José Callejon e Giacomo Bonaventura sono due mosche bianche in un calcio comandato dai social e dalle agenzie che curano l’immagine dei giocatori, due professionisti che non hanno mai parlato più del dovuto e che hanno sempre lasciato che fosse il campo a parlare per loro fino all’ultima partita. Due calciatori silenziosi che hanno vissuto sempre fuori dai riflettori, comportandosi come professionisti esemplari sia dentro che fuori dal rettangolo di gioco e diventando negli anni vere e proprie bandiere per i loro club. Della fine dei loro contratti si sta parlando troppo poco, e per questo pare almeno doveroso ricordare quanto fossero (e siano) insostituibili, come calciatori e come uomini.

José Callejon era l’uomo di Benitez, quello che il Real Madrid aveva deciso di cedere perché ritenuto una semplice riserva e che quindi, nella logica di alcuni tifosi del Napoli, poco avrebbe potuto dare alla squadra dopo la partenza di Cavani. In pochi scommisero sullo spagnolo al suo arrivo: ad oggi, sono praticamente tutti i tifosi napoletani a rimpiangere il mancato rinnovo di un giocatore che per anni è stato una vera è propria colonna portante del Napoli. Un professionista al quale nessun allenatore ha mai saputo rinunciare, qualunque fosse il match o il minutaggio di cui disponeva. Basti pensare che, in 7 anni con la maglia azzurra, Callejon ha saltato solo 12 match di campionato, e la metà di essi solo quest’anno, quando il Napoli ha iniziato a sperimentare un possibile sostituto per le stagioni a venire. Ma non è stato solo per via del suo straordinario atletismo e per l’indole stakanovista che lo spagnolo è risultato al primo posto per presenze tra i giocatori di movimento dell’ultimo decennio: Callejon è stato l’uomo dei tagli alle spalle della difesa, il primo tra gli attaccanti a rientrare in fase difensiva e talvolta chiudere in diagonale, colui che spesso ha tolto le castagne dal fuoco nelle partite più difficili e che per caratteristiche uniche è forse tra i più insostituibili, sia tatticamente che tecnicamente. Lo sapeva Sarri, lo sapeva Ancelotti e lo sapeva anche Mourinho al Real Madrid, e se negli ultimi anni il Napoli è stato l’unica vera contendente al dominio Juventus lo deve anche all’ex riserva dei Blancos. E poi ci sono quelle lacrime alla fine dei rigori di Coppa Italia, che certificano anche il rapporto umano – oltre che professionale – costruito tra Calleti e il Napoli e che dimostrano quanto sia sbagliato credere che le bandiere non esistano più.

Il tributo di Mertens e Insigne all’esultanza di José Callejon
fonte immagine: NapoliMagazine.com

E lo stesso discorso è assolutamente vero anche per Jack Bonaventura, ma in una situazione e in un periodo storico completamente diverso rispetto a quello dello spagnolo. L’ex Atalanta è stato il faro nella notte burrascosa nella quale il Milan è sprofondato negli ultimi anni e dal quale è parso venir fuori solo quest’anno concretamente. Bonaventura per il Milan è stato una mezzala, un trequartista, un esterno e soprattutto il vero regista di questa squadra che non ha avuto né capo né coda fino al 2018 e che, appena è venuta fuori dal buio, ha scelto di rinunciare all’unico giocatore verso il quale i tifosi si sono rivolti per tenere salda la baracca negli ultimi anni. Ma Bonaventura, come Callejon, non ha espresso il suo malessere in tv o sui social: ha preferito giocare e comportarsi da professionista fino all’ultimo match, quando si è poi lasciato andare a un triste pianto solitario sul prato di San Siro, senza tifosi a salutarlo come avrebbe meritato e senza un tributo vero e proprio per tutte le gioie regalate ai rossoneri, e per quella che era la situazione al Milan sono davvero tante.

Lo struggente addio solitario di Jack Bonaventura a S. Siro
fonte immagine: IlSussidiario.net

Due eroi solitari e silenziosi che hanno dato tutto in momenti diversi per le proprie squadre ma che sono stati ugualmente indispensabili e ugualmente insostituibili, e di cui si è parlato troppo poco in questi giorni, ma è ciò che troviamo intrinseco nella loro natura. Tutti ricordiamo i tagli di Callejon alle spalle delle difese avversarie o i jolly da fuori area di Bonaventura, ma nessuno ricorda un’intervista polemica o una telenovela estiva per il rinnovo del contratto. Sono due simboli di ciò che sono stati Milan e Napoli in questi ultimi tempi, ovvero un’àncora di salvezza e un insostituibile pendolino, ed entrambi stanno andando via senza l’abbraccio dei tifosi e troppo a cuor leggero senza nemmeno aver cercato un accordo dopo questi due mesi passati a giocare gratis, con i soli amore e rispetto per la maglia a fare da collante. E il mancato riconoscimento da parte dei tifosi sarà forse il rimpianto più grande delle loro carriere, perché il Covid li ha privati di ciò che più avrebbero meritato, ovvero una standing ovation da parte degli unici che forse sanno cosa vuol dire privarsi di due uomini così grandi. Perché il loro addio non sta facendo il rumore che meriterebbe in questi giorni, ma in questi anni Callejon e Bonaventura hanno fatto tanto rumore sul rettangolo di gioco e lo stadio vuoto non è ciò che una bandiera merita.

Andrea Esposito

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