Alimentazione sostenibile: la ricetta per salvare il pianeta soddisfa i gusti di tutti

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Fonte immagine: nutrizionisti-online.com

De gustibus non disputandum est. Così dicevano gli antichi romani e così continuiamo a dire oggi perché, si sa, i gusti sono soggettivi e per quanto singolari possano sembrare è tempo perso restare a discuterne. Ma se i gusti riguardano le preferenze alimentari allora è bene fermarsi a riflettere. Un’alimentazione sana, infatti, non è essenziale solo per prevenire l’insorgere di malattie croniche e cardiovascolari, ma è anche fondamentale per migliorare la salute del pianeta.

Dalla produzione al consumo, ogni alimento produce un notevole impatto ambientale. Per la precisione, secondo un’analisi FAO, i sistemi alimentari rappresentano oltre un terzo delle emissioni globali di gas serra. Ma non è solo la loro carbon footprint – la quantità di emissioni di gas serra generata lungo il ciclo di vita di un prodotto/servizio – a destare preoccupazione. Per valutare la sostenibilità dell’intera filiera alimentare, infatti, occorre tenere in considerazione anche la quantità d’acqua impiegata al suo interno, nonché le porzioni di superficie terrestre o di superficie marina necessarie a generare e poi smaltire le risorse consumate dall’uomo. Da questo punto di vista, pensare al cibo come al risultato di un processo (spesso lungo e complesso) piuttosto che come un semplice prodotto può essere utile a modificare la nostra dieta, orientandola verso un’alimentazione più sostenibile.

Il cibo non si materializza già confezionato sugli scaffali dei supermercati e prima di arrivare nei nostri piatti attraversa numerose fasi e trasformazioni potenzialmente dannose per il pianeta. È proprio la consapevolezza sulle scelte alimentari a figurare al primo posto nell’elenco redatto dall’UNEP sulle 10 piccole azioni che ciascuno può compiere per ridurre l’incidenza ambientale della propria dieta.

Inoltre, un’alimentazione sana per la nostra salute e per quella del pianeta non può prescindere dall’acquisto di cibo da produttori e rivenditori specializzati in prodotti sostenibili. L’agricoltura sostenibile, infatti, usa fino al 56% di energia in meno rispetto a quella convenzionale, produce il 64% di emissioni di gas serra in meno e favorisce anche maggiori livelli di biodiversità. Per di più, poiché la coltivazione e la lavorazione di prodotti sostenibili richiede livelli di manodopera più alti, questo tipo di agricoltura può creare il 30 per cento di occupazione in più, determinare prezzi più alti e generare redditi maggiori. Tra i benefici dell’agricoltura sostenibile vi è anche l’assenza di sostanze come pesticidi, erbicidi e farmaci antimicrobici, tipicamente impiegati per aumentare la resa delle colture e del bestiame. Ma per poter scegliere di non acquistare prodotti alimentari coltivati in modo intensivo o altamente lavorati è necessario conoscere le caratteristiche del cibo che sta per finire sulle nostre tavole. Ecco perché un’alimentazione sostenibile passa anche attraverso una lettura approfondita delle etichette alimentari, principale strumento per comprendere la vera identità del cibo che si ha di fronte.

Un altro suggerimento dell’UNEP per un’alimentazione sostenibile è quello di realizzare un orto sul proprio balcone, in giardino, sul davanzale, magari coinvolgendo gli amici oppure i vicini. Coltivare i propri prodotti, infatti, riduce l’impiego di sostanze chimiche e conservanti, elimina i superflui imballaggi in plastica, il carburante necessario per il trasporto e lo stoccaggio nella catena del freddo. Frutta, verdura ed erbe nella loro forma più naturale, inoltre, sono anche più nutrienti. E se proprio non si ha la possibilità o il tempo di dedicarsi alla cura di un orto, allora si può scegliere di comprare locale. In questo modo, oltra a sostenere piccole imprese e fattorie, si ridurranno le emissioni di combustibile fossile associate al trasporto e allo stoccaggio nella catena del freddo, diminuendo anche la potenziale perdita di cibo lungo il tragitto. Comprare locale oltretutto è anche un buon modo per conoscere e comprendere meglio il modo in cui il cibo è stato realizzato.

Anche adottare una dieta a base vegetale è fondamentale per salvare il pianeta. La filiera della carne infatti utilizza circa il 20% delle terre emerse come pascolo e il 40% dei terreni coltivati per la produzione di mangimi. Inoltre, si stima che i sempre più diffusi allevamenti intensivi siano responsabili – da soli – del 14,5% delle emissioni totali di gas serra, una quota che si avvicina drammaticamente a quella degli Stati Uniti. Ecco perché aumentare il consumo di alimenti a base vegetale è necessario al benessere del nostro pianeta: in questo modo fenomeni favoriti dall’eccessiva richiesta di carne (deforestazione, perdita di biodiversità, ingiustizia sociale) si ridurrebbero drasticamente. Unitamente alla riduzione della quantità di carne consumata, si rende necessario diversificare quanto più possibile la propria alimentazione. In tutto il mondo, le diete sono sempre più omogenee e sproporzionatamente basate su colture ricche di energia, ma povere di macronutrienti. Questo ha fatto sì che nel corso degli ultimi 100 anni più del 90 per cento delle varietà di colture scomparissero. Non a caso, oggi nove specie di piante rappresentano ben il 66% della produzione totale di colture e malnutrizione, denutrizione e obesità sono solo alcune delle conseguenze derivanti da questa situazione. Un’alimentazione sostenibile dunque non può che essere anche un’alimentazione diversificata.

Ma oltre a prestare attenzione alle caratteristiche del cibo che consumiamo e al modo in cui esso viene prodotto, occorre anche evitare gli sprechi alimentari e cercare di scegliere prodotti non imballati o comunque confezionati con materiali sostenibili. Prendersi cura del pianeta quindi è un gesto semplice, e i 10 consigli UNEP lo dimostrano, ma non può prescindere dal modo in cui viviamo la nostra quotidianità: andare al supermercato, mangiare ortaggi e verdure anziché carne, prepararsi la cena invece di ordinarla al fast food, nella lotta al cambiamento climatico ogni azione fa la differenza.

Virgilia De Cicco

Ecofemminista. Autocritica, tanto. Autoironica, di più. Mi piace leggere, ma non ho un genere preferito. Spazio dall'etichetta dello Svelto a Murakami, passando per S.J. Gould. Mi sto appassionando all'ecologia politica e, a quanto pare, alla scrittura. Non ho un buon senso dell'orientamento, ma mi piace pensare che "se impari la strada a memoria di certo non trovi granché. Se invece smarrisci la rotta il mondo è lì tutto per te".

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