A quattro anni dall’ultima opera intitolata “Atti osceni in luogo privato”, torna sugli scaffali delle librerie lo scrittore riminese Marco Missiroli. Stavolta, con “Fedeltà”, edito da Einaudi e tra i finalisti del Premio Strega, l’autore presenta al pubblico una storia in cui è difficile non immedesimarsi. Nel romanzo, che in copertina accosta curiosamente quel titolo all’immagine di una ragazza in penombra con uno sguardo ambiguo, i concetti di fedeltà e infedeltà non si escludono come si è soliti pensare: Missiroli ne racconta piuttosto tutte le sfumature, le possibili declinazioni e intersezioni, seguendo le vite dei personaggi specialmente sul versante interiore.
Illuminante l’esergo di Philip Roth tratto da “Pastorale americana”:

«Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando»

"Fedeltà" di Marco Missiroli: l'infedeltà come fedeltà verso sé stessi
L’autore del libro, Marco Missiroli

L’errore è una costante dei personaggi di “Fedeltà” proprio perché diventa un modo per conoscere i propri lati più oscuri, indicibili e, spesso, per ritrovarsi.

La vicenda ruota intorno al matrimonio di Carlo e Margherita per poi ramificarsi attraverso altri personaggi-chiave. Entrambi sui trentacinque anni, di origini borghesi: lui docente precario all’università e aspirante scrittore; lei agente immobiliare ma da sempre appassionata di architettura. A fare da tetto alla vita di coppia ci sarebbe una casa in Corso Concordia, a Milano, che li conquista subito per la luce e l’ampiezza. A congelare però questo grande progetto è “il malinteso”: Carlo viene sorpreso nel bagno dell’università insieme a una studentessa del suo corso, Sofia. Lo scandalo che salta fuori inquina i rapporti tra i personaggi e li costringerà a fare i conti con le proprie debolezze.

Tra razionalizzazione del tradimento e passione cieca

Pagina dopo pagina, Missiroli entra sapientemente nei pensieri dei protagonisti e mostra come le motivazioni sottese al tradimento siano più complicate di quanto si pensi.
La domanda centrale alla rete di sguardi, parole, sensazioni è sempre la stessa: quanto siamo fedeli a noi stessi, o quanto lo siamo agli altri? Cosa è più importante?
Carlo viene attratto dal mimetismo e dalla freschezza della sua alunna: è sempre a metà tra la razionalizzazione delle proprie scelte e il lasciarsi andare all’emozione improvvisa. Infatti da un lato legittima la nascente “zona franca” come suo diritto, come una dimensione parallela a quella coniugale “ufficiale” – a un certo punto non ha più nemmeno paura di essere scoperto – e, dall’altra, si abbandona alle piccole attenzioni che via via dedica alla sua fiamma.

«Perché mai?», «Non significa troppo», «Che parola sbagliata, amante. Che parola sbagliata, tradimento. Rispetto a cosa avrebbe tradito?».

Poi però viene travolto dalla frustrazione professionale – il sogno mai realizzato di una carriera da scrittore acclamato – e personale – concedersi ad altre donne e pensare sempre e comunque alla moglie. Lo spaventa scuotere l’equilibrio che invece pretende tra un paradiso e l’altro. Vorrebbe trovare quell’equilibrio tra “le fiere e le cerbiatte” di cui parla Irène Nèmirovsky (a tal proposito, il romanzo è pieno di riferimenti extra testuali).

Il corpo come punto esatto di dolore

Sull’altro versante c’è Margherita, posata ed elegante come una Virna Lisi milanese. Dopo aver scoperto la lontananza non tanto fisica – l’intesa carnale tra i coniugi è ancora prepotente – quanto psicologica del marito successiva al “malinteso”, si rifugia anche emotivamente nelle sedute di fisioterapia che è costretta a seguire dopo l’infortunio alla gamba. Il punto dolente lascia spazio a un sentimento sempre crescente per Andrea, il suo fisioterapista. Qui esplode in tutta la sua forza il tema del corpo.
La fisicità si intreccia indissolubilmente ai fili della storia, diventa primo requisito per l’infedeltà – se consideriamo quest’ultima come fedeltà a se stessi: è il corpo di Andrea che partecipa a incontri clandestini di boxe, quello pesante degli amanti sul matrimonio di Carlo e Margherita, il loro effetto.

«L’anatomia era ancora il suo punto debole», si legge a un certo punto: Margherita è intrappolata nella voglia di sentirsi «giovane desiderata allegra», ha bisogno di deragliare dalla normalità e ascoltare se stessa, così come quasi tutta la schiera di personaggi di “Fedeltà“, che arrivano, attraversi percorsi diversi e anche dolorosi, a piccole verità personali.

Sul centro della vicenda si innestano altri temi rilevanti: il divario tra quelli nati negli anni ’80 e la generazione precedente con le conseguenti difficoltà, la famiglia, il bisogno di vitalità che non conosce età.

Carlo e Margherita fanno parte di quella fetta generazionale che ha avuto difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro e che non riesce a venire fuori da ciò. I due coniugi fanno enorme fatica ad acquistare l’appartamento in Corso Concordia, devono ingannare la proprietaria per far abbassare il prezzo e sarà proprio sui suoi gradini che la madre di Margherita si romperà il femore. Ed è proprio quest’ultima, Anna, a tenere insieme le fila delle varie storie che si intersecano. Confidente di Carlo così come della figlia, veglia sulla loro vita di coppia e ricorda che anche col passare dell’età si ha sempre bisogno di nuove energie, di vitalità, che i due poi troveranno in due modi differenti ma alla fine complementari. Su un asse parallelo a quello dei tradimenti, delle bugie, degli eventi spesso superficiali e privi di qualsivoglia tenerezza, si muove la sfera degli affetti famigliari che sorprendono per la silenziosità che nasconde dei sentimenti profondi. In questo campo è la sincera fedeltà al proprio genitore a fare da colonna portante.

Oltre il clichè del tradimento

La scrittura di Missiroli in “Fedeltà” è interessante perché, spostandosi fluidamente di personaggio in personaggio, porta alla luce i loro segreti, senza forzature.
La seconda parte del romanzo è quasi risolutiva. Quasi perché nonostante si siano stabilizzate molte situazioni che tengono il lettore col fiato sospeso, il passato torna a farsi sentire. La manifestazione più rilevante è il ritorno di Sofia. Carlo la spia su Facebook e su Instagram durante i nove anni di lontananza: altro ingrediente molto presente nella narrazione è appunto quello dei social network, che hanno portato all’esasperazione dubbi, sospetti, tentazioni. Egli torna a pensarsi come un uomo non del tutto realizzato, «potenziale dinamite nel proprio matrimonio», ma scopre di esser ormai lontano dal cliché del tradimento – necessità fisiologica, curiosità, compensazione affettiva. A dirla con Roth, si è accorto di essere vivo, ha dimostrato fedeltà a se stesso, proprio sbagliando.

Arianna Saggio