Parler torna online, ma non allontana le critiche sulla propria reputazione
Fonte: tech.everyeye.it

Il social media Parler è nato nel 2018 in Nevada, da un progetto di John Matze, amministratore delegato, e Jared Thomson, responsabile tecnico, laureati in informatica nel 2014 alla University of Denver. Esso prende il nome dal verbo francese “parlare”, anche se spesso viene associato alla parola inglese “parlor”.  Tale piattaforma si caratterizza per essere molto simile a Twitter, visto che gli utenti possono pubblicare testi o immagini, sulle quali altri utenti possono poi commentare, dare un voto di approvazione o riprodurre un “echo”, che sembra essere la versione rielaborata di un retweet. Secondo i dati di SensorTower, Parler è stata installata 10,8 milioni di volte dall’App Store e Google Play (8,7 milioni negli Stati Uniti). Colpisce la crescita della popolarità del social alternativo: 9,6 milioni di installazioni (7,8 milioni negli Usa) sono state registrare solamente nel 2020. Parler, di fatto, è balzata in cima alla lista delle app di tendenza della Apple dopo le elezioni statunitensi, con download che sono aumentati del 2.000% tra il 7 novembre e il 9 novembre, ossia da 172.000 al giorno a 428.700 al giorno. Solo il 9 novembre il numero di download ha superato i 500.000. Tra il primo e il 9 gennaio 2021, periodo che comprende l’assalto al Campidoglio, le installazioni sono state addirittura 864 mila.

Dati alla mano, dunque, è evidente quanto sia forte la domanda di uno spazio alternativo a social network come Twitter e Facebook, che censurano molto più assiduamente i contenuti indesiderati dei propri iscritti. Nel tempo, Parler è diventato infatti un rifugio sicuro soprattutto per utenti di estrema destra. Questa tendenza si è verificata soprattutto all’indomani dell’uccisione di George Floyd, quando proprio Parler lanciò l’hashtag #Twexit, per sottolineare che la propria piattaforma, a differenza di altre, si basasse sulla “libertà di parola”. Di fatto, Parler si distingue per avere solo due regole: la prima è quella di non pubblicare nulla di illegale, mentre la seconda è di non diffondere spam. Ne consegue che questa piattaforma si propone come un luogo virtuale dove poter pubblicare qualsiasi tipo di contenuto, ovvero si caratterizza per adottare un approccio apparentemente neutrale rispetto ai contenuti politici o ideologici dei messaggi. Lo stesso social media, infatti, ha affermato in un comunicato di essere “dedicated to free speech”.

L’esercito degli ultra-conservatori di destra che si è iscritto a Parler si è sentito tradito da media in passato considerati vicini. Da Fox News, dove la famiglia Murdoch ha preso le distanze da Trump nel post-elezioni, fino al sito Breitbart che aveva sostenuto la prima campagna di Trump mentre adesso ha divulgato storie e scritto titoli che raccontano il Presidente in uscita nei panni del cattivo perdente e sul mondo che volta pagina. Per tutta risposta personaggi di alto profilo nel movimento mediatico di destra americano, quali Maria Bartiromo di Fox News e il popolare conduttore radiofonico Mark Levin, hanno incoraggiato i loro ascoltatori ad abbandonare i vecchi social e a dirigersi verso ambienti mediali maggiormente favorevoli. La tendenza ad iscriversi e frequentare questa piattaforma è stata peraltro caldeggiata direttamente da esponenti di spicco dell’estrema destra americana, come per esempio il senatore repubblicano Ted Cruz, l’attivista Laura Loomer, l’avvocato di Trump Rudy Giuliani e il conduttore di Fox News Sean Hannity, tutti sbarcati sul nuovo social network. Parler sta oramai assumendo definitivamente la dimensione di piattaforma del sovranismo internazionale dopo l’iscrizione di personaggi del calibro del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, di Michael Gove del Tory Party, di Katie Hopkins dell’Ukip e del leader sovranista italiano Matteo Salvini.

Gli analisti dell’Institute for Strategic Dialogue (ISD) con sede a Londra, hanno affermato che Parler è diventato una piattaforma in cui le idee dei parlamentari conservatori tradizionali si sono legate a quelle degli estremisti. Milo Comerford, senior policy manager di ISD, ha dichiarato: «Posizionandosi come un rifugio sicuro per la libertà di parola e un’alternativa al presunto ‘pregiudizio liberale’ dei giganti dei social media come Facebook e Twitter, piattaforme come Parler hanno attratto un gruppo eterogeneo di ultra-libertari, estremisti violenti e teorici della cospirazione, così come i più tradizionali “fondamentalisti della libertà di parola». Egli inoltre ha aggiunto che: «Piattaforme come Parler devono essere intese come parte di un ampio ecosistema estremista online, che va dalle principali piattaforme di social media, ai siti di imageboard come i chans, alle app di messaggistica crittografata come Telegram, che svolgono tutte un ruolo nell’aiutare gli estremisti a mobilitarsi , organizzare e propagandare».

Fino al 6 gennaio 2021, Parler è stato ospitato dai server di Amazon, ma in seguito alla pubblicazione da parte dei suoi utenti di un video che esaltava i fatti di Capitol Hill, è stato prima oscurato e poi completamente rimosso dal colosso americano per mancanza di moderazione e controllo. A metà gennaio, tuttavia, il sito web di Parler è stato nuovamente raggiungibile, anche se solo con un messaggio da John Matze, che rassicurava sul fatto che l’amministratore delegato stava lavorando per ripristinarne la funzionalità. L’indirizzo del protocollo Internet (IP) utilizzato è di proprietà di DDos-Guard, che è controllato da due uomini d’affari russi e fornisce servizi tra cui protezione dagli attacchi hacker esterni, secondo quanto dichiarato a Reuters l’esperto di infrastrutture Ronald Guilmette. Di fatto, la società russa di infrastrutture digitali DDoS-Guard tutela le informazioni di numerosi siti web tra cui quello del ministero della difesa russo. Tuttavia l’appoggio è poi sfumato, per un ridimensionamento di oltre due terzi dello spazio di indirizzi Internet che l’azienda affitta ai clienti, inclusi quelli precedentemente occupati da Parler.

Oggi Parler è stato ospitato da SkySilk, una società di servizi cloud di Los Angeles. Il social media dunque è tornato attivo, ma non è riuscito a lasciarsi alle spalle le polemiche in merito alla libertà di parola: Parler continua infatti ad essere accusato di applicare misure di moderazione dei contenuti troppo tolleranti per quanto riguardai messaggi di odio. Tuttavia, bisogna comunque chiedersi ancora una volta quanto debba essere stringente il controllo effettuato dai gestori di un social media, e qual è il giusto livello di compressione di un diritto fondamentale quale la libertà di espressione. In tal senso, potrebbero essere utili le attualissime parole scandite decenni fa da Martin Luther King: «La mia libertà finisce dove incomincia la vostra».

Gabriele Caruso

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