RecItBe
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Rec It Be rappresenta un salto nel passato, un omaggio alla celebre Let It Be dei Beatles. L’idea è nata dai RecLab Studios di Milano di Larsen Premoli che per ben 11 anni si sono impegnati nella fedele riproduzione dell’album dei Fab Four insieme alla partecipazione di ben 73 artisti nazionali che per l’occasione hanno dato vita ad un grande gruppo denominato “Sgt. Pepper’s Only RecLab’s Band”.

Nello specifico, il progetto “Rec It Be” origina il 12 settembre 2019 con l’inizio delle sessioni di registrazione che si protraggono fino a Natale. Le tracce dell’album ripercorrono la linea temporale dei brani originali dei Beatles e mantengono per lo più gli stessi sounds, feeling e strumenti utilizzati nel 1969. Gli arrangiamenti si ispirano alla versione Naked pubblicata nel 2011, quindi senza le aggiunte orchestrali e corali volute da Phil Spector nella versione originale del 1970.

Il disco sarà disponibile in digital download e sulle piattaforme streaming a partire da venerdì 8 Maggio. Nella stessa data, anche il famoso disco dei Beatles festeggia i cinquant’anni dalla pubblicazione. Aseguire, sabato 9 maggio, ci sarà invece la presentazione dal vivo di Rec It Be alle 20.30 sul palco del Legend Club di Milano, in Viale Enrico Fermi 98. 

L’intero costo del progetto è finanziato da RecLab Studios e ogni ricavo (biglietti del concerto, CD, merchandising, offerte…) sarà donato all’associazione no-profit Oscar’s Angels Italia, che opera con volontari in tutte le principali strutture oncologico pediatriche per portare assistenza, aiuto e momenti di gioia ai bambini e ragazzi affetti da gravi patologie, nonché sostegno ai genitori e alle famiglie.

Rec Lab Studios, RecItBe
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Ai nostri microfoni, Larsen Premoli ci svela qualche curiosità:

Ciao Larsen, buongiorno, siamo felici di poterti avere qui oggi  e di poterne approfittare per chiederti tante curiosità circa il tuo operato. Innanzitutto ti conosciamo per il tuo ruolo di produttore ma sappiamo che sei anche un valido musicista. Com’è che nasce la tua carriera da chitarrista/tastierista? E soprattutto, come si evolve poi nell’ambito della produzione?

«Ciao e grazie dell’invito! Diciamo che è stata un’evoluzione piuttosto naturale… quando il passaggio da bambino studioso del pianoforte ad adolescente ritrovatore di una chitarra in cantina e scopritore di come formulare degli accordi scollandosi dallo spartito di Mozart o Chopin fu inevitabile, iniziai a dedicarmi alla musica pop e rock coltivando passione per lo studio della musica, a prescindere dagli strumenti con cui realizzarla… chitarra, basso, batteria, e in primis i tasti bianco/neri, sono mezzi, poi il linguaggio è univoco. Già alle medie avevo una postazione di home recording piazzata sul balcone di casa dove mi ingegnavo con mezzi poveri e improvvisati per incidere i dischi delle mie prime band… le due passioni si sono evolute e professionalizzate, avrò avuto almeno una trentina di progetti musicali negli anni delle superiori, e nel frattempo ho iniziato a costruirmi un piccolo parco strumentazione e microfoni, che anno dopo anno sono stati messi al servizio non più solo dei miei progetti, ma anche per quelli delle band di amici, fino a farlo diventare un lavoro. Oggi sono prettamente passato “dall’altro lato del mixer” e preferisco dedicarmi ad un settore giovane e indipendente dove c’è ancora creatività e voglia di fare del bello senza gli stupidi paletti dettati dall’evoluzione di un sistema che con la musica non ha davvero più nulla a che fare se non l’etichetta sul campanello. »

Cosa sognavi di diventare da bambino? Le tue idee erano sempre fedeli al mondo della musica oppure no?

« L’archeologo ovviamente!! Quando uscì Jurassic Park non vi lascio nemmeno immaginare che gas! Dopodichè già dagli anni dell’asilo era chiaro che ero fortemente attratto dagli strumenti musicali, in particolare quelli a tastiera o a percussione con le note in ordine… quindi dall’archeologo alla rock-star il passo fu breve e comunque molto precoce. Poi arrivò la mia passione per le registrazioni e il dar forma a 360° a un progetto… boh, probabilmente già all’epoca delle scuole medie in realtà sognavo di fare quello che ormai da un bel pezzo faccio quotidianamente, non ci avevo mai riflettuto! Io credo di aver fatto in tempo a rendermi conto che eravamo sull’orlo del baratro quindi no, le mie idee non erano MAI fedeli al mondo della musica, o meglio al mondo della musica sì, a chi lo gestiva, mai. A 19 anni tentai di spiegare ad un paio di pezzi grossi di un paio di major che era il caso di legalizzare la pirateria dei cd masterizzati ma soprattutto del peer to peer mettendo in free download la musica sui siti degli artisti o meglio ancora creando una piattaforma coi cataloghi dell’etichetta… free download con spazi pubblicitari in vendita. NB: non c’era youtube, figuriamoci spotify, itunes e via dicendo… sarebbero arrivati prima i discografici, che invece han lasciato nelle mani di società terze che sulla musica lo scouting e la produzione investono ZERO, ma semplicemente succhiano denaro dei pochi proventi, avendone denigrato il valore imponendo prezzi ridicoli o gratuità di streaming, facendone business su piattaforme di servizio che potevano serenamente essere gestite e sviluppate direttamente dai discografici o dagli artisti. »

Chi ti ha ispirato? musicalmente parlando

« Chi mi ha ispirato musicalmente… domanda difficile, ho avuto periodi molto diversi di ascolti molto diversi, dal prog mainstream sono andato a ritroso attraverso band di nicchia, fino al prog vintage, per arrivare agli anni 70, i Queen, i Floyd, e poi arrivare ai Beatles, per capire che loro avevano già fatto tutto, e dopo è stato solo rimaneggiamento e forme di evoluzione rivisitata. Mi ha ispirato tutto ciò che è musicale di contenuto, non ho grande interesse per il concetto di canzone (le liriche dei brani non mi interessano, a differenza delle linee melodiche e del suono della voce che sono sempre il main focus dei miei ascolti…)… Quando la musica diventa messaggio, o porta con sè un significato comunicativo importante è bellissimo, ma quando questo è l’arrosto a discapito del linguaggio musicale esecutivo-compositivo, no grazie, non fa per me, mi leggo un saggio o un libro di poesie piuttosto, e mi metto sotto un disco di musica che scelgo io. »

Quando e come nasce Rec Lab Studios? In che modo hai scelto il nome del tuo studio di registrazione?

« Undici anni fa, con tre amici, abbiamo messo assieme le energie in una piccola società di Live Recording, quindi registrazioni di spettacoli dal vivo… le cose andavano bene e spesso ci veniva chiesto di postprodurre le registrazioni oltre alla semplice consegna delle tracce… qui l’esigenza di avere uno spazio (in origine l’idea era solo una regia)… e così abbiamo trovato questo posto già insediato di sale prove, scuola di musica e servizi, che aveva spazio da dedicare a nuove attività, e dalla regia alla sala di ripresa il passo è stato breve… L’allora “LIVE REC” aveva un neonato laboratorio di recording… e quindi fu semplice e immediato “REC LAB”! Oggi sono rimasto l’unico amministratore degli studi, che son divenuti due, quindi già da qualche anno il brand è stato rinnovato in “RecLab Studios”. »

L’idea di riportare in vita i Beatles con Rec It Be è assolutamente fantastica. Come ti è venuta in mente? E soprattutto, data la moltitudine di canzoni dei Beatles, una più bella dell’altra, in che modo hai selezionato i pezzi da inserire nell’album?

« Grazie!! Dunque, diciamo che questo è il secondo capitolo di un progetto già avviato nel 2017 in occasione dell’VIII anniversario di RecLab in cui riportammo l’VIII album dei PinkFloyd “The Dark Side of the Moon”. Quest’anno XI anniversario e quindi serviva un XI album… Let it Be non è l’ XI album pubblicato dai Beatles, ma se si considera che è stato inciso prima di Abbey Road ecco svelato l’arcano ed ecco che i conti tornano! La Tracklist dell’album è la scaletta originale di Let it Be in cui è stata ripristinata “Don’t Let Me Down”, originariamente tagliata da Spector durante la finalizzazione dell’album (ma si può?!?!), mentre per ciò che concerne strutture versioni e arrangiamenti ci siamo ispirati alle versioni ripulite e più fedeli allo spirito degli artisti della versione 2011 “Let it Be – NAKED” pubblicata da McCartney riprendendo in mano i master originali e dandogli una forma più vicina alle sue intenzioni, travisate da Phill Spector il produttore affidatario della finalizzazione del disco nel 1970. »

Cosa ti aspetti dal concertone del 9 Maggio?

« Di rincontrare un centinaio di bellissimi musicisti che adoro, trovarsi tutti assieme, cenare assieme, e poi alternarsi su un palco facendo musica, senza le angosce e gli stress spesso presenti nell’economia del fare live-music oggi, ma solo col sorriso la voglia e la responsabilità di divertirsi e divertire, per una causa bellissima, per i bimbi e le famiglie assistite negli ospedali dall’associazione per cui ci dedichiamo al progetto, e per celebrare la più grande band della storia, e i cinquant’anni dal coronamento della loro carriera. »

Quali sono i criteri con cui scegli le tue partnership? O meglio, quali sono le qualità che una band deve assolutamente avere per conquistarti e poter collaborare con Te?

« Fatta la premessa fondamentale che spesso passa fraintesa, ovvero che RecLab Studios è una struttura dove la nostra esperienza e i nostri mezzi sono a disposizione di chiunque lo desideri, e mi vanto di sottolineare, con delle tariffe di assoluta abbordabilità, è pur vero che negli ultimi anni, sempre con maggior frequenza, mi è capitato di investire il mio tempo in favore di alcune realtà artistico-musicali che mi son piaciute e sulle quali ho deciso di investire. Le formule di produzione o co-produzione con le quali approccio queste partnership sono volte a quantificare il valore artistico-esecutivo della produzione di un master  con le possibilità economiche dell’artista: ipotizziamo che che passi da me una band con un album pronto da registrare di grande bellezza e la band abbia a disposizione 4 monete, e valutiamo assieme che per rendere giustizia nella forma alla bellezza contenutistica di questi brani si necessitino l’equivalente in tempo da dedicargli di 8 monete, diventiamo soci alla pari e metà della produzione viene sostenuta da RecLab. In questi casi lascio agli artisti il 100% dei diritti su autorato ed edizioni, e rinuncio ai diritti di sfruttamento per lo streaming e i guadagni delle copie vendute in auto-pubblicazione. Ciò sarebbe un investimento per dare i migliori mezzi e possibilità di forma a qualcosa che valuto essere di grande validità artistica e compositiva, trovo inutile lucrare sui piccoli introiti con cui l’artista deve campare fino alla prossima incisione. In tal senso non sono, e non desidero divenire un’etichetta discografica, trovo immorale mescolare i ruoli come tanti studi o agenzie di servizi travestiti da etichette, o editori travestiti da promoter, o promoter travestiti da discografici, quasi tutti dopolavoristi, han fatto e continuano a fare. A ognuno il suo, e poi diciamocelo, oggi chi ha la possibilità di farlo, dovrebbe per principio investire su qualcosa di bello anche solo pro-bono, se no è finita. »

Cosa consigli ai giovani emergenti che si affacciano per la prima volta in questo settore?

« Trovate qualcosa che vi da fastidio, che vi fa star male, trovate qualcosa che amate e che vi fa star bene: mettetele a riposare in frigorifero. Ora imparate come si fa a comunicare nello stile e fate i vostri i mezzi tecnico espressivi che più si confacciano a voi (alias, STUDIATE!). Quando padroneggiate linguaggio e tecnica, mettetevi davanti a uno specchio e imparate a piacervi, non con l’ottica di piacere a qualcun altro ma con l’ottica critica del piacere a voi stessi senza se e senza ma. Bene riaprite il frigo, e ora date forma espressiva ai contenuti che avete messo da parte. Portateli a qualcuno che abbia mezzi e competenza di plasmare la forma e il contenitore su di voi, e non su loro stessi, per conferire le migliori possibilità di forma ai vostri contenuti. Bene, e ora ricordatevi che tutto quello che avete fatto fino a qui l’avete fatto per voi stessi, che vi ha fatto crescere, vi ha fatto star bene il fatto di dedicarvici e portarvi a compimento in ogni sua fase, quindi non nutritevi del riscontro di terzi… mettete pure tutto a disposizione di un pubblico, raccogliete i pareri, i consigli, gli apprezzamenti, le critiche, tenetene pure conto se li ritenete interessanti o costruttivi, ma a parte questo, continuate fin tanto che ne avete tempo e mezzi a dedicarvici perché avete qualcosa da dire e coltivate continuamente i migliori mezzi e tecniche per farlo, per farlo bene, e per farlo per voi stessi.

Il mondo dovrebbe mettere in aree protette chi si occupi di produrre bellezza, dargli un tetto, dargli sostentamento, sfamarlo. Invece solitamente li considera dei pazzi, dei perdi tempo, e tende ad idolatrare chi il concetto di bellezza l’ha plasmato a suo uso e consumo. Fatelo per voi stessi, e non badatevi di chi non capisce quanto voi stiate bene, o quanto voi stiate male, ma soprattutto quanto voi siete vivi. »

Piani per questo 2020? Puoi spoilerarci qualcosa al riguardo?

« RecLab ha le sue agende di prenotazione quasi sold out per il primo semestre… per un po’ siamo a posto. Nel contempo ovviamente sarò dedito anima e corpo fino al 9 maggio a questa lunga attraversata trimestrale che ci porta al 50° di Let it Be. Senz’altro il 10 maggio dormirò tutto il giorno.

Dall’11 maggio parto con nuovi progetti: sto progettando una piattaforma reamping.it per mettere a disposizione con pochi click da ogni parte del mondo la nostra ormai ampissima collezione di amplificatori, così che un chitarrista o bassista possa registrarsi da casa e poi avvantaggiarsi della resa sonora del nostro lab senza prendere un aereo. Sto seguendo qualche nuovo progetto artistico a cui non vedo l’ora di dedicarmi a pieno, un paio di band, e una fanciulla talentuosissima. E poi voglio costruire una riserva protetta per la musica, dove chiudercisi dentro con chi vorrà, dove produrre bellezza senza mettersi alla mercè della vergognosa guerra dei numeri, delle piattaforme streaming, dei fottuti social network, un posto dove staremo in pochi, ma realmente interessati, rispettosi di cosa si fa e di chi lo fa, dove ci sarà spazio per tutti ma dove alla fine saremo in pochi perchè sarà solo per chi condivide  e segue i consigli del punto 7… dove nessuno verosimilmente diventerà ricco di quei valori incisi su carta filigranata ma lo sarà di un qualcosa con la qual valuta non avrebbe alcun potere d’acquisto. E poi chi lo sà… ne penso cento al giorno e tendo a farle tutte, chi può dirlo, siamo solo a Febbraio!!

Grazie per lo spazio e la chiacchierata, vi aspetto per altre 11 settimane ogni Martedì alle 21:00 su YouTube fino a Sabato 9 Maggio dove alla stessa ora vi aspetterò a Milano al LegendClub con un centinaio di artisti per un grande show tutto a tema Beatles: prendete i biglietti che una volta esauriti non ci saranno repliche! »

Sabrina Mautone

Sabrina Mautone
Sabrina Mautone nasce a Napoli il 18 Maggio 1996 e vive a Milano. Giornalista pubblicista laureata in Lingue Moderne presso la Federico II di Napoli e specializzata in Comunicazione e Cooperazione Internazionale per Istituzioni ed Imprese presso l'Università Statale di Milano. Con un master post-lauream in Comunicazione, attualmente si occupa di Giornalismo Radio-Televisivo a Roma.

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