Jacinda Ardern Nuova Zelanda
Fonte immagine: Wikimedia Commons

Jacinda Ardern vs. Judith Collins, Lady di cuore contro Lady di ferro, è stata la sfida giocata in Nuova Zelanda lo scorso 17 ottobre: due donne alla corsa per la guida del paese. Jacinda Ardern, leader dei laburisti, ha avuto la meglio sulla sfidante leader del National Party, il partito conservatore neozelandese. La gestione concreta di situazioni critiche, ultima la pandemia, le ha permesso di guadagnare ancora più credibilità e di essere eletta per la seconda volta. Genere, età e sesso non sono valori, risolutezza ed empatia sì. Ma chi è Jacinda Ardern e quale futuro si prospetta oltreoceano?

Uno sguardo al passato

Il 26 ottobre 2017 Jacinda Ardern vince le elezioni in Nuova Zelanda per la prima volta. Ha 37 anni: è la più giovane capo di governo al mondo. Diventa madre dopo pochi mesi e riesce a conciliare vita privata e lavoro: è la prima leader che si presenta all’Assemblea generale dell’Onu a New York portando con sé la figlia di tre mesi.

“Quest’anno faremo parte di tutti quei genitori che ricoprono due ruoli. Io sarò un primo ministro e una mamma mentre Clarke sarà ‘il primo uomo della pesca’ e un papà a casa” (Jacinda Ardern su Twitter)

Sono tempi tranquilli quelli vissuti in Nuova Zelanda nel 2018, ma dura poco. In breve tempo il paese è sconvolto da fatti inaspettati: sono i mesi degli attentati di Christchurch. Cinquanta musulmani sono uccisi da un terrorista australiano, Brenton Tarrant. All’indomani della strage la premier visita la comunità islamica con il capo coperto in segno di rispetto. L’impresa più dura? Tenere unità la comunità. Poco dopo annuncia una legge che vieta la vendita di armi semiautomatiche. Non passano molti mesi per fronteggiare nuovi problemi: è il novembre 2019 quando l’eruzione del vulcano Whakaari provoca diverse vittime. Nulla si può, ma la leader dei laburisti mostra ancora empatia e fermezza.

Jacinda Ardern Nuova Zelanda
Jacinda Ardern in Parlamento con sua figlia (Fonte immagine: CNN.com – Credits: Don EMMERT/AFP/Getty Images)

Jacinda Ardern e la gestione del Coronavirus

Si arriva quindi al 2020, il tempo del Coronavirus. La Nuova Zelanda, a metà marzo, prima di molti paesi, dichiara il confinamento totale. Misure estremamente restrittive e controlli mirati hanno favorito una gestione ottimale del virus, mentre il mondo era nel caos. Dopo aver contrastato la curva epidemiologica a giugno, il paese è riuscito a contrastare anche la seconda ondata. Su una popolazione di 5 milioni di abitanti, ad oggi, i morti sono circa 25. Un ruolo chiave in questi mesi lo ha avuto la comunicazione adottata nella fase dell’emergenza: non contro qualcuno, ma insieme. Toni pacati e rassicuranti, ma anche trasparenza delle informazioni e affidabilità hanno premiato la linea comunicativa di Jacinda Ardern.

Il nuovo governo della leader dei laburisti

Non sono mancate in queste settimane le critiche nei confronti della leader dei laburisti per non aver portato avanti alcuni punti del suo programma relativi a povertà infantile e alla questione dei Maori. Eppure la popolarità raggiunta ha permesso di portare a casa una vittoria schiacciante: grazie a quel 49% di voti i laburisti potranno governare senza la necessità di formare coalizioni. Nonostante ciò si è subito discusso su una possibile alleanza con i Verdi, che hanno conquistato alle elezioni 10 seggi. Il governo sarà il primo in Nuova Zelanda a essere interamente di centro-sinistra, e il Parlamento il più inclusivo di sempre: avrà il più alto numero di componenti Lgbt al mondo. Il nuovo Parlamento conterà un alto numero di donne e minoranze etniche. Tra gli obiettivi del programma spiccano l’emergenza climatica e la povertà infantile, ma non solo.

Con Jacinda Ardern ha vinto la politica della gentilezza

Viviamo in un mondo sempre più polarizzato. Un luogo dove sempre più persone hanno perso la capacità di vedere il punto di vista dell’altro. Spero che questa elezione in Nuova Zelanda abbia dimostrato che questo non è quello che siamo. Che come nazione possiamo ascoltare e discutere. Dopotutto, siamo troppo piccoli per perdere di vista la prospettiva degli altri”. Sono le parole di Jacinda Ardern condivise sui social dopo le elezioni. Parole che sono intenti, perché quella annunciata è una linea ben definita, il tratto di un nuovo modello politico basato su gentilezza e coesione mondiale. Progressista, femminista e inclusiva. Anche per questo la leader è stata spesso considerata una voce controcorrente rispetto alla deriva populista e opposta all’ascesa dei movimenti di estrema destra. La lezione data in questi anni alla politica e al mondo è sotto gli occhi di tutti, chissà se il momento di crisi spingerà a tenere lo sguardo puntato oltreoceano e magari a prendere ispirazione.

Alba Dalù

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