Preraffaelliti Amore desiderio

I Preraffaelliti arrivano a Milano per la prima volta con la mostra Amore e desiderio. Allestita a Palazzo Reale e visitabile fino al 6 ottobre 2019, l’esposizione si rivela essere un suggestivo cammino dentro l’universo e la poetica del movimento. Il curatore Carol Jacobi (curator of British Art, 1850-1915 di Tate Britain), in collaborazione con la Tate Gallery di Londra, ripropone al pubblico ottanta delle opere più famose ed importanti.

I Preraffaelliti e il 1848: dalla rivoluzione politica a quella artistica 

Il 1848 è un anno spartiacque per il futuro dell’Europa: rivoluzioni sociali, proteste popolari, richieste di indipendenza e libertà riecheggiano quasi ovunque, in cerca di ascolto ed approvazione. In un’epoca come questa, densa di trasformazioni e in continua trasformazione, ogni valore come il lavoro, l’amore, la fede, la religione e l’arte, chiede di essere ridefinito. Un gruppo intraprendente di sette studenti intuisce la portata del fenomeno, e cavalcando l’onda rivoluzionaria del momento, produce all’unisono una rivoluzione dal sapore non politico, ma artistico.

La “rivoluzione artistica” prende il nome di Confraternita dei Preraffaelliti, un gruppo artistico al quale aderiscono inizialmente i pittori William Holman Hunt (1827-1910), John Everett Millais (1829-1896) ed il poeta e pittore Dante Gabriel Rossetti (1828- 1882). La sigla PRB (Pre-Raphaelite Brotherhood) sarà la firma distintiva dell’intero movimento, a cui prenderanno parte altre personalità: il pittore James Collinson, lo scultore Thomas Woolner e i critici d’arte W.M Rossetti (1829-1929) e F.G. Stephens (1828-1907).

Il sogno e l’aspirazione dei giovani Preraffaelliti sono semplici: liberare la pittura britannica dalle convenzioni e dalla dipendenza dai vecchi maestri. La sfida è quella di recuperare un’arte spontanea ispirata alla natura, identificata con l’arte dei pittori vissuti prima di Raffaello Sanzio, considerato il capostipite dell’Accademismo. Ma non si tratta di compiere una mera imitazione di stile, ma di seguirne l’aderenza alla natura, nella quale i Preraffaelliti scorgevano un’intrinseca poesia. Le tematiche, così come i tratti stilistici, sono facilmente riscontrabili in tutte le opere preraffaellite: brillantezza del colore, realismo pittorico terso e minuzioso, attenta e minuziosa cura per i dettagli, semplicità nella scelta dei soggetti ed espressività nell’espressione dei volti.

Il percorso espositivo tra Amore e desiderio

Il percorso espositivo “Amore e desiderio” presenta al pubblico, in un’ottica completamente universale, il mondo artistico e i valori dei singoli artisti. La mostra, si rivela essere un racconto non tanto dell’arte ma della poetica stessa degli artisti, la quale presenta alcuni tratti in continuità con la tradizione ed altri orientati verso l’innovazione.

Le tematiche in mostra in “Amore e desiderio” spaziano su più campi: dall’amore al desiderio, dalla fedeltà alla natura alla sua fedele riproduzione; dalle storie medievali alla poesia, al mito e alla bellezza in ogni sua forma. La poetica preraffaellita appare così vicino a quell’idea di modernità medievale che tanto caratterizza la cultura italiana pre- rinascimentale.

Preraffaelliti Amore desiderio
Dante Gabriel Rossetti (1828-1882), Il sogno di Dante alla morte di Beatrice, 1856 – Acquerello su carta, cm 48,7 x 66,2 – Tate: Bequeathed by Beresford Rimington Heaton 1940, © Tate, London 2019.
 
John Brett (1831-1902), Veduta di Firenze da Bellosguardo, 1863, Olio su tela, cm 60 x 101,3 – Tate: Presented by Thomas Stainton in memory of Charles and Lavinia Handley-Read 1972 – ©Tate, London 2019.

Tra gli ottanta capolavori in mostra, troviamo anche dipinti iconici, che difficilmente escono dal Regno Unito per essere prestati, come: Ofelia di John Everett Millais, Amore d’aprile di Arthur Hughes, Lady of Shalott di John William Waterhouse.

Arthur Hughes (1832-1915), Amore d’aprile, 1855-56 – Olio su tela, cm 88,9 x 49,5 – Tate: Purchased 1909, © Tate, London 2019.
John William Waterhouse (1849-1917), La Dama di Shalott, 1888 – Olio su tela, cm 153 x 200 – Tate: Presented by Sir Henry Tate 1894, © Tate, London 2019

L’Ofelia di John Everett Millais, simbolo di avanguardia

John Everett Millais dipinge uno dei suoi massimi capolavori: Ofelia (Ophelia) tra il 1851 e il 1852. Nella scena artistica il quadro si impone come un simbolo di avanguardia e promotore di una estetica, in quanto contiene i precetti di un’arte innovativa ed originale. 

John Everett Millais (1829-1896), Ofelia, 1851-52 – Olio su tela, cm 76,2 x 111,8 – Tate: Presented by Sir Henry Tate 1894, © Tate, London 2019.

Ispirato all’atto IV scena VII dell’Amleto di William Shakespeare, il dipinto raffigura il momento in cui la giovane Ofelia, dopo l’assassinio del padre per mano del suo promesso Amleto, decide di togliersi la vita annegandosi in un fiume. A primo impatto potrebbe apparire come la rappresentazione di una semplice scena di morte e dolore, in realtà la carica simbolica di cui è velata, ci permette di catalogarla come un quadro incipitario di una nuova avanguardia. Ogni dettaglio contiene un significato e nulla viene lasciato al caso.

La natura e in particolari i fiori hanno il potere di raccontare la tragica storia della donna: i ranuncoli rappresentano l’infantilità, il salice piangente si riversa sul corpo come per simboleggiare il pianto di chi viene abbandonato, l’ortica è simbolo di dolore, le margherite di innocenza, la rosa di gioventù e i papaveri, premonitori risaputi di morte.

Ophelia, rappresenta così un capolavoro artistico, ma anche un’icona popolare, presente nella memoria di molti. La sua semplicità iconografica e stilistica la elevano a simbolo e distintivo per l’intero movimento, riuscendo ad irradiare lo spazio circostante di una bellezza disarmante, e allo stesso tempo avvolgente, alla quale lo spettatore non può sottrarsi. 

La mostra “Amore e desiderio”, promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, è quindi una possibilità unica di assaporare questa sensazione da vicino, rimanendone folgorati (e si spera non delusi).   

Marta Barbera

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