Siete liberi di dire che un bambino ha bisogno di una mamma e un papà, ma non di mentire sul DDL Zan
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Il 4 novembre 2020 è stata approvato dalla Camera il DDL Zan, una proposta di legge che prende il nome dal deputato Alessandro Zan, composta da 10 articoli volti ad ampliare le leggi già esistenti in modo da proteggere quelle categorie che vengono discriminate sulla base dell’orientamento sessuale. Il motivo per cui questa legge è stata protagonista di numerose polemiche è che va a punire gli atti di violenza verso le persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+, in quanto alcuni partiti ritengono che in Italia ci siano già leggi contro la discriminazione e che approvare il DDL Zan è una scelta liberticida perché non si potrà più dire che “un bambino ha bisogno di una mamma e un papà“. In realtà, queste dichiarazioni sono false.

Pur di ritardare l’approvazione del DDL Zan in Senato, la Lega ha spostato l’attenzione su argomentazioni distanti dal disegno di legge in modo tale da portare all’indignazione di quella parte di popolazione italiana che nel progresso civile e nel “diverso” ci vede il male. Durante la manifestazione contro il DDL Zan, avvenuta a Milano il 15 maggio scorso, il leader della Lega Matteo Salvini, intervistato da Opel, giustifica il suo no contro il disegno di legge.

«C’è già qualcuno che nelle scuole porta dei libricini, uno l’ho visto io, che spiega che mamma e papà sono concetti conservatori, bisogna andare avanti: due mamme, due papà, utero in affitto, adozioni omosessuali. Il DDL Zan porta nelle scuole questo insegnamento». Il DDL Zan non prevede né lezioni sul gender né lotta contro una famiglia formata da mamma e papà.

«La legge prevede che un giudice possa decidere chi ha il diritto di sostenere alcune tesi relative a mamma e papà e famiglia, chi invece no. […] C’è il reato di istigazione alla discriminazione e domani un giudice può ritenere che combattere l’utero in affitto, i bambini in vendita e le adozioni gay sia discriminante. Io pretendo di poter fare questa battaglia.» Ciò che fa comodo alla Lega è divulgare che, in un qualsivoglia modo, il DDL Zan non permetterà più il poter attaccare queste persone.

L’articolo 2 del DDL Zan aggiorna l’articolo 604-bis del codice penale, il quale stabilisce che: «è vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi», con l’aggiunta del disegno di legge Zan diventerebbe «istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità». Inoltre, dall’articolo 4 del DDL Zan si legge che «ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti», questo vuol dire che il premier Salvini potrà dire di non essere d’accordo sulle adozioni omosessuali e l’utero in affitto, ma nel momento in cui queste parole diventano la miccia che innesca la bomba della discriminazione con atti di violenza effettivi, allora verrà punito per legge.

Ad aiutare Matteo Salvini in questa divulgazione di falsità è Simone Pillon, il quale, durante il suo discorso afferma che: «Chi dice no alla legge Zan vuole continuare a essere libera di educare i propri figli. Sono le persone che sostengono che i bambini hanno diritto a crescere con la mamma e col papà, che l’educazione spetta i genitori e che l’utero in affitto e l’adozione gay sono sbagliati e violano il diritto del bambino a crescere con la mamma e col papà». I bambini non subiranno cambiamenti nell’educazione data dai propri genitori, non saranno costretti ad avere due madri o due padri. Il DDL Zan non prevede che i bambini entrino a far parte di qualche setta che porta al ripudio della famiglia composta da mamma e papà, prevede soltanto il non discriminare le persone in base all’orientamento sessuale.

Il fatto che ci sia una lotta così forte verso una legge sull’omotransfobia mette in evidenza quanto l’Italia abbia paura di vedere la società cambiare ed evolversi, uscendo da quelli che sono gli schemi che abbiamo vissuto fino ad adesso: una famiglia può definirsi tale solo se composta da mamma e papà. Tutti hanno diritto di vivere la propria vita in libertà, di tutte le libertà concesse, senza essere vittime di violenza giorno dopo giorno solo perché non si accetta che una persona possa vivere la propria vita, l’amore, la famiglia in un modo “diverso” da quello “normale”.

Gaia Russo

Greenpeace

Eterna bambina con la sindrome di Peter Pan. Amante dei viaggi, della natura, della lettura, della musica, dell'arte, delle serie tv e del cinema. Mi piace scoprire cose nuove, mi piace parlare con gli altri per sapere le loro storie ed opinioni, mi piace osservare e pensare. Studio lingue e letterature inglese e cinese all'università di Napoli "L'Orientale".

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