa voglia di fare; poi un giorno prenderò una bella sedia, mi ci siederò sopra e arrivederci a tutti.»

Qual è il principale messaggio che vuole trasmettere?

«Uno solo: il rifiuto totale della banalità. La vita di Shel Shapiro non può essere banale, sarebbe troppo noiosa e poco edificante. Mi accorgo, purtroppo, che oggi è un messaggio che non recepiscono in molti: le nostre esistenze stanno divenendo monotone. Uno dei principali motivi del triste fenomeno è che, negli ultimi venticinque anni, la tecnologia ha preso il posto della fantasia. Una volta ci si spremeva al 110% per cercare di cavar fuori un pensiero, oggi ci sono Internet, i telefoni, i computer. Tutto è già fatto, non occorre mettersi in gioco. Nonostante in certi frangenti il web possa apparire utile alla nostra causa, l’avere tutto a portata di mano sta impoverendo il nostro cervello rendendoci intellettualmente apatici.»

Lei non è solo un cantante: si esibisce in tanti modi. Detto ciò, qual è la forma d’espressione che predilige e/o quella nella quale riesce meglio, Shel Shapiro?

«Prediligo tutto quello che sto facendo attualmente, altrimenti non lo farei. Mi piace molto essere artista a tutto tondo: cerco sempre di dare il massimo in quello che faccio, ad ogni circostanza. Ogni mia attività è come un bimbo che coccolo, porto a letto e al quale do la buonanotte. C’è da dire che ho avuto la fortuna di essere circondato da grandi professionisti – ci tengo a ringraziarli tutti per il lavoro svolto -, i quali mi hanno dato una grossa mano: su di loro ho potuto fare particolare affidamento.»

Io sono immortale”, titolo dell’ultimo libro firmato Shel Shapiro, vuol dire crederci e buttarsi ciecamente in quello che si fa?

«Non solo. Essere immortale significa per me anche essere in grado di segnare la vita di qualcuno: se esiste chi ti porta nel cuore, allora puoi dire di essere immortale. Il fatto di non temere la morte, il continuare a creare ti rende immortale. Così come in molteplici modi si può essere artista, in molteplici modi si può essere immortali.»

Vincenzo Nicoletti

Vincenzo Nicoletti, classe '94. Cilentano d'origine, bresciano d'adozione. Oltre che per la scrittura, coltivo una smodata passione per i viaggi e per lo stare all'aria aperta. Divoratore onnivoro di libri e assiduo ascoltatore di musica sin dalla più tenera età.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui