Maxmur Kurdistan Iraq Turchia
Fonte: https://www.glistatigenerali.com/integrazione/ambulanza-makhmour-gofundme/

Ancora una crisi umanitaria, ancora con il popolo curdo – che sembra non avere pace – infelice protagonista. Solo qualche mese fa, vi avevamo parlato di Erol, il ragazzo curdo in sciopero della fame contro la dittatura turca. Stavolta siamo a Maxmur (o Makhmur, che dir si voglia), città del Kurdistan iracheno, che comprende un vero e proprio campo profughi dove vivono prevalentemente curdi turchi.

Qui, dallo scorso 19 luglio, circa 13.000 esseri umani sono costretti alla completa immobilità: nessuno può più uscire dal campo, per nessuna ragione, con la conseguente difficoltà nel reperire cibo, nel ricevere cure mediche e nel recarsi a lavoro. Tutto questo a causa di un embargo, cui lo stesso campo di Maxmur è sottoposto dopo l’uccisione – imputata ai ribelli legati al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) – di alcuni emissari turchi ad Erbil e voluto dalle forze di sicurezza del KDP (Partito Democratico del Kurdistan in Iraq).

Dagli attacchi già subiti in passato a quelli di oggi: i motivi dell’embargo su Maxmur

Ma quello del 19 luglio non è stato l’unico attacco a Maxmur. Già il 6 dicembre 2017 e il 13 settembre 2018, la Turchia ha lanciato delle offensive aeree che in tutto hanno causato la morte di 8 persone e il ferimento di svariate altre.

La crisi ha poi ripreso quota lo scorso mese per via di un episodio verificatosi il 17 luglio nel ristorante Huqqabaz, a Erbil, che ha visto la morte di tre dipendenti dei servizi segreti nazionali turchi. Pertanto, dato il riacutizzarsi delle tensioni, le forze militari del Partito Democratico del Kurdistan hanno ritenuto opportuno impedire ogni via di accesso al campo. Questo ha però comportato, come detto, serissimi disagi per la vita dei residenti: chi aveva un lavoro fuori dal campo lo ha perso; non viene permessa l’uscita neanche ai bisognosi di cure mediche urgenti e le scorte di cibo si fanno ogni giorno più scarse.

Chiaramente, il PKK ha negato ogni coinvolgimento dei profughi di Maxmur nella vicenda di Erbil, ma l’accusa della Turchia è suffragata anche da una confessione del delitto che le autorità del Kurdistan iracheno dicono di aver raccolto: quella di Mazloum Dag, ventisettenne militante nel Partito dei Lavoratori.

Una crisi umanitaria che dura da giorni

Da giorni, dunque, il campo di Maxmur deve subire gli effetti delle bombe sganciate dai turchi lo scorso 19 luglio. Mentre le pressioni crescono, aumenta di pari passo anche l’isolamento dei residenti, che sono di fatto abbandonati al proprio destino.

Le cronache di quella notte di attacchi raccontano di tre esplosioni, avvenute verso mezzanotte, che hanno causato feriti (fortunatamente non gravi) e danni al terreno (con distruzione di vigneti e frutteti). Inoltre, non è un caso che questo attacco sia avvenuto il 19 luglio, la data che ricorda l’inizio della rivoluzione in Rojava sette anni fa. Peraltro, il campo di Maxmur rappresenta una delle applicazioni pratiche di quel confederalismo democratico cui il popolo curdo aspira da sempre.

Si può dunque ipotizzare che l’offensiva turca abbia sì avuto l’obiettivo di ”vendicare” la morte dei suoi tre emissari, ma anche quello di provocare dal punto di vista ideologico una popolazione molto orgogliosa e tentare di mettere fine a quella pratica rivoluzionaria in atto nel campo profughi di Maxmur. Lo si deduce anche dal fatto che molti residenti del campo profughi siano reduci dalla repressione turca del 1994, periodo in cui la rivalità tra PKK e Turchia era molto accesa.

Una situazione critica e un comunicato ufficiale: ecco cosa chiedono i residenti di Maxmur

La gravità della situazione ha spinto gli organi rappresentanti del campo ad emanare un comunicato ufficiale. Nella nota, i residenti di Maxmur ci tengono a sottolineare la venuta meno dei loro diritti fondamentali, che in questo modo vengono pesantemente violati dalla Turchia. La popolazione è infatti oggetto di discriminazioni, molestie e pressione psicologica. Come se non bastasse, nel comunicato ci si appella anche alle organizzazioni internazionali, reputate complici della crisi per aver ignorato la situazione. Per avere un’idea di quanto il pericolo sia reale, ecco riportato integralmente il comunicato dei curdi (traduzione a cura di Rete Kurdistan):

<<Noi, i residenti del campo Maxmur, crediamo che gli attacchi e l’aggressione da parte dello Stato turco contro di noi si intensificheranno fino a quando il governo iracheno e le Nazioni Unite (ONU) resteranno in silenzio. Abbiamo scritto ai rappresentanti delle istituzioni rilevanti molte lettere e pubblicato numerose dichiarazioni sull’embargo in corso e la situazione che si va deteriorando, ma il silenzio collettivo su questa minaccia alla vita umana persiste. Finora né il governo dell’Iraq né l’ONU hanno mostrato alcuna reazione all’illegittima aggressione perpetrata dallo Stato turco. Secondo il diritto internazionale, gli attacchi aerei turchi sono una chiara violazione della sovranità dell’Iraq e contravvengono gli accordi internazionali dell’ONU e dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHRC), che hanno il compito di proteggere persone rifugiate, espulse e apolidi.

Nostro appello urgente:

Chiediamo all’ONU e in particolare all’UNHCR di fare il proprio dovere e di agire per il rispetto del diritto internazionale e delle convenzioni e di chiedere conto alla Turchia dei suoi attacchi al campo Maxmur, dove vivono oltre 13,000 rifugiati. La Turchia stessa è firmataria della Carta dell’ONU e di accordi internazionali sui diritti umani.

Chiediamo all’ONU di garantire immediatamente che l’embargo sul campo Maxmur venga tolto e che il campo Maxmur abbia accesso a rifornimenti di cibo e cure mediche.

Chiediamo la fine dell’aggressione militare turca contro il campo Maxmur. Se alla Turchia viene permesso di agire impunita, continuerà a prendere di mira i residenti del campo Maxmur, causando altre morti e distruzione.

Il governo dell’Iraq deve assumersi la responsabilità per crimini commessi contro civili che vivono all’interno dei confini dell’Iraq e che ora sono bersaglio di attacchi aerei per i quali viene usato lo spazio aereo iracheno. Per questo ci appelliamo al governo dell’Iraq perché agisca contro questa violazione della sua sovranità.

Facciamo appello alla comunità internazionale, ai difensori dei diritti umani e alla società civile perché reagiscano contro le azioni illegali, mortali dell’aggressione militare della Turchia contro il campo Maxmur>>.

Un quadro drammatico di quanto accaduto al popolo del Kurdistan negli ultimi giorni. Una situazione che non può – e non deve – più essere ignorata.

Samuel Giuliani

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