Caparezza Italia Canzoni

“Sono politico, che c’è di strano? Ho il nome di Santoro, il cognome di Gaetano”
Così canta Michele Salvemini, alias Caparezza, in una sua canzone il cui ritornello recita: “Caparezza non mi piace perché è troppo politico”. Ed in effetti, l’artista che si autodefinisce “Meridionale come la Questione” non ha mai fatto mistero di aver voluto trasmettere, nelle proprie canzoni, anche un messaggio sociale riguardo all’Italia di oggi.

Ma cosa pensa Caparezza di questa Italia? Andiamolo a scoprire analizzando i testi delle sue canzoni.

  • Il no al razzismo 

Tanti sono i brani a favore dell’integrazione tra etnie e culture diverse; contenute principalmente nel secondo album, “Verità Supposte”, del 2003. Possiamo ricordare ad esempio le canzoni “Nessuna razza” e “Il secondo secondo me”, ma fra tutte spicca soprattutto uno dei principali successi commerciali del cantautore pugliese, ovvero “Vengo dalla Luna”. È la storia di un immigrato che arriva però da un territorio un po’ speciale, che non fa parte di questo pianeta: “Io non provengo da nazione alcuna / Io, sì, io vengo dalla luna”.

Ma la storia del “migrante lunare” potrebbe in tutto e per tutto ricalcare le difficoltà che incontrano oggi i migranti che arrivano in Italia dalla sponda a sud del Mediterraneo: la “paura per una cultura diversa”, le minacce (“torna al tuo paese, sei diverso!”), e le accuse che oggi, a distanza di 15 anni, si ripetono pressoché uguali (“ce l’hai con me perché ti fotto il lavoro”). E quindi la condivisione dello stesso, triste, destino: “Non è stato facile per me trovarmi qui / Ospite inatteso, peso indesiderato, arreso”.

  • L’opposizione alla Lega…

Il cantautore pugliese in passato non ha certo usato parole dolci neanche per i due partiti attualmente al governo, la Lega e il Movimento 5 Stelle.

Al partito di Salvini, ai tempi in cui c’era ancora la Lega Nord di stampo secessionista e anti-meridionale, Caparezza dedicò addirittura una canzone nel suo terzo album, “Habemus Capa” del 2006. “Inno Verdano” è la storia di leghista un po’ particolare: infatti, egli stesso ammette “Anche se sono del Gargano / sogno di diventare verdano”, facendo da precursore alla svolta verso meridione della Lega-non-più-Nord. Una parte della canzone recita perfino, scimmiottando l’inno padano: “Espelli il negron, inforca il terron”: Caparezza aveva previsto anche l’attuale caccia all’africano?

Un attacco arriva anche nella più recente “Avrai ragione tu”, nell’album Museica del 2014. Un verso recita: “Magari chiedo scusa ai leghisti / Magari scrivo a caratteri cubitali / ‘Voglio la Padania libera via dall’Europa / Per il gusto di chiamarvi extracomunitari'”. Un sogno che, viste le simpatie No Euro della Lega e il sentimento secessionista mai completamente represso, potrebbe rivelarsi non troppo difficile da immaginare in futuro.

  • …e al Movimento Cinque Stelle

Al Movimento Cinque Stelle invece, sembra dedicata la canzone “Io diventerò qualcuno” dall’album “Le dimensioni del mio caos” del 2008. “Io non sono di destra né di sinistra, sono un uomo qualunque / E lo stato è demagogo, nel sistema bipolare non mi ci ritrovo” canta Caparezza, riferendosi al Fronte dell’Uomo Qualunque di Giuseppe Giannini che discreto successo elettorale ebbe nell’Italia del secondo dopoguerra. Ma quando aggiunge, poi: “Vivo decenni dopo nello stesso clima / Che su questo fuoco getta più benzina”, la canzone sembra anticipare la rivolta anti-sistema del Movimento 5 Stelle, a cui tuttavia non può riferirsi direttamente visto che nascerà come soggetto politico solo l’anno dopo.

Lo dimostra anche il ritornello: “Io diventerò qualcuno / Non studierò, non leggerò, a tutti voi dirò di no”, che calza bene con il partito che finora, tra opposizione e governo, ha detto più No di quanti provvedimenti abbia effettivamente realizzato. E il cui leader ha dichiarato: “Sono ancora senza laurea per non approfittare del mio ruolo”. Cosa gli abbia impedito di dare l’esame di diritto costituzionale prima di entrare in Parlamento, resta un mistero facilmente risolvibile.

Caparezza lancia l’attacco anche alla “democrazia digitale”: “Devo aspettare di perdere il mio diritto di voto / Per guadagnare il diritto alla nomination?”, per poi chiedersi: “E siamo tutti nelle mani di chi? / Di questi che per diventare qualcuno cambiano nick?”. A quanto pare sì, visto che ancora una volta il brano si rivela profetico e annuncia: “Il Fronte dell’Uomo Qualcuno è il primo partito di questo paese. Grazie e arrivederci”.

  • “Non siete Stato voi” e “Eroe”: le due facce della medaglia

La rabbia di Caparezza si sfoga, in generale, contro tutti gli abusi di potere e i soprusi esercitati dai più forti. E lo dimostra la canzone “Non siete Stato voi”, che gioca volontariamente sulla parola “Stato” per ribadire l’inadeguatezza dei vertici del paese.

L’intero testo meriterebbe citazione per la rabbia e la durezza degli attacchi al potere; ne citiamo qui solo qualche passaggio:

“Non siete Stato voi che brucereste come streghe
Gli immigrati salvo venerare quello nella grotta
Non siete Stato voi col busto del duce sugli scrittoi
E la costituzione sotto i piedi (…)
Non siete Stato voi che brindate con il sangue
Di chi tenta di far luce sulle vostre vite oscure (…)
Non siete Stato voi che trattate chi vi critica
Come un randagio a cui tagliare le corde vocali”

Di contro però, Caparezza ha ben chiaro da che parte schierarsi: dalla parte di quelli che lottano per sopravvivere nonostante i torti, lavorando e spaccandosi la schiena per mantenere le famiglie. E lo dimostra chiaramente in una delle sue canzoni più belle, “Eroe (Storia di Luigi delle bicocche)” altrettanto schiumosa di rabbia, ma stavolta indirizzata e veicolata in maniera positiva. Anche qui, qualche assaggio del testo:

“Sono un eroe, perché lotto tutte le ore
Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari
Dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere
Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere
Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere”

Eccola, per chiudere, la visione dell’Italia di Caparezza che emerge da queste due canzoni così diverse: un paese pieno di contraddizioni e storture, perfino nelle istituzioni che i cittadini dovrebbero tutelarli e che invece spesso vengono da esse truffati. Ma anche un paese ricco di materiale artistico e di capitale umano, fatto di persone che nonostante tutte le ambiguità non si arrendono e vanno avanti.
Come dei veri eroi.

Simone Martuscelli

8 Commenti

  1. Tutto bello l’articolo , Salvo che per i riferimenti ai pentastellati in quanto la canzone”io diventerò qualcuno” è uscita nel 2008 quindi almeno quattro cinque anni prima della Fondazione del movimento 5 Stelle non voglio fare il pentastellato ma sono non un fan , ma un “hooligan” di Caparezza ! …. E ti dirò di più un tempo (penso) che era d’accordo con Grillo ,quando faceva solo il comico satirico e si beccava querele a destra e sinistra , e lo si evince dalla canzone “insetti del podere ” quando ad un verso recita : ” .. e i Grilli lucidi cantanti di idilli ammutoliti da insetticidi eppuranti..’

    Per il resto l’articolo è impeccabile!! Complimenti!

    • Ciao Marco!
      Vero, il Movimento Cinque Stelle nasce nel 2009 ma il Vaffa-Day è del 2007, quindi quando Caparezza dice che “questo sfogo non mi è nuovo probabilmente si riferisce a quell’evento. Poi ovviamente è vero, come dico anche nell’articolo, che Caparezza non cita mai direttamente il Movimento 5 Stelle; e infatti è una mia libera interpretazione quella di accostare quella canzone a quel movimento, visto che tra le due cose ho notato molte similitudini.
      Per il resto, grazie mille per i complimenti! 🙂

  2. …. Troppo successo, troppi soldi, troppa gente a cui dire grazie…….. Anche caparezza ahime’ oramai e’ uno dei tanti ci manca solo di vederlo al posto di Manuel agnelli a x_factor tra un paio di anni….

    • Non ho capito, quindi secondo te un cantante, per essere valido, dovrebbe essere semisconosciuto? Io al contrario ringrazio il cielo che Caparezza abbia ricevuto la fama che si merita, perché così può far giungere i suoi profondi e giusti messaggi ad un numero maggiore di persone. Ma una cosa è certa: non sarà MAI uno dei tanti, perché ha uno stile ineguagliabile.

  3. È ancora (ahimè)piu profetico quando nel brano la grande opera se ne esce con “questi puntano a ponti da tremile metri e rotti, buoni come i soffitti tenuti con i cerotti”.

    • “Ora fa il superiore con licenza media / Fissato per la moneta come la strega Amelia / È una pacchia vera, vuol tutti alla galera / Ma nella vita cela più di una Macchia Nera”, “La marchetta di Popolino”. Gli esempi sono talmente tanti che se ne potrebbe scrivere un libro, non un articolo 🙂

    • Grazie mille!
      Direi proprio di no, per stile e tematiche in Italia è quasi inarrivabile.

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