M49: storia dell’orso fuggito due volte che qualcuno vorrebbe abbattere
Credit: Pinterest/Ciola.it

L’orso M49, conosciuto anche come Papillon per l’omonimo film di Franklin J. Schaffner e scappato già due volte dal “carcere” proprio come il protagonista del film, è al centro di un dibattito che vede contrapporsi coloro che inneggiano al suo abbattimento e chi invece si batte per la sua libertà.

L’orso M49 fuggì per la prima volta dal Centro faunistico di Casteller, a Trento, lo scorso aprile. In realtà però già nel giugno 2019 il quotidiano l’Adige riportò la notizia secondo cui «in Val Rendena (M49) si è reso protagonista di una serie di incursioni nelle vicinanze di malghe. E’ un giovane maschio, intelligente e coraggioso, che non esita a spaccare finestre e provare ad abbattere porte. È dotato di radiocollare, e quindi viene seguito dalla Forestale e dal Servizio Fauna della Provincia. La Provincia gli attribuisce 16 tentativi di intrusione in tre mesi». Per questo, il primo luglio 2019 il Presidente Fugatti firmò l’ordinanza, la prima, di cattura che, su imposizione del Ministro per l’ambiente Sergio Costa prevede il confinamento in un recinto adeguato.

M49 venne catturato la sera del 14 luglio 2019 a Malga Rosa, nel comune di Porte di Rendena, per poi essere trasferito al Casteller di Trento, un importante centro di recupero della fauna alpina, in cui venne sistemato in un apposito recinto elettrificato.

Il giorno seguente però, l’orso M49 fuggì dal centro «scavalcando una barriera di 4 metri e tre recinti tra i 7.000 e 9.000 volt» per poi essere ripreso nei giorni successivi da foto trappole istallate in diverse località.

M49 sembrava imprendibile. Per questo motivo il Presidente Fugatti firmò una nuova ordinanza che diede la facoltà di poter sparare, in caso di necessità, all’animale, andando palesemente contro le indicazioni del Ministro Costa. Si aprì di fatto un duro scontro istituzionale che portò alla diffida del Presidente della Provincia autonoma, nonché a tante proteste degli animalisti locali. Da quel momento partì una vera e propria caccia all’orso.

L’orso M49 nel frattempo continuò indisturbato i suoi spostamenti avvicinandosi alle abitazioni e ai raccolti, finché il 22 agosto, spostatosi nella zona di passo Oclini, sparì.

A settembre vennero rinvenute le sue tracce nella Val di Fiemme e poco dopo fu avvistato nella zona di Malga Socede, luogo in cui l’orso fece razzia di animali da pascolo, finché a novembre, entrando in letargo, M49 fece di nuovo perdere le sue tracce fino a marzo 2020, quando fu nuovamente avvistato in località Arodolo, nel comune di Molina.

Nel periodo di quarantena, ancor più indisturbato, l’orso si aggirava per le montagne indisturbato continuando la sua caccia per il cibo anche in alcune aziende agricole. Tutto ciò fino al 30 aprile, giorno in cui M49 venne catturato in una trappola nei pressi della Val Rendena. Quella stessa notte fu nuovamente trasportato al Centro Casteller, in cui venne castrato chimicamente data la vicinanza dell’orsa DJ4.

Ma proprio come Steve McQueen in Papillon, il 27 luglio scorso M49 riuscì a fuggire nuovamente dal recinto del Casteller, trovando per la seconda volta la libertà. Ripresero così le ricerche. Riprese così anche il dibattito istituzionale con il Ministro Costa nonché le proteste dei vari gruppi animalisti che, a ragion veduta, vogliono proteggere M49, un orso che vive nel suo habitat naturale invaso dall’uomo.

Anzitutto ci si dovrebbe chiedere come sia potuto succedere che l’orso, per la seconda volta, sia riuscito a scappare dal recinto. Le prime ipotesi arrivano dai tecnici dell’Ispra, l’Istituto della Protezione per l’Ambiente, inviati dal Ministro Costa ad effettuare un’ispezione al recinto. C’è chi ipotizza un possibile aiuto umano, anche se le condizioni in cui versa le recinzioni parlano chiaro: «Questa volta sono stati divelti o piegati alcuni dei tondini della rete della recinzione – di diametro di 12 mm – dalla quale è poi fuoriuscito l’animale», dicono i tecnici dell’Ispra.

Fondamentale è osservare questa spiacevole situazione da un punto di vista ambientale ovvero da una prospettiva che metta in risalto la protezione della fauna. Considerando che gli orsi erano presenti in tutte le aree boschive settentrionali fino al 1700, non può non essere chiaro che è l’uomo ad aver invaso il territorio di questi maestosi animali, distruggendone molto spesso gli habitat. Lo conferma un articolo pubblicato sul sito del Parco Naturale Adamello Brenta secondo cui «La ricerca di nuovi spazi per le attività agricole e zootecniche e il conseguente disboscamento hanno infatti condizionato e compromesso la distribuzione del plantigrado. A tali fattori ambientali si è sommata, a partire dalla seconda metà del 18° secolo, la persecuzione diretta nei confronti della specie. Un vero e proprio sterminio imputabile in parte a motivazioni di tipo economico ed in parte a fattori emotivi». L’antropizzazione della natura quindi ha preso il sopravvento. Quello a cui stiamo assistendo è un processo di riconquista del territorio da parte della stessa natura.

Intanto l’orso M49, come riporta un articolo de Il Dolomiti pare si sia ben ambientato nella zona di Val Calamento. Il Presidente della Provincia autonoma però, ormai scoraggiato, invoca l’aiuto in prima persona del Ministro Costa, al quale chiede «un’accelerazione sulle aree protette dove trasferire gli esemplari pericolosi e il tema del soprannumero di orsi sul nostro territorio. In questo momento stimiamo vi siano tra i 90 e i cento esemplari, mentre il nostro territorio ne può gestire circa 60», sollecitando così un incontro che si terrà il prossimo 12 agosto.

Mentre sul web impazza l’ironia, che fa chiaramente il tifo per l’orso M49, le associazioni animaliste sono preoccupate per la sua sorte e si aggrappano alla sentenza del Tar di Trento che ha vietato l’uccisione dell’orsa Gaia JJ4 perché «l’aggressione non sarebbe imputabile al comportamento problematico di un singolo orso ma a un più ampio problema di gestione della convivenza con gli esseri umani». L’uccisione di M49 infatti, non deve ne può essere presa in considerazione. Ci si deve piuttosto chiedere dove il sistema di protezione all’interno del centro faunistico di Casteller abbia fallito.

Se Papillon riuscì a salvarsi e poté vivere da uomo libero, speriamo che ciò avvenga anche per l’intraprendente orso M49, perché ucciderlo non può essere la soluzione.

Martina Guadalti

Martina Guadalti
Martina Guadalti, 25 anni, nata e cresciuta in un piccolo paesino della Maremma toscana: Magliano. Studentessa magistrale di Scienze Politiche presso l'università di Siena. Appassionata di storia e relazioni internazionali, si è laureata a Firenze presso la facoltà di scienze politiche "Cesare Alfieri" con una tesi sul Vietnam. Ama leggere e scrivere, viaggiare e conoscere, perché solo così si riesce a capire e sapere la verità. Collabora già con alcuni giornali locali, quali Maremma Magazine e Antiche Dogane, ma anche testate online quali Africa rivista, Geopolitica e Instoria.

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