Confronto Renzi-Salvini e dibattito politico: la sindrome dello specchio
Fonte: Ansa via notizie.virgilio.it

L’atteso confronto televisivo tra Renzi e Salvini a Porta a Porta si prospetta come l’evento mediatico-politico più “sensazionale” di questa stagione. Il problema sta già tutto in questa apparentemente innocua constatazione. In Italia, diversamente dalla totalità dei paesi democratici e occidentali, dibattito politico e confronto tra personalità politiche non sono sinonimi. Non solo: descrivono due rette parallele che non si incontrano mai.

Il leader, la folla e il soliloquio

C’era una volta l’Italia, un Paese (letteralmente) singolare, il paese del “particulare” guicciardiniano, del Gattopardo, e della sfera pubblica asfittica, svuotata e disfunzionale da trionfo dell’individualismo.

Un Paese che al conseguimento dell’unità nazionale si caratterizzava per la borghesia meno colta d’Europa e per un tasso di analfabetismo popolare vertiginoso, e che agli albori della fondazione della Repubblica aveva la più bassa circolazione di quotidiani del continente.

Il Paese dei grandi editori e dei grandi contrasti. Un Paese drammaturgico, e particolarmente segnato dal clima culturale e antropologico del fascismo e dalla dicotomia politica della Guerra Fredda. Un paese sospeso, diseguale, diviso, lacerato e dunque naturalmente assai sensibile al piacevole e intenso suono dei megafoni.

Narciso di Palazzo Barberini, Caravaggio (1597-1599)

Queste le premesse per sommi capi della storia politica d’Italia, dal principio fino ai narcisi Renzi e Salvini. Una storia dove troppo spesso, e tragicamente, il leader soliloquia dagli scranni, dai balconi, dalle televisioni, senza confronto, approfondimento o contraddittorio critico, circondato dai suoi fedeli e sodali, e sostenuto dall’abnegazione della sua selezionatissima, anche se spesso immensa, folla.

Qualsiasi sia il medium, la tecnologia o il contesto, il consolidato paradigma leader-folla-soliloquio senza confronto è il trait-d’union tra i pesi massimi della politica più o meno contemporanea, a partire dal padre nobile Silvio Berlusconi fino alla sua prole più o meno consapevole: Renzi, Salvini e Di Maio.

Tale assunto tradisce, con sconcerto per gli ultras di ciascuno dei tre, una medesima radice comunicativa e mediatica, e dunque anche sostanziale.

La sindrome dello specchio di Salvini, Renzi e Di Maio

La politica italiana è affetta da sindrome dello specchio: una propensione cancerogena del dibattito pubblico a evitare il confronto diretto e critico tra i protagonisti della sfera pubblica, prediligendo i monologhi e le narrazioni solitarie (spesso via social) e disprezzando il contraddittorio di avversari, giornalisti e opinionisti.

Se non addirittura da Mussolini e dal disprezzo per la dialettica della sub-cultura proto-fascista, l’iter diagnostico può cominciare agevolmente con Berlusconi, imprenditore opaco e magnate delle telecomunicazioni prestato (a lungo) alla politica. Il modello comunicativo del berlusconismo è agevolmente sovrapponibile a quello dello show business, tra spettacolo e disimpegno, narcotico per l’informazione, quando non apertamente censorio (leggasi “Editto Bulgaro”).

Confronto Renzi Salvini
Foto: Roberto Monaldo / LaPresse Renzi a “Porta a Porta”

L’affermazione della social media culture e del MoVimento 5 Stelle ha contribuito ad assestare un colpo definitivo alla cultura del dibattito: per anni, gli esponenti pentastellati sono stati impossibilitati, in qualsivoglia contesto mediatico, a confrontarsi con gli avversari politici. Le piazze gremite dal comico Beppe Grillo, il Blog e i social network diventano protesi della democrazia diretta in divenire, e si insinuano silenziose e implacabili come prassi, auto-centrata e auto-celebrativa, della politica.

Quasi contemporaneamente si afferma Matteo Renzi e sconquassa l’assetto ideologico nel centro-sinistra: fa della disintermediazione il cuore del suo agire politico e anche comunicativo. Conia un linguaggio di chiusura verso le voci di dissenso: i critici nel mondo del giornalismo e della cultura vengono bollati come gufi o professoroni, la minoranza interna ridotta a «Fassina chi?», e il dibattito viene vissuto come fastidiosa vestigia del passato. Il personalismo dell’ex segretario del PD, allergico a un effettivo confronto, si esprime con veemenza attraverso la centralità dei social e degli slogan semplificati. Le interviste su Chi e la partecipazione ad Amici di Maria De Filippi completano il processo di migrazione dal dibattito politico verso lo spettacolo.

Confronto Renzi Salvini
Salvini durante l’ennesima diretta Facebook. Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

Non bisogna stupirsi se alla rottamazione è seguita la ruspa: ecco infine Matteo Salvini, signore incontrastato del populismo propagato attraverso l’utilizzo spregiudicato e scientifico dei media digitali (ma anche della televisione). Ogni post su Instagram, ogni diretta Facebook, ogni comparsa televisiva (dalla Gruber come dalla D’Urso) è funzionale al bulimico desiderio di consenso, e rappresenta un’evoluzione sconcertante e pericolosa della “volontà di potenza mediatica” esibita da suoi (poco) illustri predecessori.

Salvini ambisce ai pieni poteri, e la sua strategia comunicativa ancora più accentrata e monotòna di quella di Renzi lo chiarisce nitidamente: per “la Bestia” il confronto non è ammesso, nemmeno nei commenti social, o viene comunque mortificato. Gli avversari sono silenziati, elusi, derisi, a volte minacciati.

Un Paese senza confronto non è paese democratico

A quando risaliva l’ultima volta che si è avuta l’opportunità di assistere a un confronto diretto tra figure politiche di spicco? Basterebbe porre questa semplice domanda a conferma della “diagnosi mediatica” di “sindrome dello specchio”. E non occorre una grande capacità prognostica per comprendere quanto un paese senza un dibattito pubblico approfondito e fondato sulla discussione critica non possa definirsi democratico.

Il famigerato confronto Renzi-Salvini non è segnale di un’inversione di tendenza e non sarebbe comunque sufficiente. Anzi, nelle intenzioni dei convitati, verosimilmente risponde perfettamente alle logiche dello show mediatico e alle sue peculiari distorsioni.

Optare per lo studio “dei plastici” di Bruno Vespa non appare in questo senso casuale: è l’occasione e lo scenario ideale per costruire la propria narrazione, da divulgare in modo spettacolare, l’ennesima conferma di una visione consumistica del fare politica e soprattutto dell’essere politici, uno dei mali pubblici più pervicaci e distruttivi del nostro Paese.

Renzi allo specchio, Fonte: Mauro Biani, 2014

Salvini, Renzi, Di Maio sono leader soli al comando, monadi politiche auto-referenziali e auto-narrative, egomani allergici alla dialettica e alla complessità. Il confronto è più del sale della democrazia, della semplice immagine da cartolina sullo sfondo dell’agorà ateniese: è l’ossatura sulla quale essa si regge, la sostanza, oltre il formalismo procedurale.

Così quello che resta del dibattito pubblico avviene attraverso bolle social autoreferenziali con barriere all’entrata e all’uscita, oppure attraverso studi televisivi che devono essere il più possibile asettici e confortevoli, il tutto in una scenografia ordinata e funzionale al potere.

Non c’è informazione, non c’è riflessione, non ci sono avversari con diritto di parola: soltanto nemici da attaccare, la propaganda vuota e sterile e la propria versione dei fatti, diffusa da un qualsiasi vacuo occhio elettronico, sempre più orwelliano, che si riverbera attraverso innumerevoli schermi. Ad assistere, un pubblico che deve limitarsi a scrosciare applausi. Del resto, come la libertà, la democrazia muore proprio sotto scroscianti applausi, allo specchio.

Luigi Iannone

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