
Grace Metalious è l’autrice di Peyton Place, romanzo che, già prima di Melrose Place e Twin Peaks, ha raccontato la vita sepolta che esiste tra i vicoli e nelle case di una cittadina fittizia del New England, solo all’apparenza perfetta.
Secondo il The Guardian Peyton Place «ha scandalizzato l’America» e ciò acquisisce significato se si pensa al suo anno di pubblicazione: il 1956. Grace Metelious infatti ha le idee chiare: non risparmia niente al suo pubblico dell’America perbenista degli anni 50 e porta sulle sue pagine, senza alcuna edulcorazione, i temi del suicidio, dell’aborto, del sesso, della libido adolescenziale e dell’adulterio. Se da un lato il romanzo incuriosisce per il suo linguaggio schietto e per lo scalpore e il sapore anticonvenzionale che lo avvolgono, dall’altro ha il compito di indagare le contraddizioni della società, di svelarne l’arroganza, la superbia e di porre sotto i riflettori tutta la polvere che solitamente viene nascosta sotto i tappeti. Di Peyton Place furono vendute 100.000 copie solo nella prima settimana dopo la sua pubblicazione, dieci anni dopo era in classifica come il libro di narrativa più venduto, superando Via col Vento. Nel 1975 era quarto dopo Il Padrino, L’esorcista e Il buio oltre la siepe.
L’anticonformismo che porta al successo
Ma davvero il racconto di una cittadina che vive di segreti ha tutto questo potenziale?
Sicuramente lo stile fluente, raffinato e cinematografico di Grace Metelious ha contribuito alla viralità dell’opera che, seppur relativamente prolissa, si lascia divorare un colpo di scena alla volta; ma per comprenderne pienamente il fenomeno bisogna contestualizzare anche l’autrice.
Negli anni ’50 la donna doveva essere ordinata, servizievole, curata e dedita alla casa e alla famiglia. Grace Metelious era una casalinga ma usciva dallo stereotipo: rifiutava le gonne a ruota per indossare comodi jeans e camicie da uomo e, come gli uomini, beveva, fumava e non si faceva tanti problemi nel parlare senza filtri. Anche la sua vita sentimentale fu particolarmente caotica, e la pubblicazione del romanzo non aiutò a farle trovare la stabilità. L’inaspettato successo economico la portarono infatti a fidarsi di una serie di uomini con i quali si sposò per poi divorziare dolorosamente, e le recensioni terribili della critica (Peyton Place venne posto alla stregua di un romanzo pornografico) la spinsero a trovare conforto nell’alcool, fino a farla cadere nella dipendenza.
Una delle protagoniste del romanzo, Costance, dirà: «Se chiudete a chiave la porta a Peyton Place, la gente penserà che avete qualcosa da nascondere». Il senso di Peyton Place sia come romanzo che come stereotipo delle cittadine americane è tutto qui: ogni cittadino costruisce una maschera dell’altro e così la comunità tiene in ostaggio il singolo che non è più padrone della propria identità. Le porte devono restare aperte perché tutto deve essere alla luce del sole e tutto deve essere teatralizzato, sia per mostrare come le famiglie restino lige alla loro morale che per dare in pasto alla città il grottesco che accade nell’intimità della vita domestica. L’unico strumento di denuncia di queste dinamiche violente quanto sottili è la scrittura. Grace dichiarò di preferire la macchina da scrivere al lavello della cucina, e questo lo ha dimostrato ponendo come suo alter ego il personaggio di Allison McKenzie. Si tratta di una ragazzina con la mente piena di sogni e di fantasia, costretta a interagire sempre con le stesse persone che la fanno sentire in gabbia, sbagliata, esagerata, troppo introversa, troppo diversa e troppo inadatta. Crescendo, resta incantata dall’arte della scrittura (strumento che ne farà l’unico personaggio capace di fuggire dalla città), ed è proprio con i suoi occhi curiosi e taglienti che noi lettori analizziamo una a una le vite degli abitanti di Peyton Place. La semplicità e la naturalezza di Allison entreranno in conflitto con tutto un sistema di costrutti sociali che lei faticherà a comprendere e con tutto il marcio che le famiglie più disagiate portano con sé.
I segreti, l’ipocrisia e la violenza
Ispirata dallo Sheep Pen Murder (l’omicidio nel recinto delle pecore, fatto di cronaca avvenuto alla fine degli anni ’40 a Gilmanton, nel New Hampshire, dove l’autrice visse per un periodo), Grace Metalious racconta di come il personaggio di Selena (una sensuale e ammaliante preadolescente, amica di Allison) viene ripetutamente molestato e abusato da suo padre, Lucas Cross. Lucas è un uomo avvelenato dalla società: senza un lavoro stabile, senza una morale o un’etica, è convinto di essere superiore alla legge e alle donne che, come un automa del patriarcato, tratta come se fossero un oggetto di suo possedimento. Predica e razzola il male e dal motore del suo agire scaturiscono i temi della prigionia femminile tra le mura domestiche, dell’aborto, dell’abuso su minori e del parricidio, che creeranno un cortocircuito nell’ipocrisia collettiva.
Nel personaggio della moglie, Nellie Cross, c’è tutta la rabbia per la mancanza di autodeterminazione femminile. Nellie non è solo relegata alle faccende domestiche, ma è anche succube e vittima delle violenze del marito e questa sua condizione la spinge gradualmente a precipitare in uno stato depressivo che la porterà a momenti di dissociazione e di allucinazioni visive e percettive. Il suo finale tragico sembra quasi volerla punire per le sue scelte, per la sua fragilità e per non esser riuscita a difendere i suoi figli. Ed è proprio sua figlia, Selena, che sembra interpretare il suo ruolo: combattiva, protettiva nei confronti del fratello minore, matura, capace di farsi giustizia da sola.
Anche al di fuori di questo caso limite, Peyton Place mette in scena una cultura primordiale, patriarcale e misogina. La signorina Thorton, l’insegnante della cittadina, si sente impotente e disarmata di fronte a studenti che alla sua presenza recitano la parte degli alunni perfetti ma che, in realtà, hanno un destino già segnato e pianificato dalle loro famiglie: «a che serviva costringere un ragazzino a imparare a memoria le date dell’inizio e della caduta dell’Impero Romano, quando una volta cresciuto, avrebbe dovuto mungere le vacche per guadagnarsi da vivere, come suo padre e suo nonno prima di lui? Che senso c’era nell’insegnare frazioni e decimali a una ragazzina che in futuro avrebbe contato soltanto i mesi delle gravidanze?»
Nulla cambia, il futuro è sempre uguale al passato, e anche quando lo sceriffo Buck McCracken si sofferma nell’analizzare l’assurdità del detto «il mondo è piccolo», cercando per la prima volta di guardare oltre la sua staccionata, un forestiero misterioso e pericoloso si rivela essere un fantasma del passato, rendendo la narrazione ciclica e claustrofobica: non c’è via d’uscita né modo di fuggire da Peyton Place. Non a caso, il male che abita quelle case ne è anche il fondamento. Solo al termine del romanzo infatti si svelano le origini della città ed è una storia di odio razziale, di ghettizzazione e di xenofobia.
Grace Metalious utilizza lo scandalo e la violenza dove Shirley Jackson, scrittrice e giornalista statunitense della prima metà del Novecento, usava l’horror. Due stili diversi per dare voce alla solitudine e all’ipocrisia della comunità perbenista. Nelle case dei romanzi di Shirley Jackson (Hill House, il castello di Costance e Merricat e la villa di La Meridiana) i personaggi si nascondono con l’illusione di essere al sicuro, terrorizzati dal fuori dal quale non sanno difendersi. Le porte e le finestre di questi ambienti di conflitto mentale in Peyton Place vengono spalancate, il realismo magico, che rende evanescente il concetto di follia, svanisce e alla luce del sole restano solo pettegolezzi, violenza paure e dipendenze.
Alessia Sicuro















































