Portici Bologna UNESCO
Fonte immagine di copertina: https://www.dire.it/23-07-2019/355779-video-i-portici-di-bologna-patrimonio-unesco-il-dossier-e-pronto-pupi-avati-serve-restauro-anti-graffiti/

I Portici di Bologna sono ufficialmente candidati al Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO a partire dal giorno 21 gennaio 2019. In tale data la richiesta è infatti finalmente giunta al Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, in riunione presso la sede del Ministero dei Beni Culturali. Una risposta si avrà ufficialmente solo tra un anno e riguarderà nello specifico dodici elementi dei sessantadue chilometri che ricoprono i Portici tra il centro e la periferia di Bologna.

L’iter per la candidatura dei portici di Bologna è iniziato nel marzo del 2018, tramite la stesura di un apposito dossier inviato al MiBACT che è stato valutato e poi approvato in autunno. Il documento è stato poi girato all’UNESCO che ha sin da subito reagito positivamente alla proposta.  

Franco Bernabè, presidente della Commissione Nazionale UNESCO per l’Italia, ha dichiarato: «La presentazione della candidatura de I Portici di Bologna alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO per il ciclo 2020-2021, approvata dal Consiglio Direttivo della Commissione rappresenta la conclusione di un lavoro corale tra società civile e amministratori locali. La proposta all’UNESCO mette in evidenza il valore universale del portico come elemento architettonico, culturale e identitario».

Perché Bologna è conosciuta come la città dei portici?


Tutto nasce nel Medioevo, quando i proprietari della maggior parte delle abitazioni bolognesi iniziarono a sentire l’esigenza di ampliare le loro proprietà. La decisione fu presa anche per risolvere i problemi d’alloggio dell’accresciuta popolazione (per via dell’Università e delle immigrazioni del contado) mediante il sistema degli avancorpi appoggiati alle facciate delle case come nuovi alloggi sospesi che lasciavano aperto il transito delle strade e, insieme, permettevano di custodire la gente dentro le mura. Eccezion fatta per coloro che, esagerando, causarono vari crolli. Queste costruzioni ebbero il benestare del Comune di Bologna che nel 1250 emanò regole di realizzazione e di manutenzione delle case con dei portici. Si predisponeva un piano architettonico basato su una composizione ordinata per la quale ogni portico doveva essere abbastanza alto da permettere il passaggio di un di un uomo a cavallo e abbastanza largo affinché i banchi degli artigiani e dei venditori non impedissero il passaggio agli altri.

Man mano queste costruzioni aumentarono e delinearono un vero perimetro, tanto da diventare riparo e quindi luogo scelto per vari affari pubblici (sede per commercianti, artigiani e mendicanti). Dal Seicento al Settecento infatti, la città vide la fioritura delle industrie della seta e della canapa, importanti per il commercio in Europa, e quindi tentò di espandersi nel territorio mediante la bonifica. Come un segno di questa espansione, si investì ancora su vie porticate che fecero capo ad edifici religiosi, come ad esempio il portico degli Alemanni del 1619 che si compone di 167 archi per 650 metri e congiungeva Porta Maggiore al Santuario di S. Maria Lacrimosa (oggi conosciuta come la chiesa parrocchiale di S.Maria degli Alemanni).

Con il passar del tempo, i Portici di Bologna diventano pieno elemento distintivo della città, tanto da spingere, per la costruzione di nuove abitazioni, a continuare la riproduzione di edifici così strutturati. Proprio per questa identità artistica che i bolognesi avvertono in modo tanto sentito, sembra venir da sé la proposta alla candidatura all’UNESCO.

Per questa portata dell’immensa tradizione architettonica e storica, il ministro Dario Franceschini dichiara che si tratta di «una bella notizia per Bologna e per l’Italia. I portici sono straordinari e unici e sono sicuro che con la loro bellezza conquisteranno il mondo. [..] La candidatura all’UNESCO è motivo di orgoglio anche perché è nata grazie a una forte sinergia tra le istituzioni e la società civile ed è sentita e sostenuta da tutta la comunità bolognese».

Alessia Sicuro

Condividi
Articolo precedenteCosì il capitalismo della sorveglianza ha annientato la lotta di classe
Articolo successivoFridays For Future avverte: il PNIEC del Governo è una farsa
Avatar
Laureata in lettere moderne e laureanda alla facoltà di filologia moderna dell'università Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here