Tampon Tax: il 10% in meno non ci basta
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Arriva il momento per ogni donna, mediamente nel periodo tra i 10 e i 16 anni, di affrontare una trasformazione importante del proprio corpo con benefici e svantaggi: le mestruazioni. Il peso più grande sul proprio destino è dato dall’attribuzione dell’IVA – imposta sul valore aggiunto – al 22% sui prodotti per l’igiene femminile e la considerazione, insensata, degli stessi come un “bene di lusso”. Tampon Tax è il nome che viene associato alla tassazione applicata ai prodotti sanitari quali come assorbenti esterni, interni, dischi e coppette mestruali. 

L’imposta è presente in tutti i Paesi europei, corredata a un elenco di prodotti suddivisi in beni di “prima necessità”, a cui corrisponde un importo inferiore perché utili a condurre una vita dignitosa, e “di lusso”, quei beni il cui utilizzo è considerato evitabile. Per esempio, vengono considerati beni di prima necessità farmaci, prodotti alimentari e i manifesti per le campagne elettorali – su cui si potrebbe altrettanto discutere – mentre biscotti, gratta e vinci e sigarette sono beni di lusso. Nell’eurozona l’IVA sugli assorbenti varia dal 3% fino a superare il 20%, ma secondo le norme europee del 2007 è possibile ridurla al minimo previsto.

In Spagna, dove l’IVA è al 10%, verrà abbassata al 4%; in Svizzera passerà dal 7,7% al 2,5%. Altrove, come in Scandinavia, l’IVA resta ferma al 25%. In Europa si distingue l’Irlanda, l’unico paese Tampon Tax free al quale farà seguito il Regno Unito che ha annunciato l’azzeramento dell’IVA. Nel resto del mondo ci sono Stati che hanno eliminato la Tampon Tax, come il Canada già nel 2015, l’India – che aveva un’aliquota al 12% azzerata nel 2018 – e il Kenya, che nel 2004 fu il primo stato ad abolirla, iniziando anche un programma di distribuzione gratuita di prodotti igienici femminili nelle scuole.

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Nel 2019 fu approvato dalla Camera dei Deputati un emendamento al decreto fiscale sull’abbassamento della Tampon Tax al 5% solo per gli assorbenti biodegradabili e compostabili, considerati una soluzione più ecologica rispetto agli assorbenti di plastica difficili da smaltire. Da allora è partita una campagna di sensibilizzazione per convincere le donne a scegliere questi prodotti più convenienti, ignorando che non tutte usano lo stesso prodotto sanitario e, quindi, rendendo ancor più difficile “adeguarsi” a una tipologia più economica ma meno giusta per sé.

Il 20 ottobre scorso è stato fatto un passo avanti a Palazzo Chigi, durante la discussione sulla legge di Bilancio da 23 miliardi: il Consiglio dei Ministri ha deliberato l’abbassamento della Tampon Tax per tutti i prodotti igienico-sanitari femminili dal 22% al 10% a partire dal 2022. Sebbene questo possa essere visto come un grande traguardo, in realtà è da considerarsi un contentino rilasciato per mostrare alla popolazione che, forse, l’Italia si sta rimettendo in carreggiata. Un percorso di coscientizzazione iniziato anni fa già da Beatrice Brignone e Pippo Civati.

Il periodo fertile dura in media quarant’anni: una donna ha in media 480 cicli mestruali ogni mese della durata di 5/7 giorni che la portano a consumare dai 10mila ai 14mila assorbenti, spendendo 5040 euro di cui 908 euro di IVA (un approfondimento di Dataroom curato da Milena Gabanelli per il Corriere della Sera). Con l’abbassamento dell’IVA al 10% risparmieremo ben 400 euro.

La Tampon Tax genera un divario culturale tra uomo e donna sempre a discapito della seconda. Sebbene l’abbassamento dell’IVA in Italia sia una conquista, necessitiamo molto di più. Siamo un paese che non si è mai approcciato alla period poverty – l’impossibilità di accesso ai prodotti sanitari per vincoli finanziari – che è una realtà mondiale. Ciò significa che l’accesso ai prodotti rappresenta ancora oggi una fortuna. Le mestruazioni sono inevitabili e le donne non dovrebbero subire un carico di spesa: l’Italia dimostrerà di essere pronta soltanto quando arriveremo allo 0% di IVA e alla distribuzione dei prodotti sanitari gratuitamente.

Gaia Russo

Eterna bambina con la sindrome di Peter Pan. Amante dei viaggi, della natura, della lettura, della musica, dell'arte, delle serie tv e del cinema. Mi piace scoprire cose nuove, mi piace parlare con gli altri per sapere le loro storie ed opinioni, mi piace osservare e pensare. Studio lingue e letterature inglese e cinese all'università di Napoli "L'Orientale".

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