FuoriSalone Human Spaces

In occasione della Milano Design Week, andata in scena dal 9 al 14 aprile, la città di Milano si è tinta di colore ed innovazione. L’evento fieristico primaverile per eccellenza – il Salone del Mobile – accompagnato da FuoriSalone, giunto ormai alla sua 58esima edizione, è stato ancora una volta un importante polo di aggregazione per migliaia di persone, provenienti da tutto il mondo.
L’edizione di Salone del mobile e FuoriSalone 2019 ha dato vita, all’interno della città e non solo, a numerose mostre-evento come la tanto attesa “Human Spaces”.
Inoltre, si è confermato un laboratorio di sperimentazione, di opportunità e di nuovi incontri, aperto alla riflessione sul mondo del design, dell’arte e del progetto

Salone del mobile e FuoriSalone 2019: i numeri che parlano 

A confermare il successo di questa 58esima edizione di Salone del Mobile e FuoriSalone sono stati i numeri, oltre che i riscontri e le testimonianze positive via web e via social. La città di Milano ha ospitato, durante gli ultimi quindici giorni, ben 386.236 persone, solo nei padiglioni della fiera di Rho. I visitatori di questo Salone del Mobile e FuoriSalone 2019, provenienti da 180 Paesi diversi, sono stati tra i più variegati: dall’esperto di design ed architettura al semplice curioso, affascinato dalla portata mediatica e stilistica dell’evento. Le code in generale sono state visibili in tutta la città, anche nei luoghi dove, per la prima volta, è stato introdotto l’ingresso a pagamento, con lo scopo di gestire meglio il flusso di persone.

Il record di affluenza è stato sicuramente nel distretto di Brera, che ha visto la partecipazione di ben 250mila persone, sia per esposizioni che per installazioni. Ma senza dubbio, uno dei luoghi “must” di questa edizione di FuoriSalone 2019 è stata l’Università Statale, con 200mila visitatori tra i chiostri di via Festa del Perdono, 60mila dell’Orto Botanico e 40mila dell’Arco della Pace.

Il successo della mostra-evento “Human Spaces”  

Negli ambienti storici dell’Università degli Studi di Milano, ancora una volta, la famosa rivista di design “Interni“, ha proposto e promosso l’evento dal titolo “Human Spaces”, in occasione di FuoriSalone 2019. La mostra-evento tanto attesa ha cercato di creare un dialogo possibile tra architettura sostenibile e temi ambientali
In primo piano sono state presentate e rappresentate le emergenze del nostro oggi: il cambiamento climatico, l’inquinamento dei mari, la scarsità delle risorse, puntando alla scoperta e creazione di nuove tecniche di produzione industriale, sviluppo di nuovi materiali e di metodi di riciclo.

Human Spaces” è nato dal connubio di diverse figure, tra cui designer, architetti, enti ed aziende produttrici – di arredi e di materiali innovativi – che hanno puntato alla creazione di installazioni in cui fossero evidenti i concetti di economia circolare, riuso della plastica, dei monitor, e di materiali eco-sostenibili.

Le installazioni più sperimentali e innovative del FuoriSalone 2019 in Statale, sono state sicuramente:

  • The Perfect Time, padiglione interattivo situato nel Cortile d’Onore, realizzato da Ico Migliore con M+S lab. Le macchine intelligenti aiutano a economizzare tempo e risorse, mostrando quello che per l’autore è «l’unico futuro possibile» in sintonia con la natura e rispettoso dell’ambiente.
The Perfect Time, Ico Migliore con M+S Lab per Whirlpool
Cortile d’Onore – Università degli Studi di Milano

  • Brazilian Stone Scape, il progetto di Vivian Coser, è costituito da forme organiche curvate e tavoli-landscape, i quali riportano in città la fisionomia di uno specifico luogo ambientale e culturale brasiliano. Tutta l’installazione è avvolta da piante alte in media 120 cm.
Brazilian Stone Scape, Vivian Coser con Abirochas, Apex Brasil
Cortile d’Onore – Università degli Studi di Milano



  • Regeneration è invece il progetto di Raffaello Gallioto. Nato dalla necessità di rinnovare il concetto di “habitat”, cerca di creare uno spazio volto alla ricerca del benessere psicofisico dell’uomo. L’installazione, alta sette metri, è tutta avvolta da una struttura interamente di plastica riciclata.
Regeneration, Raffaello Gallioto
Cortile d’Onore – Università degli Studi di Milano
Regeneration, Raffaello Gallioto
Cortile d’Onore – Università degli Studi di Milano
Regeneration, Raffaello Gallioto
Cortile d’Onore – Università degli Studi di Milano


  • Spostandoci verso il Cortile del ‘700, troviamo invece l’installazione From shipyard to courtyard ideata da Piero Lissoni. Si tratta dello scheletro di una imbarcazione lunga 33 metri, dipinto di rosso ed in legno. Si ispira alle costruzioni degli antichi maestri d’ascia.
From shipyard to courtyard, Piero Lissoni
Cortile del ‘700- Università degli Studi di Milano
Foto di Matteo Chiari
  • Giraffe in love, nate dalla collaborazione tra il designer Marcantonio e il brand Qeeboo, è un omaggio al più alto mammifero esistente al mondo e tra i più a rischio di estinzione a causa del bracconaggio. L’opera, oltre ad essere una celebrazione della natura, è anche piena di ironia e leggerezza. Il bellissimo animale dal manto maculato installato a Human Spaces «è innamorato ma non lo sa ancora, e avendo il cuore lontano dalla testa, vive l’amore senza pensieri».
Giraffe in love, Marcantonio con Qeeboo
Cortile d’Onore- Università degli Studi di Milano

“Help the planet, help the humans”, l’installazione più acclamata

Ma l’installazione più acclamata e fotografata di questo FuoriSalone 2019 ospitato in Statale è stata senza dubbio Help the Planet, Help the Humans di Maria Cristina Finucci.

Help the Planet, Help the Humans, Maria Cristina Finucci
Cortile d’Onore- Università degli Studi di Milano
Help the Planet, Help the Humans, Maria Cristina Finucci
Cortile d’Onore- Università degli Studi di Milano

Su richiesta della rivista “Interni” e in collaborazione con One Ocean Foundation, l’artista mette in scena un grido di aiuto del Pianeta rivolto all’ intera umanità, causato dai disastri ambientali attualmente in corso. Le quattro lettere che vanno a formare la parola “help” sono state realizzate con circa due tonnellate di tappi di plastica, raccolti grazie alla collaborazione tra Università Roma Tre e Caritas.

I tappi di plastica, imballati in sacchi di reti rosse, e riposti all’interno di cubi di rete metallica, sono stati definiti “isole di spazzatura”, paragonabili a livello di grandezza ad un intero Stato. Tutta l’iniziativa ha come scopo quello di cambiare il nostro modo di essere e di stare al mondo, o almeno provarci. E come dichiara l’artista, per ottenere questo risultato:

«occorre mettere al centro non gli interessi personali, ma l’uomo nella sua integralità e nella sua esigenza di futuro».

Maria Cristina Finucci, dopo la performance Help nella capitale del 2018 al Foro Romano e sull’isola di Mozia in Sicilia nel 2016, torna quindi a Milano, in un momento politico e storico “scottante”, con un atto di denuncia ancora più forte.

Forse, a lavori finiti, nessuno si ricorderà più di quest’opera. I più scettici rimarranno convinti che l’arte non possa salvare il Pianeta, ridurre la plastica negli oceani, migliorare le scelte politiche, “cambiare le cose”.
Ma questo grido sofferente porterà sempre dietro di sé un’eco, anche piccola e anche nelle coscienze più impenetrabili.
Ed è da qui che, con attenzione e consapevolezza (tempo rimanente permettendo), si potrà sanare quella ferita sanguinante personificata nella scritta “Help”.

Marta Barbera

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