Białowieża in pericolo: viaggio nell'ultima foresta vergine d'Europa
Foto: Chait Goli da Pexels

In piena era antropogenica risulta difficile immaginare un’Europa quasi interamente ricoperta da un’unica e immensa foresta. Eppure un tempo il vecchio continente era una distesa verde in cui orsi, lupi, linci e bisonti la facevano da padrone. Dalla Polonia all’Albania, dalla Romania alla Germania, dalla Spagna all’Italia fino ad arrivare in Ucraina. La natura selvaggia apparteneva all’Europa tanto quanto l’Europa apparteneva alla natura selvaggia. Mentre in tutta l’Unione Europea la deforestazione non sembra conoscere fine, in un angolo remoto del vecchio continente l’ultimo lembo della foresta primordiale europea cerca di resistere, almeno per ora, al fenomeno dell’antropizzazione. Una resistenza labile, messa in pericolo dall’avidità dell’uomo. Al confine tra Polonia e Bielorussia infatti, la foresta vergine di Białowieża, patrimonio Unesco dal 1932, è sotto attacco e rischia di essere devastata dalle attività umane.

Into the Białowieża

Nell’opera “Camminare“, il filosofo statunitense Henry David Thoreau scriveva: «Dalla foresta e dalla natura selvaggia derivano il tonico e la scorza che fortificano l’umanità». D’altro canto l’umanità sembra essere caduta in uno stato di apatia che non le permette più di apprendere l’importanza del ruolo delle foreste nella lotta alla più ardua sfida contro cui l’uomo abbia mai combattuto: i cambiamenti climatici. L’essere umano, rapito dal sogno capitalista, è diventato ormai una parte della natura che rinnega la natura stessa. La foresta vergine di Białowieża, habitat naturale del grande bisonte europeo, ne è un perfetto esempio.

Białowieża in pericolo: viaggio nell'ultima foresta vergine d'Europa
La foresta vergine di Białowieża ospita linci, lupi ed è la casa della maggior popolazione di bisonti europei, specie ormai estinta altrove.
Foto di summa da Pixabay 

Al confine tra Polonia e Bielorussia una mastodontica distesa di conifere e latifoglie è uno scrigno di biodiversità unico nel suo genere. Ecosistema transfrontaliero di oltre 141.000 ettari, habitat naturale del più grande erbivoro presente nel vecchio continente, il bisonte europeo, l’antica foresta vergine di Białowieża è formata da un insieme di foreste di pianura che caratterizzano l’ecoregione dell’Europa centrale. Tale capitale naturale dal valore inestimabile, eletto Patrimonio Mondiale nel 1979, è sopravvissuto fino ai giorni nostri grazie a interventi di protezione susseguitisi nel tempo. Oltre al bisonte europeo, la selva verde di Białowieża ospita e protegge una ricchissima e variegata fauna, tra cui 59 specie di mammiferi, oltre 12.000 specie di invertebrati, più di 250 specie di uccelli, 7 specie di rettili e 13 di anfibi.

La sontuosa ricchezza animale che popola questo luogo è immersa in un habitat magico formato da una flora che lascia i visitatori senza fiato. Camminando tra gli alberi centenari che portano il nome di re polacchi, ci si immerge in un mondo antico e dal fascino senza eguali. Sentirsi minuti all’ombra delle gigantesche querce secolari, provare emozioni uniche scatenate dalla rievocazione di tempi passati, di storie di re, cavalieri, di guerre, di gloriose conquiste e amare sconfitte. Un mondo fantasy nel mondo reale, è la magia della natura, il sortilegio che colpisce chiunque scelga di visitare e amare la foresta vergine di Białowieża.

Proteggere l’ultima foresta vergine d’Europa

Secondo l’UNESCO «La foresta vergine di Białowieża è un’area insostituibile per la conservazione della biodiversità, in particolare per le sue dimensioni, lo stato di protezione e la natura sostanzialmente indisturbata». Indisturbata sì, ma fino a quando? Greenpeace da tempo denuncia le politiche polacche in ambito di difesa dell’ultima foresta primaria d’Europa. Già nel 2016, l’allora ministro dell’Ambiente Jan Szyszko autorizzò l’aumento dell’abbattimento di alberi per la produzione di legname e interventi forestali in luoghi in cui vigevano severissimi divieti di operazioni antropogeniche. Un anno dopo, nel 2017, il direttore generale del servizio di gestione forestale diede il via all’estrazione di 200.000 metri cubi di alberi, venendo meno agli obblighi europei di protezione forestale. Ancora una volta fu la determinazione delle associazioni ambientaliste, tra cui Greenpeace, a fermare lo scempio umano. Nell’aprile del 2018, dopo numerose denunce, la Corte di giustizia europea obbligò la Polonia a fermare gli interventi previsti e a redigere un piano efficace per la protezione della foresta vergine di Białowieża.

Parafrasando un antico detto, l’uomo avido perde il pelo ma non il vizio. Lo scorso marzo, infatti, il ministero dell’Ambiente della Polonia ha dichiarato di voler approvare un nuovo piano per la gestione di Białowieża. Secondo Greenpeace «Sebbene le nuove quote di sfruttamento del legname siano relativamente basse, rischia di avere conseguenze devastanti perché aumenterà la pressione su habitat fragili e preziosi, incluse aree con alberi secolari. Inoltre, preoccupa il fatto che questo nuovo piano di gestione forestale non sia in linea con le direttive di conservazione dei siti Natura 2000 e sia basato su un inventario impreciso e obsoleto degli habitat forestali che caratterizzano la foresta, che tra l’altro non considera adeguatamente le specie protette che la abitano».

Dopo tre anni di inerzia politica in favore dell’ultima foresta vergine d’Europa, il Governo polacco ha deciso, contro ogni sentenza giuridica e norma di salvaguardia, di ricominciare a disboscare. Gli attivisti ambientali, gli scienziati e i movimenti popolari sono quindi chiamati nuovamente a dimostrare la loro forza, come già fatto nel 2018. L’Unione Europea ha il dovere di non lasciare soli i cittadini in questa battaglia. La COP26 è alle porte. Presentarsi alla Conferenza della Parti di Glasgow con una possibile catastrofe naturale nell’ultima foresta vergine europea vorrebbe dire fallimento ancor prima di iniziare la Conferenza stessa.

Marco Pisano

Greenpeace

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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