Basta con le fonti fossili: a Davos il manifesto politico di Greta Thunberg
Immagine: World Economic Forum / Valeriano

«Un anno fa sono venuta a Davos e vi ho detto che la nostra casa è in fiamme. Ho detto che volevo farvi prendere dal panico. Sono stata avvertita che raccontare alle persone della crisi climatica è una cosa molto pericolosa da fare. Ma non preoccupatevi. Va bene. Fidatevi di me, l’ho già fatto prima e posso assicurarvi che non ha portato a nulla». Le parole di Greta Thunberg hanno dato il via al primo giorno della cinquantesima edizione del World Economic Forum, una quattro giorni di incontri in cui personaggi di primo piano del mondo politico, economico e accademico discutono delle questioni più urgenti da affrontare per il benessere mondiale.

A Davos per l’ambiente

Continua il tour ambientalista della giovane attivista svedese mirato a spronare i potenti del mondo a uscire dalla comfort zone dell’illusione della crescita economica infinita. Al World Economic Forum di Davos Greta Thunberg attacca ancora una volta i responsabili dell’emergenza climatica: «Cerchiamo di essere chiari. Non abbiamo bisogno di “ridurre le emissioni”. Le nostre emissioni devono fermarsi se vogliamo rimanere al di sotto dell’obiettivo di 1,5 gradi. E, fino a quando non avremo le tecnologie che su vasta scala possano farlo, dobbiamo dimenticare lo zero netto. Abbiamo bisogno di uno zero reale».

Sotto attacco anche la disarmante inazione dei governi mondiali di fronte a quella che a tutti gli effetti è la battaglia del secolo per la sopravvivenza della società umana. La crisi ambientale non si risolverà da sé. Per la neo diciassettenne svedese, portavoce del movimento ambientalista Fridays For Future, l’inoperosità dei potenti del mondo «Sta alimentando le fiamme di ora in ora. E noi vi stiamo dicendo di comportarvi come se amaste i vostri figli sopra ogni altra cosa».

Basta con le fonti fossili: a Davos il manifesto politico di Greta Thunberg
Greta Thunberg parla al World Economic Forum di Davos
Immagine: qz.com

Secondo il rapporto di Rainforest Action “Banking on Climate Change 2019” dal 2015, anno in cui si è raggiunto l’Accordo di Parigi, trentatré grandi banche mondiali hanno investito 1,9 trilioni di dollari nel settore dei combustibili fossili. Per il Fondo Monetario Internazionale nel solo 2017 il mondo ha speso 5,2 miliardi di dollari sovvenzionando le fossil fuels. Tutto questo deve finire se vogliamo avere la più piccola speranza di rimanere sotto il limite di aumento massimo della temperatura media globale contenuto nel Paris Agreement.

A tal proposito sono chiare e concise le richieste di Greta ai partecipanti della cinquantesima edizione del World Economic Forum: «Chiediamo alle società, alle banche, alle istituzioni e ai governi di fermare immediatamente tutti gli investimenti nella ricerca ed estrazione di combustibili fossili. Di bloccare immediatamente i sussidi per i combustibili fossili. Di disinvestire immediatamente e completamente dai combustibili fossili». E a proposito dei futuri buoni intenti dei governi «Non vogliamo che queste cose vengano fatte entro il 2050, il 2030 o addirittura il 2021. Vogliamo che sia fatto ora. Può sembrare che stiamo chiedendo molto. E ovviamente direte che siamo ingenui. Ma queste richieste sono solo il minimo sforzo necessario. Altrimenti dovrete spiegare ai vostri figli perché avete rinunciato all’obiettivo di 1,5 gradi. Perché vi siete arresi senza nemmeno provarci. Bene, sono qui per dirvi che, a differenza di voi, la mia generazione non si arrenderà senza combattere».

Greenpeace attacca: «È tutta una farsa!»

Mentre a Davos il WEF prosegue contornato da ipocrite frasi di circostanza dei leader mondiali, l’organizzazione ambientalista fondata a Vancouver nel 1971 pubblica il nuovo rapporto “It’s the finance sector, stupid” con cui attacca gli investimenti nel settore dei combustibili fossili. «Le banche, i fondi pensione e le assicurazioni riuniti a Davos per l’incontro annuale del Forum economico mondiale sono colpevoli per l’emergenza climatica: abbiamo infatti scoperto che questi colossi sono esposti finanziariamente con le aziende di combustibili fossili, principali colpevoli della crisi climatica in atto, per un valore di 1.400 miliardi di dollari» denuncia Greenpeace. Tale cifra rappresenta il patrimonio detenuto da 3,8 miliardi di persone più indigenti del mondo nel 2018.

Basta con le fonti fossili: a Davos il manifesto politico di Greta Thunberg
Dieci delle 24 banche responsabili di fornire miliardi di dollari in finanziamenti all’industria dei combustibili fossili
Fonte: Greenpeace report wef 2020 its the finance sector stupid

Le parole di Greta Thunberg rispecchiano ancora una volta quella che è una realtà incontestabile e rendono risibili, come se ci fosse ancora bisogno di ulteriori conferme, le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump secondo cui «Gli ambientalisti sono profeti di sventura». Fintantoché l’atteggiamento dei decisori politici consisterà nello snobbare la scienza e chi lotta per la salvaguardia del pianeta non potrà esistere alcun piano per l’ambiente efficiente. Finché ci si ostinerà a cercare di contrastare la crisi ambientale tutelando il modello economico che è stato il principale artefice di quella stessa crisi, la società umana sarà destinata a soccombere.

Certo, si potrà comodamente scegliere di tacciare frasi come quest’ultima come “profezia di sventura”, pensare che siffatto linguaggio risulti essere esagerato, che la battaglia ambientale vada affrontata in diversa maniera, senza dover per forza creare panico, senza creare quell'”allarmismo” che alle banche, alle lobby del petrolio e a molti politici presenti a Davos proprio non piace. Trascurando lo studio del 1972 “I limiti alla crescita. Rapporto del System Dynamics Group del MIT per il progetto del Club di Roma sulla difficile situazione dell’umanità” secondo cui «… la crescita economica, correlata alla crescita della popolazione, dell’industrializzazione, dell’inquinamento, della produzione di cibo e beni di consumo e dello sfruttamento delle risorse, avrebbe portato fatalmente il sistema al collasso, probabilmente fra il 2030 ed il 2100», ci si domanda se è possibile combattere la più grande battaglia che l’uomo abbia mai affrontato con frasi d’amore e perdono. Ci si chiede se esista qualcuno che pensi sia possibile lottare contro lobby, uomini di affari e politici senza scrupoli con metodi pacati e gentili, che non intacchino l’atmosfera di falsa quiete che essi hanno creato per mantenere il popolo a bada.

Il World Economic Forum di Davos è terminato con le ennesime promesse ambientali su azioni future che molto presto potranno risultare inefficaci. Citando Greta Thunberg, «Mi chiedo cosa direte ai vostri figli, quale motivo gli darete per aver fallito, come gli spiegherete di averli lasciati consapevolmente di fronte a un tale caos climatico? Gli direte che non andava bene per l’economia? Che non era conveniente e che quindi avete deciso di rinunciare all’idea di garantirgli una vita futura senza nemmeno provarci?».

Marco Pisano

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