camminare in libertà
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Sarah Everard aveva solo 33 anni quando lo scorso 3 marzo è stata rapita e uccisa. L’ennesimo caso di femminicidio di cui si legge sui giornali e si sente ai notiziari in tv. Purtroppo, una normalità che non dovrebbe esistere. Anche nella notte le donne vogliono camminare in libertà.

Sarah Everard si era recata a casa di amici nel quartiere Chapham nella parte sud di Londra. Intorno alle 21 esce per dirigersi verso casa, avvisando il fidanzato con una telefonata. Dopo aver attraversato il parco di Clapham Common, le sue tracce si perdono. La famiglia lancia l’allarme e solo una settimana dopo, il 9 marzo, riceve la notizia del ritrovamento del corpo in un bosco nell’area di Kent. Il presunto rapitore e omicida viene arrestato: si tratta di Wayne Couzens, poliziotto della Polizia Metropolitana di Londra (MET). Era già stato denunciato poche settimane prima per atti osceni in un fast food.

A seguito della vicenda, alle donne della zona viene chiesto di fare attenzione. Il capo della Polizia Metropolitana di Londra Cressida Dick ha riconosciuto che le donne potrebbero aver paura adesso, ma il rapimento per strada è stato un evento «incredibilmente raro». Sui social, allora, si accende l’hashtag #ReclaimTheNight (reclamiamo la notte) dove, insieme all’hashtag #SarahEverard, le donne raccontano episodi di limitazioni della propria libertà di movimento in cui sono state vittime di catcalling, aggressioni, minacce tra le strade delle loro città.

Nel parco di Clapham Common, sabato 13 marzo, è stato organizzato dal movimento femminista Reclaim These Street (reclamiamo queste strade) una veglia in commemorazione per Sarah Everard. Quando il numero di persone ha iniziato ad aumentare, la polizia è intervenuta spintonando e buttando a terra i partecipanti per disperdere la folla. Quattro donne sono state fermate e tante altre multate. Il vicecapo di Scotland Yard Helen Ball ha dichiarato che la polizia è stata costretta ad intervenire, seppur con la forza, per proteggere la sicurezza delle persone partecipi alla protesta, le quali non stavano rispettando la distanza di sicurezza come indicato dalle norme anti Covid-19 vigenti nel paese.

L’evento ha portato all’indignazione generale, dove la violenza della polizia è stata esagerata rispetto alle azioni di protesta pacifica in corso per rivendicare il diritto delle donne di riprendersi le strade e camminare in libertà. Numerose sono state le proteste successive a questa vicenda: domenica 14 marzo, più di mille persone si sono riunite davanti alla sede della polizia di New Scotland Yard a Londra, per poi marciare fino alle porte del Parlamento.

Dopo una serie di discorsi fatti nella Piazza del Parlamento, il momento più catartico è stata la lettura dei nomi delle vittime di femminicidio, delle donne uccise nelle carceri, dove sono stati coinvolti agenti di polizia. Infine, la celebrazione ha dedicato un minuto di silenzio a Sarah Everard. Un vortice di risentimento rivolto anche alla legge – Police Crime, Sentencing and Courts Bill – che potrebbe portare all’ampliamento dei poteri della polizia

Fin dalla tenera età, si insegna alle donne come stare attente: come vestirsi, come muoversi, come comportarsi affinché possano suscitare ammirazione senza correre il rischio di essere maltrattate. Dinanzi a casi di femminicidio o molestie, la prima domanda che la collettività si pone è «chissà cosa avrà fatto per farlo reagire così». Nella società patriarcale non si prende in considerazione la libertà di azione e di movimento che dovrebbe spettare a chiunque; indirettamente, si colpevolizza la vittima. Ciò che le donne vogliono è camminare in libertà.

Non sempre le vittime ricevono giustizia, mentre si viene private della possibilità di girare per strada con serenità. Le donne finiscono per essere rinchiuse dalla paura di una possibile violenza, che non le lascerà vivere, mentre l’assalitore circolerà tranquillo convinto che ciò che ha fatto non è sbagliato.

Gaia Russo

Greenpeace

Eterna bambina con la sindrome di Peter Pan. Amante dei viaggi, della natura, della lettura, della musica, dell'arte, delle serie tv e del cinema. Mi piace scoprire cose nuove, mi piace parlare con gli altri per sapere le loro storie ed opinioni, mi piace osservare e pensare. Studio lingue e letterature inglese e cinese all'università di Napoli "L'Orientale".

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