La situazione Covid in Cina dopo le restrizioni
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Dopo qualche esitazione, la Cina ha riaperto i suoi confini e ha consentito alla cittadinanza la circolazione interna al paese, anche in occasione del Capodanno cinese. Dopo tre anni di totale chiusura per la politica “zero Covid” imposta dal Segretario Generale del PCC Xi Jinping, il Paese ha eliminato completamente le restrizioni, ma la situazione epidemiologia non è tranquilla. Secondo l’ultimo e unico bollettino sulla pandemia dichiarata dalla Cina, negli ospedali del Paese sono morte 60mila persone nel mese di dicembre, un dato che potrebbe essere anche peggiore.

Le misure restrittive in verità erano state già allentate da qualche mese: alle persone è consentito di uscire di casa liberamente, c’é stato lo stop ai test Covid giornalieri e non c’era nessuna quarantena obbligatoria alla prima ipotesi di contatto con un positivo. L’obiettivo della Cina è stato quello di declassare il Covid-19 da una malattia respiratoria di classe A ad una malattia endemica di classe B. In questo modo da poter essere gestita dalla singole unità giurisdizionali dal sistema medico: i medici avranno il compito di monitorare i nuovi casi, riportarli al sistema centrale e gestire la situazione. Non saranno più previsti lockdown imposti dai governi locali.

Il sistema di aperture totali, così repentino, ha causato gravi problemi a livello di propagazione e gestione del virus nel Paese: gli ospedali si sono ritrovati a dover gestire un numero molto alto di pazienti affetti da Covid, di cui la maggior parte anziani, arrivando a non avere più posti letto a disposizione. C’è inoltre una consistente difficoltà nel reperire i farmaci anti-Covid, a causa dell’alta richiesta: infatti le persone cercano di acquistarle al mercato nero dove vengono venduti a prezzi spropositati. Nelle città più sviluppate, come Pechino e Shanghai, è più facile trovare ospedali attrezzati, con medici e infermieri competenti che prescrivono farmaci anti-influenzali, ma non si può dire lo stesso nelle zone rurali.

Con l’allentamento delle misure e per i festeggiamenti per il Capodanno cinese di oggi, 22 gennaio, gli studenti hanno lasciato le università per tornare a casa preoccupando la comunità scientifica per una nuova importante diffusione dei contagi. Fino a qualche settimana fa, prima dell’uscita del bollettino ufficiale, non si sapeva esattamente quanti morti al giorno ci fossero in Cina. La Airfinity – centro di analisi dati inglese per le malattie – stimava 9.000 persone al giorno. Il numero altissimo di morti aveva addirittura mandato in tilt il sistema di cremazione.

Un’altra nota dolente per la Cina sono i vaccini: sebbene il 90% della popolazione sia vaccinata, non tutti i cittadini hanno avuto la dose booster e gli anziani sono quelli ad essersi vaccinati meno. Si stima infatti che la il 56,5% dei deceduti sia over 80. Uno dei punti della nuova politica per il Covid-19 prevede proprio di incentivare la campagna vaccinale. I Paesi europei hanno cercato di aiutare la Cina inviando dosi di vaccino, dosi che però il Governo si è rifiutata di usare per evitare di ammettere il fallimento dei vaccini brevettati internamente.

Essendo stati riaperti anche i confini nazionali, alcuni Paesi Europei come Italia, Francia, Spagna, Grecia e Germania hanno imposto tamponi negativi o certificazione di avvenuta vaccinazione a chi arriva dalla Cina, onde evitare una nuova propagazione del virus. Il governo cinese però non ha gradito queste misure adottate dagli altri paesi.

Anche i vicini Giappone e Corea del Sud hanno deciso di prendere delle precauzioni contro i viaggiatori cinesi, per questo motivo le ambasciate cinesi in Giappone e in Corea hanno dichiarato che non rilasceranno visti internazionali. Il portavoce del Ministro degli Esteri, Mao Ning, ha dichiarato «crediamo ingiusto che alcuni Paesi abbiano imposto delle restrizioni rivolte unicamente ai viaggiatori cinesi. Queste misure mancano di basi scientifiche e sono inaccettabili. Siamo fermamente contrari a qualsiasi tentativo di manipolare le misure legate all’epidemia al fine di raggiungere obiettivi politici. Prenderemo delle contromisure».

Insomma, pare ci siano tutti i presupposti per una nuova, drammatica ondata di Covid in Cina, che potrà forse mettere in discussione quantomeno l’efficacia del potere centrale nella gestione della pandemia, con strascichi socio-politici imprevedibili.

Gaia Russo

Eterna bambina con la sindrome di Peter Pan. Amante dei viaggi, della natura, della lettura, della musica, dell'arte, delle serie tv e del cinema. Mi piace scoprire cose nuove, mi piace parlare con gli altri per sapere le loro storie ed opinioni, mi piace osservare e pensare. Studio lingue e letterature inglese e cinese all'università di Napoli "L'Orientale".

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