Resurrecting the Sublime
Resurrecting the Sublime

«Una rondine non fa primavera», questo si sa e varrebbe lo stesso se al posto dell’animale ci fosse un fiore che sboccia; tuttavia c’è un problema: l’estinzione rischia di involvere nel suo oblio non solo alcune specie di animali, ma anche tribù ,piante, fiori e profumi. A questo punto, il popolare modo di dire acquisirebbe un fondo di verità, perché se realmente mancassero rondini e profumi di fiori, forse davvero la realtà primaverile non sarebbe più la stessa e del profumo di fiori estinti rimarrebbe un ricordo e qualche poesia. L’inquinamento, il cambiamento climatico, le estinzioni in atto nel mondo, infatti, stanno profondamente mutando l’orizzonte naturalistico, e portano con sé i confini, sempre meno marcati, delle stagioni, che vanno catalogandosi esclusivamente in una prospettiva astronomica piuttosto che metereologica. In altre parole: a far primavera, e le altre stagioni, ora sembrano esserci solo calendari e almanacchi.  A coadiuvare l’azione di questi ultimi, però, si pone una mirabile iniziativa: “Resurrecting the Sublime”.

Si tratta di un progetto di ricerca interdisciplinare che coniuga arte e scienza, senza trascurare naturalmente le sensazioni, in particolare quelle legate all’olfatto e ai profumi dei fiori estinti. “Resurrecting the Sublime”, infatti, è nato dalla collaborazione di Alexandra Daisy Ginsberg, ricercatrice nell’ambito della biologia sintetica e del design della materia vivente, l’artista dal tema dell’olfatto Sissel Tolaas con il supporto di un team di ricercatori e ingegneri dell’azienda di biotecnologie Ginko Bioworks sita a Boston. La prima tappa del progetto è avvenuta durante la mostra dal titolo “La Fabrique du Vivant” al “Centre Pompidou” di Parigi nel febbraio del 2019. In quell’occasione i fautori hanno potuto allestire una sorta di museo delle sensazioni, permettendo ai visitatori di provare il profumo di fiori estinti. Da allora, la mostra si muove per il mondo organizzando incontri sensazionali in diversi musei.

I ricercatori si sono avvalsi di «minuscole quantità di DNA estratte da campioni di tre fiori conservati presso l’Herbaria dell’Università di Harvard. Il team di Ginkgo ha utilizzato la biologia sintetica per prevedere e risintetizzare le sequenze geniche che potrebbero codificare enzimi che producono fragranze. Usando le scoperte di Ginkgo, Sissel Tolaas ha messo in campo la sua esperienza per ricostruire gli odori dei fiori nel suo laboratorio, utilizzando molecole di odori identiche o comparabili

In particolare, i progressi hanno permesso di riportare in vita gli odori di tre fiori: L’ Hibiscadelphus wilderianus Rock, o Maui  hau kuahiwi in hawaiano, l’ Orbexilum stipulatum , o Falls-of-the-Ohio Scurfpea, e infine Il Leucadendron grandiflorum (Salisb.). Il primo è stato ripristinato grazie all’ultimo esemplare di albero ritrovato morente nel 1912, dopo che il suo habitat (gli antichi campi di lava sulle pendici meridionali del monte Haleakalā, a Maui, nelle Hawaii) era stato decimato dall’allevamento di bestiame coloniale. Il secondo, invece, ha perso il suo habitat (Rock Island nel fiume Ohio, vicino a Louisville, Kentucky) in seguito alla rottura di una diga negli anni ’20. L’ultimo, infine, dalla storia più incerta, deriverebbe dal Sud Africa, dove avrebbe perso la vita per mano dei vigneti coloniali.

Quello del “Resurrecting the Sublime” è un modo certamente avanzato e poetico, ma allo stesso tempo preoccupante, “Sublime” Kantianamente parlando, per riflettere sul valore di dettagli e sensazioni che da sempre fanno la differenza, ma che in futuro potremmo non provare mai più. La domanda di fondo per l’iniziativa è la seguente: «Potremmo mai più sentire l’odore dei fiori portati all’estinzione dagli esseri umani?» Le tecnologie messe in atto sui profumi dei fiori estinti sicuramente danno ragione a un progresso capace di fornire risposte sorprendenti, ma non possono diventare scontante. Il messaggio di fondo, quindi, è un invito al rispetto per la natura, a quelle piccole cose che l’uomo, spesso in preda a una contagiosa distrazione o a una deleteria noncuranza, sottovaluta e di cui un giorno potrebbe pentirsi. Gli occhi si chiudano solo sui profumi, mentre restino ben aperti per salvare il mondo.

Alessio Arvonio

Classe 1993, laureato in lettere moderne e specializzato in filologia moderna alla Federico II di Napoli. Il mio corpo e la mia anima non vanno spesso d'accordo. A quest'ultima devo la necessità di scrivere, filosofare, guardare il cielo e sognare. In attesa di altre cose, vivo.

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