Tommaso Primo
Tommaso Primo

Facendo un largo giro a Napoli, un salto indietro nel tempo e in alto nella fantasia, ritorna la musica di Tommaso Primo. Classe 1990, il cantautore napoletano, nel giorno del suo trentesimo compleanno, il 17 giugno, ha presentato il suo terzo album dal titolo “Favola Nera. Dopo tre anni dall’ultimo lavoro “3103”, ritornano le dolci melodie e le belle parole che accompagnano la maestria su chitarra e la vibrante voce del cantautore napoletano. Ad accompagnarlo in “Favola Nera” artisti che vanno da Roberto Colella a Il Cile, da Dario Sansone dei Foja, (autore del brano “E allora arrivederci ciao” ) all’attrice Denise Capezza (voce in “Femmene”), JRM dei 99 Posse e il Maestro Peppe Barra in “Vico Pace“.

Favola Nera” è un lavoro costituito da nove tracce, ognuna della quale offre ai suoi ascoltatori la possibilità di chiudere gli occhi e viaggiare in un mondo in cui la fantasia si mescola alla realtà, ma soprattutto un luogo in cui gli ultimi trovano posto e si vestono d’arte. Ne è un esempio Laura, una donna alle prese con frivole distrazioni mentre è involta nella struggente monotonia del quartiere cantato in “Cavalleggeri è New York nella testa di Laura”.  “Favola Nera” è chiaramente figlia del cuore di Tommaso Primo, probabilmente dopo aver fatto l’amore con una Sirena.  

Abbiamo incontrato Tommaso Primo per conoscere più a fondo “Favola Nera”, un disco capace di denunciare, far riflettere e sognare.

Se dovessimo dire chi sei a chi non ti conosce bene, cosa potremmo dire di te?

«Che la fessa mi piace ma non disprezzo l’odore delle case dei vecchi»

Di cosa canti nel tuo ultimo album “Favola Nera”?

«Canto la sessualità, mai parola sa essere più oscura e nello stesso momento luminosa. È un demone, come Lucifero che in passato era un angelo. Canto di puttanieri, prostitute, ludopatici d’amore e ragazze di periferia, sono loro i protagonisti del mio libro in musica.»

Cos’è una “Favola Nera” e perché hai scelto questo titolo?

«È un racconto di nove storie ispirato all’arte di altri Napoletani spinosi, alla letteratura di Malaparte e Lanzetta, al teatro canzone di Raffaele Viviani, alla poesia di Ferdinando Russo, ma soprattutto è figlio di un percorso di vita che mi ha insegnato una cosa fondamentale, ovvero che a volte, scendendo all’inferno, è possibile imbattersi in squarci di paradiso.»

Recentemente hai dichiarato che è ritornato il Tommaso Primo delle origini.  In cosa consiste questo ritorno?

«Lo dicono gli altri, mi è arrivato un messaggio di Alessandro Siani, per esempio che diceva, “finalmente un disco non solo di Tommaso Primo ma del primo Tommaso”.»

 Napoli e la lingua napoletana sono probabilmente le muse supreme della tua musica. Quest’ultima,  insieme al tuo disco “Favola Nera”, possono considerarsi una guida turistica per chi non conosce bene la vera realtà napoletana?

«Ho scritto una parte di questo disco a Londra, sulla chitarra di Bob Geldof mentre ero ospite del suo producer. Dico sempre di aver fatto l’amore con un’altra sirena, grigia e fumosa,  ma le sussurravo in napoletano, parole dolci per la mia Partenope.»

Che progetti avete tu e la tua musica per i prossimi tempi?

«Finalmente si è tornati ai live, in programma c’è lo scambio di energia con tutte le meravigliose persone che mi sostengono. Sono speciali per me.»

 In conclusione, perché scrivi e canti?

«Per necessità vitale, come mangiare, bere, dormire.»

Alessio Arvonio

Classe 1993, laureato in lettere moderne e specializzato in filologia moderna alla Federico II di Napoli. Il mio corpo e la mia anima non vanno spesso d'accordo. A quest'ultima devo la necessità di scrivere, filosofare, guardare il cielo e sognare. In attesa di altre cose, vivo.

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