Codici Ateco: cosa sono e come riconoscere le attività essenziali
Fonte: mole24.it

Con la seconda ondata di Covid-19 si sono concretizzati nuovi lockdown territoriali, parziali o totali. Specie con l’entrata in vigore dell’ultimo DPCM, ha assunto estrema importanza il riconoscimento dei codici Ateco, tesi ad identificare le attività essenziali, ossia quelle che non saranno costrette a chiudere per le misure restrittive. Questi codici, che solo apparentemente sembrano un astruso cavillo giuridico, costituiscono uno strumento di chiarezza per amministratori ed esercenti.

I codici Ateco sono una tipologia di classificazione data da una combinazione alfanumerica che identifica una attività economica, adottata anche dall’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica Italiano) e necessaria per l’apertura di un’attività. Le lettere individuano il macro-settore economico (la “Sezione”) mentre i numeri da due fino a sei cifre rappresentano le articolazioni via via più specifiche dei settori stessi: Divisioni, Gruppi, Classi, Categorie, Sottocategorie. Il fine è quello di sistematizzare le informazioni gestite dalle pubbliche amministrazioni, e di rendere più fluidi i rapporti tra queste e le imprese. La specifica qualifica di ogni singola attività commerciale è auto-dichiarata dal responsabile dell’attività all’anagrafe tributaria dell’Agenzia elle Entrate, che attraverso precise modalità di assegnazione le suddivide a seconda della propria categoria di pertinenza e le classifica in base a diversi criteri, quali ad esempio la fascia di rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori (alto, medio o basso) e l’articolazione contributiva.

I codici Ateco sono presenti nel certificato di attribuzione del numero di Partita IVA e nella visura camerale (un documento che fornisce informazioni su qualunque impresa italiana iscritta alla Camera di Commercio), e sono rintracciabili tramite lo strumento di ricerca apposito presente sul portale web dell’ISTAT.

La composizione immediata ma esaustiva di questa classificazione consente di identificare un profilo preciso e completo delle attività commerciali in Italia. Non sorprende dunque che in ormai 10 mesi di pandemia Covid-19 i codici Ateco hanno finito per costituire il principale parametro considerato dall’azione di governo nella pianificazione delle misure anti-contagio per quanto riguarda gli esercizi commerciali, e a cui si fa costantemente riferimento nella normativa. Ad esempio, l’esecutivo si è avvalso dei codici Ateco per individuare le aperture e le chiusure nei DPCM che si sono susseguiti dalla cosiddetta “fase 1” alla “fase 2” della prima ondata dei contagi, ma anche per stabilire gli indennizzi e i sostegni economici dei vari provvedimenti di emergenza.

Anche nell’ultimo DPCM, che suddivide il territorio nazionale in zone gialle, arancioni e rosse in base alla crescente gravità e sostenibilità della pandemia e adotta misure ad hoc per ognuno dei livelli di allerta, si è fatto riferimento anche alla fascia di rischio e ai raggruppamenti dei codici Ateco per stabilire le restrizioni e le deroghe che riguardano negozi e ristoranti: gli esercizi commerciali che continueranno ad operare nelle zone rosse sono soltanto quelli contrassegnati dalla dicitura “basso rischio” e considerati come attività essenziali. Proprio le cosiddette attività essenziali sono individuate e autorizzate ad abbassare o non abbassare la saracinesca a seconda di valutazioni fatte a partire dai raggruppamenti specifici della parte numerica del codice (indicati esplicitamente negli allegati al DPCM).

Si procederà considerando la codificazione sopra esposta anche per stabilire la distribuzione e ripartizione dei fondi del “decreto ristori”, diversificati nell’erogazione a seconda del tipo di attività individuata, e della loro classificazione e collocazione: il Ministero dell’Economia e delle Finanze e quello dello Sviluppo Economico starebbero concependo una rielaborazione dei codici Ateco (quella attuale risale al 2007) in relazione alle diverse realtà regionali e di contagio, così da poter procedere con l’erogazione dei contributi in modo più funzionale e differenziato a seconda di tutte le specificità, a cominciare dalla considerazione maggiore per le attività che esercitano nelle zone rosse e per le filiere maggiormente colpite dai provvedimenti anti-covid.

In definitiva, sarà necessario acquisire sempre più familiarità con la classificazione dei codici Ateco, rivelatasi indispensabile per l’amministrazione della complessità che stiamo vivendo. Conoscerli è utilissimo per gli esercenti, ma anche per la cittadinanza, in modo tale che essa possa esercitare la preziosa facoltà di contestare criticamente la razionalità delle misure anti-contagio elaborate dall’esecutivo Conte. Infatti tali misure, sebbene possano apparire inique e/o dettate dall’approssimazione, basano la propria ratio sull’interpretazione di questi parametri.

Luigi Iannone

Luigi Iannone
Classe '93, salernitano, cittadino del mondo. Laureato in "Scienze Politiche e Relazioni Internazionali" e "Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica". Ateo, idealista e comunista convinto, da quando riesca a ricordare. Appassionato di politica e attualità, culture straniere, gastronomia, cinema, videogames, serie TV e musica. Curioso fino al midollo e quindi, naturalmente, tuttologo prestato alla scrittura.

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