Catalogna grazia
Credit: Adam Assoui/Unsplash

Il Consiglio dei ministri spagnolo, guidato dal presidente Pedro Sánchez, ha concesso la grazia ai leader separatisti della Catalogna. I nove leader catalani stavano scontando una pena per l’organizzazione del poi fallito tentativo di secessione della regione catalana dalla Spagna nell’ottobre 2017.

I nove leader separatisti

I protagonisti di questo primo tentativo di ricongiungimento tra il governo di Madrid e la Catalogna, sono ovviamente i nove leader del partito indipendentista catalano. Prima di addentrarsi nel capire le dinamiche e sfumature di questa concessione di grazia, è bene rispolverare la memoria su questo intricatissimo caso catalano.

Nel 2017, esattamente il 1° ottobre, le mire indipendentiste della Catalogna hanno trovato sfogo in un referendum, indettodai maggiori partiti secessionisti, in contrapposizione al governo centrale iberico. La vittoria del , con oltre il 90% dei voti, non è stata sufficiente e ha aperto uno scontro frontale tra la Catalogna e Madrid. La dichiarazione unilaterale di indipendenza della regione dopo il referendum è stata ritenuta illegale dal governo spagnolo e dal Tribunale Costituzionale, di conseguenza non c’è stato alcun riconoscimento formale, né a livello internazionale né europeo.

Successivamente i tre principali leader catalani al momento del referendum, ovvero Carles Puigdemont, leader del partito indipendentista Unito per la Catalogna (JxCat), Toni Comín, ministro della Salute, e Clara Ponsatí, ministra dell’Istruzione, hanno lasciato il paese, e si sono rifugiati tra Svizzera e Belgio. Anche altri attivisti dell’ambiente secessionista hanno abbandonato la Spagna, per evitare il carcere. Pedro Sánchez ha così parlato sui nove leader graziati: «Si assunsero la responsabilità delle loro azioni». Categorico invece il comportamento del governo di Madrid nei confronti di Puigdemont, Comín e Ponsatí, che se torneranno in territorio spagnolo saranno arrestati e sottoposti a giudizio.

A differenza dei tre sopracitati, altre nove personalità di spicco e membri del governo catalano, non hanno lasciato il Paese e successivamente sono stati arrestati. I nove leader catalani che hanno ottenuto la grazia sono: l’ex vicepresidente della regione Oriol Junqueras, gli ex ministri regionali Raül Romeva, Joaquim Forn, Jordi Turull, Josep Rull e Dolors Bassa, l’ex presidente del parlamento catalano Carme Forcadell e i leader di due organizzazioni indipendentiste della società civile, Jordi Sànchez e Jordi Cuixart.

Gli indipendentisti si trovano in custodia cautelare dal 2017, e nel 2019 erano stati condannati per il reato di sedizione, che punisce una rivolta pubblica contro l’autorità. Quattro di loro hanno anche ricevuto una condanna per malversazione, ciò gestione illecita dei fondi pubblici.

Pedro Sánchez – Filckr

La grazia di Pedro Sánchez

Arriviamo quindi al 22 giugno 2021, data in cui il Consiglio dei ministri ha approvato la grazia ai nove leader, dopo una riunione durata oltre quattro ore e giorni di trattative, discussioni e pensamenti. Il provvedimento annunciato da Pedro Sánchez è una commutazione della pena detentiva, ma non l’interdizione dai pubblici uffici. Questo significa che i catalani non potranno ricoprire cariche pubbliche, ma potranno invece ricoprire cariche all’interno di organizzazioni e partiti. Ad esempio, Junqueras è tutt’ora il presidente di ERC, il principale partito indipendentista catalano.

Questa grazia è sottoposta a condizioni specifiche: non commettere delitti gravi per un certo periodo dopo la scarcerazione, pena la revoca del provvedimento. L’effettiva scarcerazione dei leader è avvenuta il giorno seguente, ovvero il 23 giugno. Il Consiglio dei ministri ha preparato un decreto per ciascuno di loro, firmato successivamente dal Re e pubblicato sul Bollettino ufficiale dello Stato (l’equivalente della Gazzetta ufficiale italiana). Il Tribunale supremo, l’organo giurisdizionale che aveva condannato i leader, ha dovuto ordinare la grazia e nessuno dei leader catalani detenuti per ora ha annunciato che non accetterà il provvedimento, anche perché si tratta di una concessione unilaterale del governo.

«Viva la Catalogna libera» ha gridato uscendo dal carcere Oriol Junqueras, accompagnato dal Presidente della catalogna Pere Aragonas.

Scarcerazione Junqueras – La Voce d’Italia

Un tentativo di riconciliazione

«Il governo spagnolo ha deciso di affrontare il problema e di restaurare l’armonia». Così ha esordito prima della decisione definitiva Pedro Sanchez. «È per questo che, in nome della concordia costituzionale, domani proporrò al Consiglio dei Ministri di accordare la grazia ai nove leader separatisti in carcere, perché condannati per tentativo di secessionecon questa misura facciamo uscire di prigione nove persone e ne riconciliamo milioni e milioni in vista di una convivenza pacifica».

Subito dopo il Consiglio dei ministri, nuovamente il presidente spagnolo è intervenuto con una breve dichiarazione: «Questa decisione nasce dalla necessità di ristabilire la convivenza. Questa misura di grazia non richiede che chi ne beneficia cambi le proprie idee. Di fatto, queste persone non furono punite per le loro idee, ma per i loro atti contrari alla legalità democratica».

Ha poi concluso con un messaggio di speranza: «Viviamo assieme e assieme dovremo affrontare le stesse preoccupazioni e gli stessi problemi. Troveremo difficoltà lungo il cammino, ma credo che valga davvero la pena percorrerlo». Pur essendo parole di speranza, rivolte ad un futuro che si spera maggiormente roseo e di coesione, queste dichiarazioni si scontrano pesantemente con la realtà spagnola e della Catalogna.

La Spagna divisa

Il provvedimento di grazia è solo una tappa della lunga strada verso la riconciliazione. Il problema Catalano, che dentro di sé nasconde ombre ed insidie che spaziano dalla poca democrazia ad una spaccatura profonda nel paese, trova terreno fertile per gli scontri con tre protagonisti. In un angolo l’opposizione interna al paese, capitanata dai partiti di destra e sostenuta anche da gran parte della popolazione spagnola. In un altro angolo il governo di Madrid, che deve fungere da bilancia, anche se finora non sembra esserne stata in grado. E infine la frangia catalana, che ritengono la grazia concessa come un gesto sì adeguato, ma non sufficiente.

L’opposizione al governo, guidata dal Partito Popolare (PP) di centrodestra, è da parecchio tempo in disaccordo con la concessione della clemenza. Netta la posizione del leader dei conservatori iberici, Pablo Casado: «Un colpo di grazia alla legalità. Risponderete alla nazione sulle ragioni per cui avete tradito il giuramento di difendere l’unità nazionale e l’uguaglianza tra gli spagnoli». Sempre Casado ha aggiunto che farà appello contro la grazia al Tribunale supremo, ma è controverso se abbia il diritto di farlo.

Al fianco di Casado e del PP c’è Vox, partito neofranchista di estrema destra, con il quale l’opposizione ha organizzato manifestazioni nelle grandi città di Spagna, con un seguito di migliaia di persone. Altra forza in campo è il popolo spagnolo. Diversi sondaggi hanno dimostrato molta incertezza nei cittadini iberici. Secondo quanto riportato dai sondaggi del Mundo, poco prima della concessione della grazia, il 61 per cento degli spagnoli era contrario alla misura, mentre solo il 29,5 si diceva a favore. Dati simili sono riportati anche da Euronews.

L’ultimo attore in scena è la parte indipendentista catalana. La grazia non è sufficiente. Pochi giri di parole, una clemenza per nove persone non può essere scambiata democrazia. A gran voce la Catalogna intera chiede l’amnistia, ovvero l’estinzione di tutte le colpe ai nove leader ed a quelli fuggiti. Sono state raccolte già 200.000 firme per dar seguito alla richiesta d’amnistia.

Una via parallela, trapelata dai giornali spagnoli, che il governo iberico starebbe pensando, sarebbe una riforma del reato di sedizione per ridurne la pena, al momento compresa tra gli 8 e i 15 anni. Così facendo, si potrebbe consentire ai catalani fuggiti di poter tornare e sottoporsi a processo, senza dover trascorrere del tempo in carcere.

Pablo Casado – Wikimedia

Un futuro da scrivere

Che sia una mossa giusta o sbagliata è difficile a dirsi, sicuramente concedere la grazia ai nove leader catalani qualcosa ha smosso. Una situazione così difficile e impantanata in un immobilismo pratico non potrà che beneficiare di uno scossone.

Il governo Sánchez ha mosso il primo passo, sicuramente non abbastanza, ma almeno l’ha fatto. La Spagna necessita di maggior discussione tra le parti, con all’orizzonte le elezioni del 2023. Tutte le forze in campo, dall’opposizione, al governo, ai Catalani, devono accelerare un domino appena iniziato, per poter riscrivere in maniera democratica il futuro della Spagna intera.

Riccardo Seghizzi



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