
Silvia Salis rappresenta ad oggi l’esperimento più riuscito del “campo progressista” o “campolargo”, dopo gli annosi e goffi tentativi del centrosinistra italiano di esprimere un candidato comune. Un esperimento che lo scorso maggio ha dato i suoi frutti e ha consentito alla Salis – che non è Ilaria – di diventare sindaca di Genova con il sostegno di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Italia Viva, Azione, Alleanza Verdi e Sinistra. Un esperimento che, allo stesso tempo, ha confermato la forza della coalizione di centrosinistra, che, se unita, rappresenta unica alternativa di rilievo all’ondata di destra che continua ad espandersi senza apparenti segni di arresto.
Quello della Salis è stato un esperimento riuscito talmente bene che la si è immediatamente identificata come nuova possibile leader dell’area di centrosinistra nonché come prossima possibile avversaria di Giorgia Meloni per le elezioni politiche del 2027.
Chi è Silvia Salis e cos’ha di diverso
Silvia Salis, neo 40enne, è tuttavia alla sua prima vera esperienza politica, ed oltre alla sua laurea in scienze politiche e ad una parentesi come dirigente sportivo del CONI, vanta “soltanto” un passato da atleta olimpica come martellista. Motivo per il quale è da molti ritenuta non all’altezza o non abbastanza esperta per farsi portavoce di circa il 40% dell’elettorato italiano.
Ma la favola dell’esperienza è qualcosa a cui ormai tutti stanno progressivamente smettendo di credere, soprattutto nell’elettorato di centrosinistra. L’esempio di Zohran Mamdani, lo sconosciuto diventato sindaco di New York, parla da sé e dimostra come il tanto rimarcato requisito dell’esperienza politica – che poi in null’altro consiste se non nella mera previa militanza in un partito politico o nell’aver precedentemente ricoperto una carica di amministratore, come se ciò fosse garanzia di qualità del politico di turno – non sia più ritenuto così di rilievo dall’elettorato medio di centrosinistra. Un elettorato a cui, invece, le solite facce, le solite urla, le solite promesse, i soliti insulti e gli scarsi contenuti cominciano a stancare, e non poco.
Ciò che oggi interessa all’elettorato democratico progressista, in un contesto politico-sociale governato dai dibattiti geopolitici e minacciato dall’ombra costante e inquietante della guerra, è la capacità del politico di comprendere le sfide della vita quotidiana del cittadino medio, di riconoscere il sentimento di frustrazione provato nell’affrontarle, di proporre soluzioni semplici e comprensibili, alla portata di tutti.
Una boccata d’aria fresca in un centrosinistra stanco
Dopo la mancata “rivoluzione” del Movimento 5 Stelle, gli elettori di centrosinistra hanno dimostrato ampiamente di non essere interessati a politiche fondate sul “tutti a casa”, sul “non siamo né destra né sinistra”, sui vaffa, né tantomeno ad approcci politici che riposano sulla riluttanza verso qualsiasi forma di dialogo con altre forze politiche.
D’altro canto, volgendo lo sguardo a sinistra, l’elettorato non trova altro che un’eccessiva frammentazione caratterizzata da numerosi forze politiche, spesso in conflitto tra loro, più interessate a voler esprimere il proprio leader come guida della coalizione che a voler realizzare un programma per gli elettori. E il recente scontro mediatico, nemmeno troppo velato, tra Conte e Schlein, con Renzi e Calenda sempre pronti dietro l’angolo, è emblematico in tal senso.
È ormai un dato di fatto che il settarismo ravvisabile nell’area politica di centrosinistra non ha ha permesso finora di identificare un leader comune, né tanto meno è riuscito a catalizzarne i consensi. Ecco perché sono sempre più insistenti le voci per un leader di coalizione che sia slegato dai partiti e che invece sia semplicemente espressione di un’area politica precisa, la sinistra democratico-progressista.
All’elettorato medio di centrosinistra non interessa più che il leader sia espressione di un determinato partito politico, ma che ci sia un leader che si professi di sinistra, che parli di politiche che siano riconducibili a quell’area e che sia in grado di tenere uniti tutti i partiti, associazioni e organizzazioni facenti parte di quell’area.
Sebbene sia piuttosto prematuro lanciarsi in conclusioni affrettate, non si può ignorare come la figura di Silvia Salis sembri essere perfetta espressione di una tale recente tendenza.
Salis come sintesi dell’area democratico-progressista
Anzitutto, la sindaca di Genova si è schierata nettamente contro le primarie, strumento politico fortemente divisivo che in effetti non farebbe altro che frammentare ulteriormente l’area democratico-progressista. Una mossa di sintesi auspicata da più parti e benaugurante per la costruzione di una coalizione meno litigiosa e frammentata. Ma, soprattutto, va sottolineato che le politiche locali messe in atto finora dalla Salis a Genova sanno molto di sinistra e di progressismo.
La sindaca sin da subito si è impegnata nella tutela e nella promozione dei diritti e delle differenze di genere, come dimostrato dal recepimento della sentenza della Corte Costituzionale sul riconoscimento dei figli nati da coppie di donne omosessuali. Il provvedimento della sindaca ha il preciso obiettivo di prevenire, contrastare e superare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, ma allo stesso tempo anche di promuovere “l’inclusione Lgbtqia+ anche come driver di sviluppo territoriale e del turismo locale”.
Inoltre, la sindaca Salis ha recentemente annunciato la sperimentazione di un progetto di educazione sessuo-affettiva in quattro scuole materne di Genova, con circa 300 bambini coinvolti insieme ai genitori, nell’ottica di scardinare il fenomeno della violenza di genere e di aiutare i bambini a familiarizzare con termini, espressioni ed argomenti che non sono abituati a trattare, spesso a causa delle forti influenze familiari e culturali.
Ha poi ha annunciato un piano per il freddo volto ad offrire ai senzatetto un riparo sicuro durante la stagione invernale.
Infine, ma non da ultimo, durante le manifestazioni indette dai lavoratori dello stabilimento ex-Ilva di Conrnigliano, la Salis è scesa in strada a dialogare con i manifestanti, annunciando un coinvolgimento in prima persona e impegnandosi ad incontrare il Ministro competente con il fine di trovare una soluzione per i lavoratori.
Certo, le politiche finora promosse da Salis sono ovviamente di carattere locale, e probabilmente ciò rende più agevole la loro attuazione. Va comunque detto che si tratta comunque di atti di un certo rilievo e di una certa dirompenza mediatica, che non siamo abituati a vedere in altri grandi comuni italiani né tanto meno a livello nazionale.
La strategia comunicativa di Silvia Salis
Da non sottovalutare poi è anche la strategia comunicativa che la Salis sta attuando, probabilmente con il fine di raccogliere consensi anche al di fuori dell’elettorato di centrosinistra. Come emerge dalle sue sempre più frequenti interviste, la Salis parla con un tono molto pacato, ma deciso e determinato, senza mai sfociare nell’aggressività né tanto meno nella volgarità, distinguendosi così completamente dal contesto politico odierno, specie quello del centrodestra fondato quasi esclusivamente sui continui j’accuse verso la sinistra.
Ma soprattutto, il suo sembra essere un tono aperto al dialogo, volto a coinvolgere quante più anime possibili nell’area di centrosinistra, ferma restando la contrapposizione con il centrodestra. A tal riguardo, i più pignoli e i più severi le rimproverano la eccessiva vicinanza a Matteo Renzi, ex Presidente del Consiglio e attuale leader di Italia Viva, e a Marco Bucci, ex sindaco di Genova, attualmente presidente della Regione Liguria ed espressione del centrodestra.
Qualcuno si è in effetti chiesto perché mai Silvia Salis si sia recata alla Leopolda o sia in contatto costante con Bucci. Ebbene, quella della Salis potrebbe essere una strategia fondata sul confronto e sul tendere la mano, piuttosto che sulle urla, gli insulti e lo scontro. Il dialogo, l’ascolto, il rispetto, l’autorevolezza di chi non sbeffeggia l’avversario, sono qualità che oggi risaltano particolarmente nel palcoscenico politico internazionale e potrebbero essere un valore aggiunto per l’astro nascente dell’area democratico-progressista.
Quale futuro per l’attuale sindaca di Genova?
Insomma, la sindaca è un’alternativa più che reale alle figure di Conte e Schlein. Silvia Salis è più di una terza incomoda. Se non l’unica, è forse la prima speranza del centrosinistra italiano.
L’obiettivo della Salis è adesso quello di riuscire a fare breccia laddove Elly Schlein e Giuseppe Conte non sono riusciti a fare breccia, ovverosia in un elettorato non limitato al recinto storico del centrosinistra. Sebbene non si possa affermare che il linguaggio del leader dei 5 Stelle e della segretaria PD sia complicato e che la loro figura sia particolarmente scomoda, va detto che purtroppo il loro agire mediatico è limitato da numerosi pregiudizi che ne hanno inevitabilmente pregiudicato l’operato.
La figura di Giuseppe Conte sembra essere indissolubilmente legata al tremendo ricordo dell’era Covid e alle purtroppo necessarie misure anti-pandemia che ne hanno fortemente fatto calare la popolarità negli anni. L’appartenenza ai 5 Stelle, un movimento ancora in cerca di identità politica e di una classe dirigente riconoscibile, non aiuta.
La segretaria del PD, dal canto suo, si porta dietro da anni il peso derivante dalla sua storia politica anticonvenzionale e spostata a sinistra, dalle sue limitate capacità comunicative, nonché dal suo orientamento sessuale, in un Paese fortemente cattolico che purtroppo è ancora fortemente legato a un bigottismo su cui Berlusconi e la destra hanno marciato per anni.
E proprio a tale ultimo riguardo, una cosa di Salis non è passata inosservata. È indubbiamente una donna che presta molta attenzione alla cura della propria immagine e che agisce con eleganza e padronanza degli spazi. Nel contesto di una comunicazione politica come quella italiana, che a causa di vent’anni di Berlusconismo è ancora fortemente basata sull’apparenza, sulla visibilità, sulla presentazione, sull’estetica, l’apparenza esteriore è indubbiamente un punto di forza. Anzi, questo aspetto viene purtroppo già utilizzato, più o meno velatamente, per rimarcarne le differenze con l’attuale segretaria del PD.
Inutile dire che tutti noi speriamo vivamente che gli elettori esprimano il proprio giudizio sulla base delle parole, dei fatti e delle idee, piuttosto che sugli abiti indossati dalla Salis. E in questo ci spera anche lei stessi, che infatti dribbla in maniera magistrale le domande scomode dei giornalisti sul suo aspetto fisico e rispedisce al mittente gli squallidi commenti degli oppositori politici, impegnati nel disperato e triste tentativo di far passare la sua bellezza come una colpa.
Silvia Salis è consapevole di avere tutte le carte in regola per consolidare la sua figura di “terza incomoda” e, allo stesso tempo, di prima speranza per i democratici progressisti, nonostante il suo mandato di sindaca di Genova scada tra oltre 4 anni.
La strada è ancora lunga, ma nel centrosinistra in molti sono fiduciosi che la Salis possa rappresentare la chiave per la risoluzione dei conflitti e delle divisioni tra le innumerevoli correnti e forze politiche. Riuscirà ad evolvere da figura amministrativa locale a leader del campo democratico-progressista, a cui di certo non mancano idee e consensi, ma che è tutt’ora alla ricerca di un’unità e una direzione?
Amedeo Polichetti
















































A me piace molto, vorrei vederla alla guida del centro-sinistra, non che gli attuali mi dispiacciono, ma lei mi sembra più adatta a risvegliare il torpore politico che c’è in Italia e in questa sinistra, per vederla poi al governo. Sta dimostrando che ci sa fare.
Non è pensabile manco di ipotizzare, una candidatura al buio, senza prima aver chiarito che gli intenti sono quelli di ridurre le diseguaglianze socioeconomiche, di limitare la sanità privata a favore di quella pubblica, rifiutare il folle riarmo oltre il 2% del PIL, ripristinare un reddito per poveri, reintrodurre la legge spazzacorrotti,intercettazioni, art.18 e l’abuso di ufficio, contrastare seriamente l’evasione, concretizzare la legge sulla riduzione dell’orario settimanale di lavoro a 32 ore, limare la legge Fornero con requisiti a 66 anni vecchiaia e 42 di contributi per tutti.
Non vogliamo un’altra renziana che prenda per i fondelli la sinistra con riforme porcate uguali a quelle della destra. Altrimenti Conte tutta la vita.