Domenica 8 febbraio c’è stata la prima giornata di volontariato alla nuova sede a Caiazzo (Caserta) del rifugio antispecista KatyRomeo. Un rifugio antispecista, definito spesso anche santuario, è uno spazio dove gli animali non umani, di solito salvati dal macello o da un altro triste destino, possono trovare un’oasi dove vivere in tranquillità fuori dalle logiche di dominio e sfruttamento. Oltre il barricato della specie, nei rifugi viene dato uno spazio di vita ad animali non umani di ogni tipo, in quanto individui, senza distinzioni di sorta, senza una linea che separa gli animali domestici dagli animali edibili, gli animali degni di una vita lunga dagli animali con una data di scadenza.
La giornata di volontariato è stata organizzata dal collettivo antispecista Spazio animale, che nella prospettiva politica della liberazione animale e di un approccio intersezionale porta avanti una militanza su più fronti, dal volontariato nei rifugi a manifestazioni politiche per le strade cittadine, alla raccolta di testimonianze circa l’oppressione sistemica dell’animale nella nostra società.
Oltre al rifugio KatyRomeo, Caiazzo ospita anche il più conosciuto rifugio della Campania, Serafino e i suoi amici, che da anni si occupa di dare uno spazio di libertà agli animali non umani e di diffondere una cultura che possa porre le basi di una convivenza tra specie.
Chi si occupa del rifugio KatyRomeo e dei cento e più animali futuri ospiti del nuovo spazio è solo una persona, Marco Cocco, che dopo il lavoro dedica il resto delle suo tempo libero alla cura e alla convivenza con gli animali non umani. Noi abbiamo avuto la possibilità di intervistare Marco e chiedergli delle sua attività nel rifugio.
Quali sono le principali mansioni che si svolgono a un rifugio per gli animali non umani? come gestisci la cura degli animali?
«Una delle mansioni principali è di sicuro quella di tenere in ordine e pulito, per garantire agli ospiti del rifugio uno standard di igiene elevato. Di seguito è necessario provvedere alla manutenzione delle strutture, dei ripari e delle recinzioni. Non meno importante, soprattutto ai tempi di oggi, è occuparsi della comunicazione col mondo esterno attraverso i social per cercare di creare una rete di sostenitori, anche dal punto di vista economico, considerato che, almeno nel mio caso, ci si autosostiene col proprio stipendio. Essendo da solo, bisogna gestire il tutto meticolosamente, incastrando lavoro, rifugio e tutto il resto».
Com’è iniziato il tuo attivismo nella cura dei rifugi permanenti? Da quanto tempo sei attivo in questo campo?
«Il tutto nasce nel momento in cui comincio ad avvertire la necessità di prendere una posizione netta, che va in contrasto e, quindi, si contrappone a quelle maledette convinzioni che condiscono la vita e le abitudini dure a morire dell’uomo. Divento vegetariano intorno ai 13 anni e vegano 13 anni dopo. Sono attivo in modo diretto, in questo campo da oltre 15 anni, anche se il rifugio nasce circa 12 anni fa».
Il tuo rifugio ha una connotazione ben precisa, presente già nel nome, che è l’antispecismo. Perché ti definisci antispecista? Qual è la visione etica, politica, sociale che ti spinge a continuare a lottare con gli animali e a prenderti cura di loro?
«L’antispecismo è alla base del pensiero di vari filosofi contemporanei, tra tutti Peter Singer. Nel corso della sua storia, l’uomo non è stato capace di accordarsi nemmeno su quale “non umano” mangiare. Se ci si sposta nel tempo e/o in latitudine vediamo come alcune specie, considerate cibo, possano diventare, in ogni caso “oggetti” da compagnia. Credo faccia parte dell’aspetto evolutivo dello stesso uomo rispettare l’unicità della vita. Non si può andare in una direzione differente di quella che contempla il rispetto per la Vita in ogni sua forma. Ogni individuo ha a disposizione una ed una sola Vita. Ogni individuo, umano e non umano. Ed è proprio il rispetto per la Vita e per la libertà che mi porta a lottare quotidianamente per ogni specie, compresa quella a cui appartengo. Non sarà di certo un computer di ultimissima generazione a contraddistinguere lo stato evolutivo umano, ma l’acquisizione della consapevolezza dell’unicità della Vita».
Quali sono i progetti futuri per il rifugio KatyRomeo?
«Il rifugio si sta ingrandendo. Ho da poco acquistato un terreno molto più grande con annessa abitazione che mi permetterà di vivere appieno l’attività e, magari, di dare ospitalità ai vari volontari. È in corso una raccolta fondi per realizzare la recinzione perimetrale e alcune stalle».
Oltre che nel rifugio, le tue idee antispeciste trovano sfogo anche in altre pratiche, come la musica. Puoi dirci di più sulle tue attività parallele al rifugio?
«“Sarcofagia, negazione di Vita, l’errata convinzione di supremazia. Gabbie pesanti di oppressi e delusi, pareti che dividono scuse di cristallo…” È una parte del testo di “contrasti contemporanei”, una delle canzoni che ho scritto e che dà il titolo a uno dei miei album pubblicato nel 2018. Ovviamente le pareti sono quelle degli allevamenti, e non mi riferisco solo a quelli “intensivi” tanto discussi oggi, ma di tutti quei luoghi in cui si nega l’esistenza di altri individui e in cui muore l’essere. Le scuse di cristallo, quelle spesso utilizzate per giustificare cose che sono state sempre fatte e che non significa che per questo sia giusto continuare a fare. Ecco, anche attraverso la musica e i testi cerco di dare continuità al mio pensiero e all’essenza del rifugio e della mia vita. Non posso non citare “Il valzer della Neve” in cui parlo anche della dolce mamma “Daniza”, la prima di tante orse e orsi ammazzati in Trentino. “Ma Daniza era solo una madre e una madre protegge i suoi figli…” “Cuori Liberi”, canzone che parla della assurda e tragica vicenda consumata il 20 settembre del 2023, in cui le istituzioni sono entrate con la forza, all’interno di un santuario, pestando violentemente i manifestanti pacifici e uccidendo 9 maiali che fino a quel momento erano sani e in perfetta salute».
di Fabrizio Ferraro















































