Il terremoto ha fatto tremare la strategia elettorale di Erdogan
Fonte: wikimedia.com

Nella notte tra il 5 e il 6 febbraio un terribile terremoto di magnitudo 7.8 si è abbattuto sulla Turchia e sulla Siria. 
Dal lato siriano le forti scosse hanno colpito gran parte del nord-ovest “liberato” dal governo centrale di Bashar al-Asad (Assad), ma ha scosso anche buona parte della costa mediterranea e delle zone centrali del Paese. In Turchia invece il terremoto ha devastato ampie zone dell’Anatolia sud-orientale e, oltre all’incommensurabile tragedia umanitaria, ha generato anche uno sciame di scosse di assestamento geopolitiche. Il terremoto ha fatto tremare anche la strategia elettorale di Erdogan.

Il sisma ha infatti avvicinato gli orizzonti del Paese alle elezioni presidenziali del 14 maggio e ne ha cambiato le possibili strategie elettorali. Erdogan dovrà dimostrare agli elettori di essere in grado di gestire una tale emergenza in modo efficace, altrimenti il suo governo di oltre 20 anni sarà destinato a finire, anche se il suo contendente rimane ancora ignoto.

Erdogan ha già ammesso che la reazione non è stata sufficientemente tempestiva e ha contestualmente sfoderato la spada verso gli «opportunisti che vogliono trasformare questo dolore in un vantaggio politico» consacrando le decine di migliaia di vittime come martiri
Ci ha tenuto anche a ricordare che per finanziare la ricostruzione la Turchia non potrà affidarsi alle sole risorse interne, ma serviranno anche quelle «del mondo intero». Difatti, dopo un’iniziale rigurgito di orgoglio, ha accettato gli aiuti di oltre 40 paesi, inclusa la Grecia che, fino al giorno prima del terremoto, il presidente minacciava con prepotenza e tracotanza.

Il presidente dovrà quindi rivedere la sua strategia elettorale e gli scenari possibili sono potenzialmente infiniti. Si posizionano su un continuum geopolitico di difficile predizione, ma come ci illustra Daniele Santoro nel suo articolo per Limes, possiamo individuare due poli estremi.
«Negli ambienti della maggioranza si vocifera con sempre maggiore insistenza di contatti più o meno (in)diretti tra il presidente turco e la leader del partito nazionalista d’opposizione (İYİ Parti) Meral Akşener. Obiettivo: posticipare la data delle elezioni anche oltre la naturale scadenza del mandato di Erdoğan (giugno 2023) facendo leva sullo stato di emergenza creato dalla catastrofe naturale.» Così facendo, l’attuale presidente potrebbe guadagnare tempo prezioso e Akşener riuscirebbe a guadagnare voti decisivi rubandoli al blocco d’opposizione.
Ma la situazione potrebbe anche sfuggire al controllo dei due leader. Santoro porta l’attenzione ai limiti strutturali delle operazioni di soccorso che, se venissero ritenute insufficienti dalla popolazione colpita da questa devastazione, potrebbero portare ad un’insurrezione di portata mai vista in Anatolia e al crollo disastroso dell’attuale presidenza pluriventennale.

Intervistato da NPR, Piotr Zalewski, corrispondente in Turchia per The Economist, ha criticato l’operato del governo descrivendolo come “oggettivamente inadeguato“. I soccorsi sono arrivati tardi, numerose zone sono rimaste escluse per giorni. Ma forse il fatto più grave è che tutto ciò è già accaduto in passato. Già nel 1999 la Turchia fu colpita da un massiccio terremoto che causò la morte di 18.000 persone e proprio questo evento preparò la scena per l’ascesa inarrestabile di Erdogan. Furono stanziati ingenti fondi per la ricostruzione e la prevenzione di un’ulteriore catastrofe, eppure eccoci qua. Secondo Zalewski, il problema più grande è che ci sono ancora «milioni e milioni di case e palazzi che sono stati costruiti illegalmente o senza prestare attenzione agli standard di sicurezza» e il governo non ha fatto nulla per porvi rimedio, anzi, ha convesso numerose amnistie legalizzando l’illegale.

Anche giorni dopo la tragedia, i media simpatizzanti con il governo turco cercano di dipingere un universo alternativo e fantascientifico in cui si è fatto tutto quello che si poteva fare per impedire la catastrofe. Questi terremoti devastanti sono relativamente comuni sul territorio e il prossimo è sempre dietro l’angolo, ma è semplicemente falso e fuorviante sostenere l’operato di Erdogan dal 1999 a oggi. 
E come nelle parole della ricercatrice Dilek Türközü:  “Geography is destiny, but negligence is a choice.”

Rebecca Bellucci

Toscana trapiantata a Bologna. Laureata in Scienze della Comunicazione, ma nerd di politica internazionale. Vivo tra un’assemblea e l’altra. Combatto il capitale scrivendo, rovinando pranzi di famiglia e lavorando a maglia. Traditrice del binarismo di genere, lesbica e transfemminista.

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