Never Again contro la vittimizzazione secondaria: al via il video contest

Il progetto Never Again continua la sua campagna di sensibilizzazione contro la vittimizzazione secondaria. A distanza di pochi giorni dall’erogazione di un corso gratuito rivolto ad avvocati e magistrati, a giornalisti e Forze dell’Ordine, arriva la proposta di un video contest realizzabile in un arco temporale di circa quattro mesi – da sabato 23 ottobre a martedì 8 marzo 2022. La partecipazione al video contest “Never Again – contro la vittimizzazione secondaria” è gratuita e aperta a giovani dai 18 ai 39 anni, in forma individuale o associata. È inoltre possibile realizzare il proprio video con qualsivoglia strumento di registrazione e tipologia narrativa ponendo in apertura il titolo scelto e il nome dell’autore, prestando attenzione alla durata non superiore ai cinque minuti. Laddove siano presenti volti identificabili risulta imprescindibile l’invio della liberatoria.

Ciascun video sarà valutato da una Giuria Tecnica, nominata dall’associazione promotrice M.A.S.C. Movimento Artistico Socio Culturale APS, composta da professionisti del settore culturale/audiovisivo, e i finalisti saranno annunciati a maggio 2022 durante il Festival Vicino/Lontano – Premio Terzani. Successivamente, per 20 giorni, le votazioni saranno aperte anche alla Giuria Web-Social. Il vincitore sarà proclamato ad ottobre 2022 in occasione della XIX edizione di “Alice nella Città“, un festival cinematografico internazionale nato nel 2003, con sede a Roma, che presta attenzione alle tematiche educative giovanili.

Il video contest è stato pensato per portare alla luce una realtà troppo spesso taciuta, avvolta da stereotipi culturali e sessisti che nemmeno in un’aula di tribunale trovano un punto d’arresto. “Sin dal 2005 e con cadenza quadriennale l’Italia è stata oggetto di critiche e raccomandazioni da parte del Comitato CEDAW, che attualmente ha sede a Ginevra presso l’Alto Commissariato per i Diritti Umani. L’organo internazionale ha sempre stigmatizzato l’esistenza di stereotipi sessisti nella società italiana, in particolare nella comunicazione da parte dei media e anche in ambito giudiziario.” Più recentemente, una ricerca pubblicata dall’Istat nel 2019 in collaborazione con il Dipartimento per le Pari opportunità evidenzia il persistente rapporto tra gli stereotipi sessisti alla base della discriminazione di genere e la tolleranza della violenza esistente in Italia.

Victim blaming

Alle donne viene imputata continuamente anche la responsabilità di non aver interrotto subito la violenza o di non aver raccolto con cura le prove necessarie a confermare le loro parole. La parola delle donne non basta, perché da sempre, nella cultura patriarcale di cui è imbevuta la società, la parola delle donne conta meno“.

Al fine di condannare tale fenomeno e prevenirne il perpetrarsi nei vari contesti socio-culturali, è opportuno individuarne l’origine. La campagna di sensibilizzazione messa in atto dal progetto Never Again cerca difatti di scardinare le fondamenta di una realtà stigmatizzante che priva la donna, già vittima di violenza domestica o sessuale, di un adeguato supporto psicologico, giuridico e sociale; si propone di avviare la popolazione al superamento di un’ottica deresponsabilizzante del reo e colpevolizzante della vittima.

Il fine ultimo consiste allora nella promozione di una realtà nuova, aperta all’ascolto, garante di un importante principio: “La legge è uguale per tutti”. È fondamentale puntare su un’inversione di marcia, sul cambiamento della cultura sessista oggi vigente, e perché non giovare del contributo dei giovani, di coloro che rappresenteranno il domani, il futuro? L’importanza della parità di genere, nonostante le differenze che da sempre caratterizzano l’uomo e la donna, deve cominciare a far parte dell’educazione di base al fine di favorire la crescita di persone consapevoli del proprio ruolo nel contesto sociale, e delle proprie responsabilità. L’educazione è una sfida, spetta a noi usare le carte vincenti.

Aurora Molinari

5 x mille Survival
Pugliese, classe 1997. Da bambina sognavo di diventare una giornalista, o magari una scrittrice. Oggi sono invece un'educatrice, specializzata nel disagio sociale, con la passione per la scrittura. E non solo.

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