Ambiente e sovranismo: l'impronta ecologica della stoltezza di CasaPound
Immagine: ilprimatonazionale.it

Da qualche tempo a questa parte si assiste ad un timido approccio ambientalista da parte del mondo sovranista. Giovedì 30 luglio si è concluso il festival “L’Augusta: la Fortezza delle Idee” organizzato da CasaPound Italia nel centro storico di Lucca, con un tema che ormai sembra essere diventato il nuovo spot politico di tutti i partiti italiani, dalla confusa e sempre più divisa estrema sinistra alla avvilente, antiscientifica e imbarazzante estrema destra. “Il business dell’ambiente: oltre Greta e i gretini“: il titolo della serata di chiusura del suddetto festival è l’emblema della manifesta stoltezza che ormai è una costante negli appuntamenti di taluni movimenti. CasaPound è solo l’ultimo dei gruppi politici che cerca di sfruttare, senza alcun successo, il tema della tutela ambientale per meri fini elettorali, piuttosto che ideologici e politici. Se però è ampiamente dimostrato che l’anticapitalismo e l’ecologia vanno spesso di pari passo, la domanda a cui bisogna provare a rispondere quando assistiamo a convegni finto-ecologici della destra, in particolare di quella estrema, è una: può esistere una correlazione tra salvaguardia dell’ambiente e sovranismo?

Il sovranismo è per natura anti-ecologico

Con il termine sovranismo si indica quella posizione politica secondo cui è necessario porre un limite alle dinamiche della globalizzazione e alle politiche sovranazionali mettendo in pratica politiche di riconquista e difesa della sovranità nazionale. Basterebbe tale definizione per rispondere alla domanda di cui sopra. Seppur tramite l’assunzione di politiche ecologiche messe in campo dai singoli Paesi, la salvaguardia dell’ambiente non può e non deve limitarsi al concetto di tutela di un determinato territorio. Quel che la stoltezza dei sovranisti vorrebbe far passare come “ambientalismo di destra” non è altro che il frutto di un tasso di analfabetismo funzionale che, proprio ai fan del sovranismo, non permette di comprendere la questione complessiva della crisi ambientale.

Si prendano ad esempio i cambiamenti climatici. Senza scendere nei tecnicismi scientifici di cui i militanti di estrema destra avrebbero urgente bisogno, secondo l’UNFCCC (Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite) con l’espressione cambiamento climatico si intende «un cambiamento del clima che sia attribuibile direttamente o indirettamente ad attività umane, che alterino la composizione dell’atmosfera planetaria e che si sommino alla naturale variabilità climatica osservata su intervalli di tempo analoghi».

A questo punto è d’uopo sottolineare che sarebbe assurdo anche solo pensare di poter parlare di misure politiche sovraniste a fronte di problemi quali l’alterazione della composizione dell’atmosfera dell’intero globo. È proprio per questo motivo che le azioni che i singoli Paesi hanno il dovere di intraprendere per fronteggiare tale crisi debbano necessariamente provenire da uno o più enti scientifici internazionali, da uno o più governi sovranazionali che tengano conto dell’obiettivo unico dell’ambientalismo, ovvero quello inerente la salvaguardia dell’ambiente intesa come tutela della biosfera, con cui si indica «quella parte della Terra nella quale si riscontrano le condizioni indispensabili alla vita animale e vegetale». Ambiente è quindi inteso come pianeta Terra e non come singolo territorio nazionale. Non bisogna salvare l’ambiente italiano per salvaguardare il popolo italiano. Non può esistere un «prima l’ambiente italiano».

“Il business dell’ambiente” e le sciocchezze di CasaPound

Ambiente e sovranismo: l'impronta ecologica della stoltezza di CasaPound
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Il business dell’ambiente – oltre Greta e i gretini“: questo il titolo della serata di chiusura de “L’Augusta: la Fortezza delle Idee“, il festival messo in piedi da CasaPound Italia a Lucca. In poco più di un’ora e mezza vari personaggi, tra cui Gian Piero Joime, docente di economia dell’ambiente e del territorio presso la facoltà di Scienze Economiche dell’Università Guglielmo Marconi, hanno espresso opinioni a dir poco confuse sulla questione ambientale, supponendo l’esistenza di un massiccio business economico dietro le energie rinnovabili che spingerebbe personaggi quali Greta Thunberg a sfruttare la difesa dell’ambiente per meri fini propagandistici ed economici.

Sorvolando sulla meschinità degli attacchi a una ragazza di 17 anni (sui quali si è basata gran parte della serata) che, come tutti i ragazzi di quella età, ha utilizzato i social network per lanciare il proprio messaggio, tralasciando l’assurdità di teorie quali «disegni mondialisti che ci rendono schiavi nel silenzio più assoluto», per capire di trovarsi a un convegno di fan del sovranismo senza alcuna visione futura improntata all’ecosostenibilità occorre far luce sulle fondamenta sulle quali si imbastisce l’intero dibattito: la sovranità economica italiana. Ancora una volta il profitto come obiettivo primario delle politiche ambientali. Sono queste le fondamenta del quasi sconosciuto “ambientalismo di destra”, un ambientalismo fondato su un obiettivo che altro non è che la principale causa della crisi ambientale: la crescita economica infinita per il benessere di una sola specie, quella umana che, nel caso dei sovranisti italiani tra cui CasaPound, è ascrivibile a 60,36 milioni di individui, gli abitanti del Belpaese.

Serate come quella svoltasi a Lucca non sono altro che uno spreco di energia e parole che non fanno che creare ancora più confusione su una problematica già di per sé complicata. Quel che i sostenitori del sovranismo non riescono e non vogliono proprio a comprendere è che la chiusura in una sfera di cristallo fatta di conservatorismo e corporativismo, sfocia inesorabilmente nella smania di profitto, e si immette in quella corrente che ci sta già conducendo rapidamente verso la sesta estinzione di massa. Occorrono politiche nazionali sui territori tanto quanto strategie sovranazionali complessive, in un raccordo indispensabile per una battaglia per l’ambiente che non può e non potrà mai essere combattuta singolarmente.

Marco Pisano

Marco Pisano
Sono Marco, un quasi trentenne appassionato di musica, lettura e agricoltura. Da tre e più anni mi occupo di difesa ambientale e, grazie a Libero Pensiero, torno a parlarne nello spazio concessomi. Anch'io come Andy Warhol "Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare". Pace interiore!

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