momenti 2018

Il 2018 che stiamo per lasciarci alle spalle non sarà di certo stato un anno calcistico fatto di momenti da incorniciare, né tantomeno da ricordare. Non si sono registrate imprese fiabesche in stile Leicester o salvezze miracolose in stile Crotone; anzi, i trionfi del solito Real Madrid in Europa e della solita Juventus in Italia hanno di certo contribuito a non renderlo un anno eccezionale. Peraltro, i vari congedi di alcuni campioni quali Pirlo, Ronaldinho e Drogba, unitamente agli addii di Buffon e Iniesta alle loro squadre di sempre, saranno ricordati più per la tristezza e la nostalgia trasmessa che per la loro bellezza. Tuttavia, nell’anno della normalità, vale comunque la pena ricordare alcuni isolati ma pur sempre emozionanti eventi che hanno reso il 2018 meno ordinario.

1 – La “remuntada” della Roma contro il Barça

Probabilmente quella del 10 aprile 2018 sarà ricordata per essere stata la più grande partita della Roma in Champions League. Un’impresa inimmaginabile dopo il disastro del Camp Nou, dove quel 4-1 a favore del Barcellona aveva se non eliminato, fortemente ridotto le speranze dei giallorossi di approdare in semifinale. Consapevoli di ciò erano anche i blaugrana di Lionel Messi, scesi in campo all’Olimpico con una mentalità da vacanza di primavera, ignari del fatto che lo Stadio si sarebbe trasformato nel corso del match in un vero e proprio Colosseo, dove il pubblico avrebbe incitato senza sosta e con tutte le sue forze i suoi 11 gladiatori. Il gol di uno straordinario Dzeko dopo appena 6 minuti lascia già intendere che sussistevano i presupposti affinché la serata assumesse i contorni di una pazza e indimenticabile notte di Champions. Il raddoppio di un mai così fiducioso De Rossi a metà secondo tempo rafforza le consapevolezze dei giallorossi di poter passare il turno ed eliminare i pluricampioni d’Europa. Il minuto 82′ è quello dell’apoteosi: Manolas brucia tutti sul tempo e stacca di testa mettendo il pallone alle spalle di Ter Stegen. 3-0. Remuntada completata, proprio davanti a coloro che hanno coniato l’ormai famosissimo termine utilizzato in circostanze dove è richiesto il massimo delle forze al fine di ribaltare un difficile risultato. Eppure, Roma-Barça non sarà solamente ricordata come la partita che ha condotto la Roma in semifinale di Champions, dove non la si vedeva da più di 30 anni, ma anche come la serata che ha unito un intero paese, al di là delle fedi calcistiche e delle storiche ed a volte eccessive rivalità che separano alcune tifoserie. La Roma ha infatti ricevuto i complimenti e la stima di tutti i club storici rivali e la simpatia di tutti i tifosi d’Italia, proprio come se fosse la Nazionale di calcio.

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2- CR7 e la Juve: quel sottile filo tra la rovesciata e la firma

È il 3 aprile 2018. All’Allianz Stadium si disputa l’andata dei quarti di finale di Champions tra Juventus e Real Madrid. Al minuto 64′ il mondo del calcio assiste ad uno di quei gesti atletici di rara bellezza, di quelli che si vedono sui poster da affiggere nella propria cameretta, di quelli che lasciano a bocca aperta avversari e tifosi: una rovesciata preceduta da un’elevazione incredibile e caratterizzata da una eccezionale precisione. Non solo è il gol del 2 a 0 del Real Madrid, è piuttosto il gol che segna l’inizio della storia d’amore tra Cristiano Ronaldo e la Juventus. A seguito della marcatura, infatti, il pubblico torinese si alza in piedi per applaudire l’incredibile giocata del fuoriclasse portoghese, che risponde con una mano sul cuore in segno di ringraziamento. A tre mesi di distanza saranno proprio quei ricordi a spingere CR7 a firmare il contratto del secolo, quello che lo legherà alla Juventus per le successive 4 stagioni. Un pluripallone d’oro, pluricampione d’Europa, uno dei calciatori più forti di sempre fa la sua scelta e approda nel campionato italiano, dando slancio e visibilità ad un torneo che negli ultimi anni stava perdendo il suo fascino sul piano internazionale e che grazie al suo arrivo è ritornato ad essere seguito in tutto il mondo. Il gol del secolo, seguito dal colpo di mercato del secolo: la sottile linea che lega i due eventi fa sì che gli stessi saranno ricordati per sempre in maniera inscindibile.

3- La Francia sul tetto del mondo… e l’impresa sfiorata della Croazia

A dirla tutta, per noi italiani, da sempre nemici calcistici dei Bleus, non è stato affatto un bel momento. Eppure, è un dovere identificarlo come parte della Best of 2018: il 15 luglio 2018 la Francia di Didier Dechamps si è laureata campione del mondo per la seconda volta nella sua storia. La finale disputatasi a Mosca ha mostrato, da un lato, la enorme forza della compagine d’oltralpe, fatta di giovani promesse e di talenti smisurati, dall’altro, il cuore e la tenacia di una Croazia che, seppur sconfitta, non ha nulla di cui rimproverarsi dopo aver disputato una Coppa del Mondo a dir poco straordinaria. Se i numeri di Mbappé, Griezmann e Pogba hanno lanciato un messaggio a tutte le contendenti su chi sarà la squadra da battere nelle prossime edizioni, le giocate di Modric, Mandzukic e compagni hanno fatto sognare milioni di telespettatori e fatto battere milioni di cuori, per via della caparbietà con cui gli stessi sembravano disposti a dare la vita in ogni partita. La finale, replay della semifinale di Francia ’98, doveva essere la rivincita dei biancorossi, il cui sogno di arrivare fino in fondo era stato spezzato 20 anni prima dai Bleus guidati all’epoca da Zinedine Zidane. E invece, ancora una volta, è la Francia a prevalere: stavolta in campo non c’è Zidane, né Dechamps, che se 20 anni fa era in campo a giocarsi la finale, questa volta è alla guida della squadra come allenatore, ma ci sono tanti nuovi giovani talenti che sembrano essere i protagonisti di una generazione d’oro che non sembra voler fermare qui il suo ciclo. Il 4-2 finale a favore della Francia è il trionfo di un gruppo che sin dall’inizio ha dimostrato la sua forza, grazie ad una solida difesa, un impenetrabile centrocampo e un attacco dalla rapidità esplosiva. Il trionfo di un gruppo che sarà anche ricordato per la sua multietnicità: su 23 giocatori, 16 sono di origine africana.

4- Boca-River: il Superclasico più atteso

Dopo anni di incroci nella fase ad eliminazione diretta del torneo, il tabellone della Copa Libertadores ha finalmente permesso che Boca Juniors e River Plate si scontrassero nella più importante delle sfide, la più attesa, la più affascinante: la finale. Mai nella storia era successo che le due squadre di Buenos Aires, acerrime nemiche, si trovassero una di fronte all’altra nell’appuntamento più importante dell’intera Coppa. È stata subito definita la final histórica, la partita che tutti hanno atteso per anni, un evento irripetibile ma allo stesso tempo uno spot infallibile per il calcio argentino e lo Sport in generale. Tuttavia, le due tifoserie sono riuscite nell’impresa di trasformare un appuntamento del genere nella più grande occasione persa per l’intero popolo argentino: tafferugli nei giorni e nei momenti precedenti la partita di ritorno hanno fatto sì che essa si disputasse in un altro paese, precisamente in Spagna, al Santiago Bernabeu di Madrid, dopo che l’andata si era “regolarmente” svolta alla Bombonera. Eppure, al di là dei suoi lati negativi, ciò che preme sottolineare è l’entusiasmo e la verve generata da questo evento. Tutto il mondo sportivo si è schierato da un lato o dall’altro di Buenos Aires, ricordando le origini di entrambi i club e il loro rapporto con le tifoserie, l’attenzione mediatica della partita è stata incredibilmente alta da suscitare interesse persino negli Stati Uniti. Perché Boca-River in finale di Copa Libertadores è stato qualcosa di più di un semplice scontro tra due club della stessa città, qualcosa di più della normale partita di campionato o di coppa, è stata la partita delle partite, lo scontro finale tra le due eterne rivali nel palcoscenico più importante: la resa dei conti tra due diverse fedi, ideologie, sentimenti. Il 9 dicembre la finale di ritorno a Madrid ha decretato la vittoria del River, che ha battuto gli odiati cugini per 3-1 dopo il 2-2 dell’andata. Ci auguriamo solo che questo evento possa un giorno ripetersi, senza incidenti, e disputarsi interamente nel posto che merita.

5- Modric: il pallone d’oro che segna la fine di un’era

Dopo 10 anni di duopolio Messi-Ronaldo, il 3 dicembre 2018 Luka Modric ha ricevuto il (criticatissimo quanto) prestigioso premio del pallone d’oro. La scelta dei giudici della rivista francese France Football può definirsi del tutto eccezionale, in quanto rappresenta uno strappo alla regola, in vigore dal 2008, che voleva il campione portoghese e il fuoriclasse argentino quali ormai consueti vincitori del premio. In altre parole, è la prima volta che i due concorrenti per eccellenza vengono giudicati anche per i loro demeriti, quando negli scorsi anni qualcuno aveva accusato gli organizzatori del premio di ostracismo verso gli altri calciatori. Per di più quella di Luka Modric è una storia bella da raccontare, un ragazzo con un’infanzia terribile, fuggito dalla guerra nella ex Jugoslavia ed arrivato grazie alle proprie doti sportive sul tetto del mondo, prima svariate volte con il suo club, il Real Madrid, e infine anche individualmente, con la conquista del pallone d’oro frutto di una Champions League e di un Mondiale vissuti da protagonista. Un premio più che meritato per un giocatore che, oltre ad essere uno dei più forti centrocampisti di sempre, si contraddistingue per la sua umiltà e correttezza, valori che vorremmo vedere in tutti i calciatori. Di storie come qielle di Luka speriamo di sentirne ancora negli anni a venire.

Insomma, per quanto sia difficile racchiudere la storia di un intero anno in soli 5 momenti, quelli selezionati appaiono indubbiamente come i più significativi. La speranza, per il bene del nostro amato Calcio, è di avere, per gli anni successivi, un margine di scelta sempre più ridotto a causa dei (si spera) sempre più numerosi bei momenti che devono caratterizzare lo Sport più bello del mondo.

Amedeo Polichetti

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