A pochi mesi dal voto regionale in Sassonia-Anhalt, convocato per il 6 settembre, il panorama politico tedesco registra un nuovo scossone. Secondo le più recenti rilevazioni demoscopiche, Alternative für Deutschland continua a rafforzare il proprio consenso e si conferma nettamente il primo partito del Land. Il sondaggio, realizzato dall’istituto Infratest dimap e pubblicato il 7 maggio, assegna alla formazione guidata da Alice Weidel e Tino Chrupalla il 41% delle preferenze. AfD si conferma inoltre primo partito anche a livello nazionale, con il 26% delle intenzioni di voto.
Il governo federale guidato da Friedrich Merz, invece, a un anno dal suo insediamento, vive una crisi di popolarità senza precedenti: il tasso di gradimento dell’esecutivo è precipitato all’11%, con ben l’87% degli intervistati che ne giudica negativamente l’operato. La Sassonia-Anhalt (Land dell’ex Germania Est di 2,2 milioni di abitanti) è una regione in cui l’estrema destra ha sempre goduto di un forte radicamento. Tuttavia, la prospettiva che possa governare da sola rappresenta un colpo durissimo per i partiti tradizionali.
Per i socialdemocratici e i democristiani il quadro locale è drammatico. In Sassonia-Anhalt la Cdu è calata al 26% dei consensi, mentre la Spd precipita addirittura al 7%, finendo dietro anche alla Linke, ferma al 12%. Nessun’altra forza politica sembra in grado di superare la soglia di sbarramento del 5%. Di conseguenza, per un paradosso matematico, il 41% stimato per l’AfD potrebbe tradursi in una maggioranza assoluta di seggi, uno scenario che vanificherebbe il veto politico con cui gli altri partiti hanno finora escluso l’estrema destra dal governo.
Percentuale di voti del partito AfD nelle elezioni statali Sassonia-Anhalt del 2021 (fonte: Wikimedia Commons)
Lo spettro del Parteiverbot e cosa rischia l’AfD
In un contesto politico segnato da tensioni economiche, dibattiti sull’immigrazione e sfiducia verso i partiti tradizionali, l’AfD consolida i consensi proprio mentre si trova nel mirino delle istituzioni di garanzia. L’Ufficio regionale per la protezione della Costituzione ha infatti già classificato la sezione locale del partito come un’organizzazione estremista. Una pressione giuridica che è culminata, a livello federale, nella decisione dell’intelligence interna (BfV) di dichiarare l’intero partito come “organizzazione di estrema destra confermata”. Da quel momento, nel dibattito politico e nell’opinione pubblica tedesca si è tornati a discutere della possibilità di un Parteiverbot, ossia della messa al bando del partito.
Il Parteiverbot (“divieto di partito”) è uno strumento giuridico previsto dall’ordinamento tedesco che consente lo scioglimento di formazioni politiche ritenute anticostituzionali e ostili all’ordine democratico. Disciplinato dagli articoli 9 e 21 della Legge Fondamentale (Grundgesetz), rappresenta uno dei cardini della cosiddetta “democrazia protetta” tedesca: la decisione è affidata alla Corte costituzionale federale e ha l’obiettivo di impedire che soggetti politici utilizzino gli strumenti democratici per distruggere la stessa democrazia. Finora, tuttavia, il governo federale non ha avviato alcuna procedura ufficiale contro AfD, anche per il timore che un eventuale fallimento davanti alla Corte costituzionale possa finire per rafforzare ulteriormente il partito sul piano politico ed elettorale.
Le elezioni regionali di settembre potrebbero dunque trasformarsi in un test cruciale per gli equilibri politici tedeschi e per la capacità dei partiti tradizionali di arginare l’avanzata dell’estrema destra.
Gabriele Bartolini
















































