I modelli dei cartoni animati hanno un impatto sulle bambine
Foto di Jennifer Murray: https://www.pexels.com/it-it/foto/fotografia-di-messa-a-fuoco-selettiva-di-tre-statuette-di-principesse-disney-sulla-superficie-marrone-1089069/

Immaginiamo di tornare indietro nel tempo all’età di cinque anni: ti svegli uscendo dal tepore della coperte, corri in cucina per la colazione e con una tazza di cereali in mano ti siedi davanti al televisore a vedere i cartoni animati. Parte la sigla delle Winx, vedi cinque fate alte, capelli lunghi, belle e tutte con dei corpi magri, magrissimi. Pensi che vorresti diventare una di loro, non solo per sfidare con la magia le malvagie Trix, ma avere sembianze fisiche di una Winx. I cartoni animati disegnano un solo prototipo di corpo dimenticando, forse di proposito, che un corpo non è solo magro, magrissimo senza imperfezione alcuna e che, inoltre, una donna deve essere affabile e dipendere dall’uomo. E questo ha un impatto sulle bambine. Ecco le nostre #EvidenzeStrutturali verso il 25 novembre.

Nella collezione delle principesse Disney si vede Ariel volere a tutti i costi un paio di gambe invece della sua pinna perché, tra gli oggetti che raccoglieva, gli umani avevano delle gambe che lei non aveva. Allora scambia la sua voce per ottenerle. Una bambina, nel vedere La Sirenetta non rimane solo incantata dalle magie e dalle canzoni, ma interiorizza inconsciamente l’idea che avere un corpo uguale alle altre comporterà sacrifici, come rinunciare a una parte di sé. Sono, inoltre, principesse che hanno l’incessante bisogno di un uomo e del vero amore per coronare un lieto fine: Cenerentola riesce a liberarsi della matrigna e delle sorellastre sposando il principe azzurro, Aurora viene maledetta da Malefica e solo il bacio del vero amore potrà risvegliarla. Non sono donne che possono contare su se stesse, ma hanno sempre bisogno di qualcuno, come a indicare una implicita inferiorità.

Con il passare degli anni la critica ai cartoni animati è diventata sempre più apra perché la coscienza comune presta maggiore attenzione a queste dinamiche di rappresentazione. Oggi consideriamo necessario dare alle bambine una visione variegata e affine alla realtà al fine di non bombardarle costantemente di esempi tossici. Una delle prime rotture è rappresentata dalla principessa Fiona di Shrek della DreamWorks che, colpita da un incantesimo, di notte si trasforma in un’orchessa: non ha più la pelle candida, una vita stretta e il naso all’insù, un corpo normale, anzi dimostra di sapersi difendere da sola. Non ha bisogno che Shrek la protegga.

Principessa Fiona prima e dopo l’incantesimo

Anche l’universo Disney ha iniziato a proporre varie rappresentazioni di corpi, amori e caratteri: in Frozen viene mostrato per la prima volta che l’amore tra le due sorelle Elsa e Anna è l’unico strumento necessario per salvarsi, il principe azzurro non è indispensabile. Il live action de “La Sirenetta” ha per la prima volta una Ariel nera. L’ultimo corto firmato Disney spacca completamente con la visione della vecchia Disney: “Reflect” è il primo cortometraggio sulla body positivity. La ballerina Bianca non ha un corpo minuto eppure non si fa scoraggiare da questo perché l’unica cosa che vuole è ballare sulle punte.

Il cortometraggioRoberto” (disponibile su RaiPlay) mostra cosa può accadere ad una bambina se viene costantemente bombardata da una sola rappresentazione di corpo: si finisce per entrare in lotta con se stesse, ogni centimetro di pelle in più è un nemico da abbattere che sembra non si riesca mai a sconfiggere. La soluzione immediata che riesce a trovare la protagonista è smettere di mangiare ma, ogni volta davanti allo specchio, vede un’immagine che non corrisponde alla realtà. Finisce per essere intrappolata in un vortice dove conta solo essere magri e si nasconde dagli altri perché pensa che fin quando non verrà raggiunto quello standard non potrà mostrarsi. Alla fine, riesce ad abbattere questo muro e si ritrova faccia a faccia con la realtà.

Crescere con degli esempi poco inclusivi su corpo, caratteri e tipi di amore, porta a credere che la realtà sia una via a senso unico in cui non sono ammesse eccezioni. La realtà è, invece, impregnata di diversità: non c’è solo il corpo magro, non è necessario l’amore di un uomo per salvarci, non si amano soltanto gli uomini. Dare la possibilità alle bambine di crescere con una pluralità di esempi può aiutarle a non sentirsi costantemente in errore, fuori posto e a capire che possono essere forti anche da sole.

Gaia Russo

Eterna bambina con la sindrome di Peter Pan. Amante dei viaggi, della natura, della lettura, della musica, dell'arte, delle serie tv e del cinema. Mi piace scoprire cose nuove, mi piace parlare con gli altri per sapere le loro storie ed opinioni, mi piace osservare e pensare. Studio lingue e letterature inglese e cinese all'università di Napoli "L'Orientale".

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