Smashing Pumpkins, la vena melodrammatica di una band senza età
Fonte: Rockon.it

Gli Smashing Pumpkins sono un gruppo alternative rock/grunge di Chicago tra i più influenti degli anni Novanta. La band, attualmente composta da Billy Corgan (voce, chitarra, basso e tastiere), James Iha (chitarra, basso, cori), Jeff Schroeder (chitarra e tastiere) e Jimmy Chamberlin (batteria) ha alle spalle una decina di album in studio, circa settecento canzoni tra cover, inediti, b-sides e lavori mai ultimati e cinque ex-componenti.

Gli Smashing Pumpkins nascono nel 1988 da un’idea di Corgan e Iha ed iniziano a farsi conoscere ed apprezzare dal grande pubblico con il disco d’esordio “Gish”, registrato a cavallo tra il 1990 e il 1991. Fin dagli albori della loro carriera, le Zucche propongono musica tendenzialmente simile al grunge con qualche sfumatura che strizza l’occhio all’heavy metal anni Settanta e al noise rock. Al di là del loro stile unico ed inconfondibile, ciò che colpisce maggiormente all’ascolto è la particolare impostazione vocale del cantante e la profondità dei testi caratterizzati da una marcata inclinazione malinconica, elemento che li contraddistinguerà fino alle recenti produzioni.

Con il successivo “Siamese Dreams” uscito nel 1993 cominciano a spaziare verso un hard rock maggiormente melodioso, abbandonando l’influenza metal e dando più spazio a chitarre acustiche e tastiere. Considerato dalla critica il “poster dell’America disfunzionale”, il secondo lavoro in studio del Smashing Pumpkins mette ancor più in risalto le doti tecniche del collettivo rispetto al precedente. Dal punto di vista commerciale, il disco ha venduto oltre sei milioni di copie in tutto il mondo sorreggendo la formazione originaria dell’Illinois nell’Olimpo della scena alternative mondiale.

Il 1994 è l’anno di “Pisces Iscariot”, album che conferma l’ottimo riscontro in termini di vendite di “Siamese Dreams”. Contemporaneamente iniziano a nascere i primi conflitti all’interno degli SP a causa di motivazioni alterne: in fase di registrazione i membri disertano la sala prove lasciando il loro frontman da solo a completare le tracce. Fatta eccezione per due dei brani in esso contenuti scritti da James Iha, il susseguente “Mellon Collie And The Infinite Sadness” (1995) è principalmente frutto del genio di Billy Corgan che si spinge verso un sound tendente al classic rock.

La copertina di “Mellon Collie And The Infinite Sadness”, album capolavoro degli Smashing Pumpkins

Tre anni dopo esce “Adore” (1998) seguito a distanza di due anni da “Machina/The Macines Of God” (2000), lavori che rinnovano ulteriormente lo stile degli Smashing Pumpkins: il basso e le batterie elettroniche relegati finora a puro e semplice strumento di accompagnamento ricevono uno spazio preponderante, così come le dolci melodie delle tastiere che affiancano gli elaborati virtuosismi delle chitarre. Nel frattempo i problemi interni aumentano, sino ad arrivare all’imminente punto di rottura.

Malgrado lo scioglimento, William Patrick Corgan decide di pubblicare nel 2001 il seguito dell’ultimo album “Machina II/The Friends And The Enemies Of Modern Music”; non trovando consensi da parte della casa discografica lo diffonde in rete. Visto lo scarso successo ottenuto e il mancato appoggio da parte degli ormai ex-colleghi, il cantautore e musicista ripose ogni speranza intrapendendo la carriera da solista.

All’incirca sei anni dopo la rottura, gli Smashing Pumpkins si riappacificano e tornarno sui propri passi annunciando la pubblicazione di “Zeitgeist” (2007), perfetto connubio tra rock e pop sperimentale. A conferma del ritrovato equilibrio la consecutiva uscita di ben tre dischi, ossia “Oceania” (2012), “Monuments to an Elegy” (2014) ed infine “Shiny and Oh So Bright, Vol. 1 / LP: No Past. No Future. No Sun” (2018) che segna, al netto di D’Arcy, la riproposizione della formazione originale in quasi vent’anni.

Per nulla domi, i chicagoans lo scorso febbraio hanno lasciato trapelare la premeditazione di pubblicare un doppio album entro fine anno. Dal momento che nel titolo dell’ultimo disco capeggia un bel “Vol.1” ad avvisare i fans che non è per nulla finita, le intenzioni degli Smashing Pumpkins sono alquanto intuibili già dal principio. Ciò che lascia col fiato sospeso è l’attuale mancanza di una data di divulgazione certa (ad oggi solamente i tanto chiacchierati e ambigui countdown apparsi sui canali social).

Tra le mille irresolutezze in merito, quel che lascia ben sperare in un lavoro discografico di una portata non indifferente sono le recenti dichiarazioni del leader dei Pumpkins che ha affermato di aver pronte ben ventuno tracce. La ratifica è arrivata poi da Jeff Schroeder, il quale ha asserito che qualcosa di grande e diverso dal solito bolle nel pentolone.

Ascoltando i due nuovi inediti Cyr” e “The Colour Of Love”, di cui sono stati rispettivamente pubblicati il videoclip e l’audio-video , sembrerebbe che lo storico chitarrista e tastierista degli Smashing Pumpkins non abbia tutti i torti: pur essendo antitetici tra loro, i brani anticipazione del prossimo double disc sono la prova dell’accentuata attitudine melodica del collettivo statunitense.

Pur presentando sonoramente un’estetica retrò piuttosto vicina alla musica dance e una strumentazione che si discosta da quanto eravamo abituati, analizzando unicamente il contenuto del testo, il primo singolo “Cyr” ha tutti i tratti distintivi del gruppo alt rock. Scritto in risposta all’attuale stato di isolamento causato dalla pandemia, attraverso il brano gli Smashing Pumpkins vogliono farsi portavoci della sete di escapismo dalla nuvola nera emotiva che in questo dato periodo ingloba ogni individuo non lasciando possibilità di scampo.

Nel secondo singolo “The Colour Of Love” la band assume un suono maggiormente convenzionale ed in linea con le proprie radici. Ritmo di batteria trascinante guidato dal synth e presenza della chitarra per l’occasione scarna sono le principali peculiarità del brano. Per quanto contenga molti elementi tipici della musica pop, senza ombra di dubbio la canzone rimanda ai vecchi fasti.

A dispetto dell’incedere del tempo, dei numerosi cambi di line up e delle varie diatribe interne che li hanno portati più e più volte a reinventarsi, gli Smashing Pumpkins hanno dimostrato ancora una volta la propria autenticità, nonchè una forte coscienza delle idee e delle convinzioni a cui rapportarsi. In un’industria musicale odierna noncurante del gusto ricercato di un artista ma attenta quasi unicamente a soddisfare le esigenze di un’ampia porzione di mercato, la lezione impartita da Billy Corgan e soci non è da prendere sotto gamba.

Vincenzo Nicoletti

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