In occasione del decimo compleanno di RadioVeg,it abbiamo fatto una chiacchierata con Grazia Cominato, da tutti conosciuta come “La Grazia” di RadioVeg.
Qual è stata la molla che vi ha spinto di fondare dieci anni fa RadioVeg.it?
«Il voler fare informazione sulla scelta vegana, che non significa solo cibarsi di alimenti 100% vegetale, ma soprattutto far sentire una voce chiara e forte in difesa degli animali. All’epoca le informazioni che circolavano su questa scelta, soprattutto riguardo all’alimentazione, erano poche e, per lo più, molto spesso scorrette, pertanto abbiamo attinto dalle nostre esperienze da vegani, dalle nostre professionalità in ambito della comunicazione radiofonica e, dando voce prima di tutto ai nostri cuori, abbiamo deciso di iniziare questa nuova e inedita avventura che proprio nel 2025 compie ben 10 anni».
Come è cambiata RadioVeg.it nel corso degli anni e quali sono state le sfide più grandi che avete affrontato lungo il cammino?
«RadioVeg.it è cambiata molto in questi 10 anni, l’unica cosa che è rimasta invariata è che l’impegno di tutti continua ad essere a base volontaria. Negli anni sono cambiati anche degli speaker, alcuni se ne sono andati per seguire progetti personali ed altri sono saliti a bordo. Lo stesso discorso vale per i redattori. Tanti ci sono fin dall’inizio mentre altri sono nuovi. Io avrei dovuto stare solo “dietro le quinte” e invece nel giro di poco tempo ho “abbattuto le quinte” e mi sono ritrovata davanti al microfono, oltre che a continuare a gestire la redazione. In questi 10 anni, RadioVeg.it si è fatta conoscere da pressoché tutto il mondo vegan, animalista e antispecista anche grazie alla presenza sia come media partner che, a volte fisicamente, ai Festival Vegan. Io personalmente negli ultimi anni sono stata coinvolta anche come co-organizzatrice di alcuni festival. In alcuni coordino tutta la parte conferenze, in altri vengo contattata anche solo per moderare delle conferenze. Nel 2024 al MiVeg ho avuto l’onore di gestire lo spazio Meet&Greet dedicato ai libri, forte del fatto che su RadioVeg.it tengo da anni la rubrica BiblioVeg.it.
Un altro aspetto che si è decisamente ribaltato è il rapporto tra ascoltatori on air e quelli che ci seguono ascoltando i podcast. Succede così con tutte le web radio. I podcast sono un aspetto fondamentale ora, cosa che 10 anni fa non lo era, infatti tutte le nostre interviste e rubriche sono anche in versione podcast. Abbiamo sempre affrontato grandi sfide, ma quella che ci ha mandato molto in crisi l’abbiamo vissuta tre anni fa quando siamo stati colpiti da un malware. Ci hanno azzerato tutti i contenuti ed hanno attaccato il sistema di messa in onda. Però niente arriva per caso, erano già mesi che ci stavamo domandando come continuare, visto che non potevamo più supportare i costi fissi, soprattutto quelli dei diritti d’autore da riconoscere alla SIAE e compagnia cantante – modo di dire più che azzeccato – per poter continuare a mandare in onda musica commerciale. I titolari della radio erano quasi arrivati alla drastica decisione di chiudere baracca e burattini e, invece, dopo riflessioni e brainstorm, abbiamo optato per continuare. Abbiamo semplicemente deciso di essere liberi anche nella musica, quindi dopo 3 mesi di stop abbiamo ripreso, ma cambiando la programmazione musicale mandando quindi in onda musica common free, ovverosia libera da diritti d’autore, che ci costa, certo, ma 10 volte in meno di quella commerciale. Cambiando musica abbiamo voluto puntare ancora di più sui contenuti, che, alla fin fine, è ciò che ciò che conta di più».
Ci sono stati ospiti o collaborazioni particolari che hanno segnato la storia della radio? Chi vi ha colpito di più?
«Ci sono stati dei passaggi importanti che ci hanno fatto capire che la nostra realtà iniziava ad essere un importante punto di riferimento per chi si prende cura degli animali e/o lotta per loro. Occupandomi di redazione e organizzando le interviste, mese dopo mese, anno dopo anno mi sono accorta che sempre più persone ci conoscevano e anche ai festival, edizione dopo edizione, passavano a trovarci sempre più ascoltatori. E a proposito di eventi, mentre i primi tempi dovevamo essere noi a chiedere di poter essere Media Partner, ora sono gli organizzatori stessi a chiedercelo. Ricordo ancora come, dopo la prima partecipazione al MIVeg, abbiamo visto crescere gli ascolti e i follower. Per quanto riguarda chi mi ha colpito di più… ricordo una delle prime interviste fatta a una esuberante persona che ci ha raccontato di una situazione molto difficile che stava passando proprio per la sua scelta. Una volta che abbiamo fatto il lavoro di post produzione dell’intervista, che era stata peraltro complicata sia da fare che da elaborare, non ci ha più dato l’autorizzazione alla messa in onda perché si era resa conto che alcune cose che aveva detto poteva metterla nei guai. Fin qui nulla di strano… può succedere. Quello che ci ha scioccato è stato scoprire, dopo qualche anno, che era passata dal maledire chi non aveva abbracciato la nostra stessa filosofia di vita, a maledire, nel vero senso della parola, i vegani dicendo che quando lo era in realtà era stata “plagiata” quindi aveva iniziato a mettere in guardia tutti su questa scelta.
A parte questo “colorito” episodio, non potrò mai dimenticare i giorni precedenti ai fatti di Sairano. Abbiamo seguito ora dopo ora cosa stava succedendo col fiato sospeso fino al tragico epilogo. Credo che tutti siano concordi nel dire che c’è un prima di Sairano e un dopo Sairano.
Come del resto c’è stato un prima Covid e dopo Covid… ecco noi siamo stati molto presenti durante il Covid dando spazio a tutti i rifugi raccontando settimana dopo settimana cosa stavano passando e le difficoltà per riuscire a sopravvivere, visto che non potevano contare sulle offerte generate dalle visite in presenza o da cene o pranzi di raccolta fondi. Ultimo fatto che ci inorgoglisce molto è essere media partner del docu-film Christpiracy, ma non solo, a RadioVeg.it è stata riservata l’esclusiva dell’intervista ai registi del film. È un altro importante tassello per la nostra crescita».
Come vedi l’evoluzione del veganismo negli ultimi dieci anni? Pensi che ci siano stati cambiamenti significativi nella società?
«Altroché se ci sono stati! A noi sembra non si muova nulla, invece se provo a tornare indietro al 2015 non posso non notare i cambiamenti. A partire dal fatto che di veganismo se ne parla sempre di più. Spesso in modo ancora errato, è vero, ma sempre meno perché ci sono persone e professionisti sempre più preparate sull’argomento. Inoltre, ora la situazione che vivono gli animali è sotto gli occhi di tutti visto che sono state “sdoganate” anche nelle tv generaliste tutte le investigazioni fatte da coraggiosissimi attivisti. Ci sono sempre più nutrizionisti vegan e, oltre a tanti artigiani che producono alternative di alimenti di origine animale in chiave vegetale, anche nella grande distribuzione il reparto vegan è sempre più fornito. Si inizia a parlare di rispetto per tutti gli animali anche nelle scuole e, spesso, i Santuari che accolgono animali liberati sono meta di visite scolastiche. Aumentano anche le associazioni antispeciste, in strada è sempre più facile vedere attivisti che mostrano la realtà che sta dietro alla fettina di carne o al bicchiere di latte. Tantissimi anche le manifestazioni, i cortei, i presidi e finalmente in politica ci sono personaggi che si occupano di animali. Certo tutti vorremmo che la liberazione animale fosse immediata, ma ahimé, l’apertura definitiva delle gabbie è ancora lontana. Ma arriverà, sicuramente arriverà… noi lavoriamo e lottiamo per quello perché siamo convinti che l’essere umano non è in cima a nessuna piramide perché gli altri esseri viventi condividono il pianeta con noi e non sono qui per noi. Insomma tutto sembra fermo, ma non è assolutamente così, anche il fatto che la controparte ci mette tanti paletti e bastoni tra le ruote significa che iniziamo a essere un problema per loro perché sentono un po’ tremare la terra sotto i piedi».
Quali consigli daresti a chi desidera avvicinarsi al mondo della radio o a chi vuole promuovere uno stile di vita vegano?
«Ci sono tanti tipi di attivismo e tanti modi per comunicare. I social e la rete è zeppa di associazioni, movimenti e realtà animaliste, vegane, antispeciste. Credo che una persona debba farsi “ispirare” e contattare la realtà che più le piace per proporsi. Io sono dell’idea che qualsiasi tipo di attivismo serve perché arriva ai destinatari che sono pronti ad accogliere quel tipo di messaggio. Non c’è un tipo di attivismo meglio dell’altro, ma si può dire che c’è un tipo di attivismo adatto ad ogni persona. L’importante è capire che il veganismo è una filosofia di vita a tutto tondo e non si riduce alla semplice alimentazione 100% vegetale. Se si fa la scelta per questioni etiche è impossibile tornare indietro, perché nel piatto non si vede più il prosciutto, il bollito, il fritto misto o la fettina di carne e nel bicchiere non si vede più una gustosa bevanda bianca, ma si vedono gli occhi delle creature nei camion che li trasporta verso la loro fine, si percepisce il terrore degli animali al mattatoio, si sentono le urla di dolore, si odono i pianti dei cuccioli allontanati dalla mamma poco dopo il parto e il richiamo delle loro mamme che li vorrebbero ancora a sé. Insomma se la scelta si fa per amore verso ogni forma di vita, non si riesce a tornare onnivori. Ed essere sensibili verso il mondo animale non significa fregarsene degli umani, sia chiaro».
di Sara Spiniello















































