Moby, «All Visible Projects»: il sunto di una vita tra note e impegno
Fonte: pagina Facebook di Moby

A distanza di poco più di un anno dalla pubblicazione di “Long Ambients 2”, Moby è tornato sul mercato discografico con il suo diciassettesimo album in studio: il nuovo disco dell’eclettico artista statunitense “All Visible Objects” è disponibile a partire dal 15 maggio per l’etichetta Little Idiot.

Moby, non ha bisogno di presentazioni, a parlare per lui e di lui i suoi successi nella musica. Con oltre trent’anni di carriera alle spalle, svariati premi e riconoscimenti ed all’incirca venti milioni di dischi venduti, Richard Melville Hall – questo il nome all’anagrafe del cantante, dj e producer newyorkese – è riuscito appieno nell’impresa di affermarsi come uno dei musicisti simbolo della rivoluzione musicale degli anni Novanta.

Mai come in quegli anni nel panorama musicale c’è stato un tale fermento: l’elettronica, in grande auge a quel tempo, sfonda i suoi confini per contaminarsi con generi differenti tra cui pop, rock, heavy metal e punk. È in questo contesto che inizia l’ascesa di Moby verso il successo planetario: a suon di performance techno di alto livello il musicista, assai noto nei primi anni anni ’90 negli ambienti underground americani, conquista a fine decennio con l’album “Play” la popolarità a livello mondiale di cui tutt’ora gode.

Se agli albori della sua carriera Moby si era fatto principalmente conoscere e apprezzare per i suoi riff fulminanti e beat frenetici da ballare in discoteca, nel corso degli anni l’artista ha compiuto innumerevoli esperimenti sonori che lo hanno portato ad abbracciare in svariate occasioni un sound del tutto antitetico rispetto le primissime produzioni. Il melting pot musicale adottato da Richard Melville Hall non è casuale: la commistione di suoni tra loro differenti vuole essere la massima espressione della generazione ’90 che, in ambito musicale e non, ha assistito ad innumerevoli mutazioni e cambiamenti.

Dal punto di vista musicale il disco recentemente uscito “All Visible Objects costituisce un ponte tra i primi album e la penultima fatica discografica di Moby. Se l’intenzione del cantante e musicista era quella di tracciare un sunto dettagliato delle varie fasi che hanno caratterizzato il suo percorso musicale non si può di certo dire che non ci sia riuscito: affianco a brani dalle sonorità tipicamente rave, breakbeat e dub techno compaiono pezzi dove suoni, emozioni ed energia si fondono in una matrice ambient di rara caratura.

La copertina dell’album di Moby ”All Visible Objects”

Come si evince dai titoli degli undici brani in scaletta, “All Visible Objects” affronta tematiche relative all’attualità. Il primo inedito estratto “Power Is Taken” è sicuramente uno dei punti più alti dell’intero disco. Il singolo, realizzato in collaborazione con il batterista dei Dead Kennedys D.H. Peligro è un incitamento a ribellarsi ad ogni forma di oppressione. Il bersaglio polemico di Moby è l’attuale presidente americano Donald Trump che, a causa delle suo conservatorismo, politiche anti-immigrazione e anti-ambientaliste, sin dal suo insediamento ha registrato bassi indici di gradimento.

Al di là dell’inedito sopra citato e della cover di “My Only Love” dei Roxy Music, altri brani degni di nota sono “Refuge” che affronta il problema della condizione assolutamente precaria dei profughi, l’energica “Rise Up In Love” impreziosita dagli intarsi vocali di Apollo Jane e “Too Much Change”, brano-denuncia dei visibili cambiamenti climatici in atto collegati alle attività antropiche.

Moby è alquanto riservato per quanto concerne la sua vita privata, ciononostante non ha mai fatto mistero delle sue idee: l’avversione nei confronti di ogni forma di disparità, la religione e sopratutto la tutela del territorio e dei diritti degli animali sono soltanto alcun dei leitmotiv del suo ultimo lavoro in studio e, più in generale, della sua intera discografia.

In svariate occasioni l’artista ha dichiarato che la propria battaglia per la salvaguardia della Terra è più importante della propria musica e del profitto che ne deriva. Per questo motivo ha deciso di donare il 100% dei ricavi delle vendite di “All Visible Objects” ai seguenti enti: Brighter Green, Mercy For Animals, Rainforest Action Network, Extinction Rebellion, ACLU, Animal Equality, Humane League, Physicians Committee, International Anti-Poaching Foundation, INvisible Project e Good Food Institute.

La strada per un mondo migliore passa attraverso le scelte individuali: rispettare il pianeta che ci ospita è un’azione oggi più che mai indispensabile. Lanciare questo messaggio attraverso il testo di una canzone può essere un monito per promuovere una cultura differente in grado di sostenere il cambiamento e smuovere le coscienze suscitando in ciascuno un maggiore senso di responsabilità. Di questo è pienamente consapevole Moby, artista che ha fatto – ancor più che della musica – dell’attivismo ambientale la propria missione di vita.

Vincenzo Nicoletti

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