Folkstone, un affresco sonoro tra macerie e memorie d'infanzia
Fonte: Red&Blue Music Relations

I Folkstone sono tornati con la maturità, la schiettezza e l’energia che li hanno resi una delle band più rilevanti del panorama folk-metal italiano. Il loro nuovo doppio album Natura Morta”, pubblicato il 21 marzo 2025, non è solo un disco, ma una dichiarazione d’intenti e un affresco emotivo profondo. La band, guidata dal frontman Lorenzo “Lore” Marchesi, definisce questo lavoro come uno “sguardo perso nella vita” e un “senso di disordine mistico“, un ritratto agrodolce del mondo contemporaneo.

Con sedici tracce che spaziano dal folk più intimo alla potenza del metal, “Natura Morta” dei Folkstone si avvale di un’orchestrazione unica, in cui l’arpa, le cornamuse e il bouzouki duellano con chitarre granitiche e ritmiche incalzanti. Il disco è un crocevia di collaborazioni significative con artisti come Modena City Ramblers,Trevor Sadist, Daridel e i Punkreas, che ne amplificano il messaggio, sempre radicato nell’attualità e nell’analisi sociale.

Da venerdì 7 novembre 2025, l’attenzione si sposta sul nuovo singolo in rotazione radiofonica: “Vuoto a Perdere”. Questo pezzo è un pugno nello stomaco e un’immersione nelle memorie, raccontando il cruciale momento di rottura tra l’innocenza di un bambino degli anni Ottanta e la disillusione della vita adulta. I Folkstone lo descrivono come un brano dal fascino potente e malinconico in cui “le pive risuonano granitiche nell’orizzonte che si ferma sognando solo il possibile“.

Contemporaneamente all’uscita del singolo, la band sarà impegnata nel “Delirium Winter Tour – Special Edition”, un’occasione per portare sul palco la ricchezza di “Natura Morta” e, come omaggio ai fan, riproporre in vinile limitato l’album “Il Confine” (2012), un disco esaurito e molto amato.

La redazione di Libero Pensiero ha incontrato Lorenzo “Lore” Marchesi dei Folkstone per analizzare questo significativo nuovo capitolo.

“Natura Morta” è un doppio album ambizioso, pubblicato dopo la reunion dei Folkstone e i trionfi dal vivo. Qual è stato l’aspetto più difficile e, al contempo, più gratificante nel concepire e realizzare un’opera così vasta e variegata che tocca temi delicati come il disordine sociale e la riflessione personale?

«Innanzitutto grazie per questa bellissima domanda. Lavorare a “Natura Morta” è stato davvero emozionante. La nostra musica e le nostre parole sono sempre state, e sono tutt’oggi, sincere, esprimono tutto il nostro vissuto. Trattiamo sempre argomenti che ci appartengono, che viviamo in prima persona. La difficoltà principale, crediamo, sta nel riuscire a esprimere il proprio pensiero senza scadere nella banalità e nell’ovvietà, sia a livello tematico che lessicale.Nei brani introspettivi, la gratificazione si trova nel riuscire a mettersi a nudo senza paura, nel sentire quasi un senso di leggerezza al termine della scrittura. È quasi una catarsi. Nelle canzoni che trattano tematiche sociali, invece, la difficoltà è data dal fatto che i concetti in esse espressi debbano essere trattati come si suol dire “con i guanti”. Bisogna esprimersi in modo che la posizione presa sia chiara, ma che porti anche a una riflessione, a una sorta di dialogo con chi ci ascolta. Nel contempo, deve trapelare tutta la nostra veemenza e passione in ciò che proviamo riguardo a ogni contenuto che si tratti di disordine sociale, violenza sulle donne, vecchiaia, o guerre. Insomma, sono aspetti giganti che solcano le vite di ognuno di noi. Con le nostre parole, a volte ci sembra di lanciare un urlo, altre volte un pianto. Speriamo si percepiscano tutte queste nostre profonde emozioni! Questa è la nostra più grande soddisfazione.»

Il nuovo singolo dei Folkstone, “Vuoto a Perdere”, sembra incarnare perfettamente il sottotesto malinconico e, allo stesso tempo, potente di “Natura Morta”. Voi lo descrivete come un brano che affronta il momento in cui si fanno i conti con sé stessi. In un’epoca di costante auto-celebrazione sui social, quanto è importante per voi proporre un pezzo così onesto e vulnerabile, che parla di insicurezza e rimorsi, come antidoto al materialismo spinto?

«Per noi è importante perché Vuoto a Perdere” è un pezzo molto sincero e schietto, senza fronzoli, in cui si ammettono le proprie fragilità e i propri errori. Rimane un po’ come una confessione, quindi è giusto pensare che sia una specie di antidoto a questo materialismo spinto, a questa forzata ricerca di autocelebrazione. Attraverso i social, cerchiamo sempre di dimostrare vite perfette, poetiche, piene di bellissime cose da fare e da mostrare. È l’attimo di notorietà che svanisce nel momento in cui ti ritrovi solo davanti al tuo piccolo schermo a contare i tuoi like. Cosa ti rimane? In realtà, sappiamo tutti che la vita è fatta sì di tante cose, ma non sempre tutte sono così interessanti da mettere in vetrina. A volte farsi due domande e fare i conti con sé stessi aiuta a tenere i piedi per terra, a scoprire quanto sia più bello e gratificante; talvolta capita che sia anche terrificante. Per questo si grida: Perdona padre quel che ho fatto sono io”.»

Le collaborazioni su “Natura Morta” sono eccezionali. Dalle radici folk-combat dei Modena City Ramblers all’impegno punk dei Punkreas, c’è una chiara volontà di unire mondi sonori e messaggi forti. Voi Folkstone, come avete selezionato i brani giusti per ogni featuring? Cosa vi aspettate che questa rete di artisti dia al pubblico in termini di impatto e risonanza?

«Attraverso i featuring abbiamo cercato di coinvolgere artisti con cui potessimo avere affinità musicali e culturali, spaziando tra tutti i generi che compongono la musica dei Folkstone. I brani sono stati, quindi, selezionati per ogni sfumatura che tocca la nostra musica e le nostre tematiche. Con i Modena City Ramblers abbiamo condiviso Fragile perché è un brano delicatamente folk che narra di quanto la musica sia linfa vitale che mai tradisce, ma unisce chi la ascolta. Con i Punkreas abbiamo cantato insieme il nostro grido punk che viene dal basso, dalle nostre fabbriche, da cui noi veniamo e in cui moriremo. Con Trevor dei Sadist abbiamo cooperato nel far sentire al mondo l’urlo di dolore che ci scava dentro: nella nostra Mediterraneo” il metal spinto incalza le liriche. Con i Daridel, infine, abbiamo dato voce al nostro lato originario, ovvero la musica da strada: pive e percussioni e un ritmo pulsante viscerale. Queste collaborazioni hanno portato un arricchimento artistico e personale; speriamo che questa magica sensazione si trasmetta a chi ci ascolta!»

Siete in partenza con il “Delirium Winter Tour – Special Edition”. Quali sono le differenze che il pubblico potrà notare tra il tour estivo e questa nuova serie di date? In che modo l’esperienza dal vivo di “Natura Morta” si distingue dai precedenti show dei Folkstone, considerando l’ampiezza delle sonorità introdotte?

«La differenza principale sarà nella scaletta rinnovata, per la stesura della quale abbiamo chiesto al nostro pubblico i brani che avrebbero voluto ascoltare in queste fredde serate invernali. La durata dei nostri live è sempre di almeno due ore: il repertorio sarà, come sempre, vasto e toccherà brani di ogni album. Avremo, quindi, gusti per ogni palato. Diciamo che i nostri show sono sempre un’esperienza che ha del mistico. È sempre stata e rimane tutt’oggi una festa, un momento di euforia collettiva, di complicità intensa.»

L’uscita di “Natura Morta” e il lancio di “Vuoto a Perdere” avvengono mentre celebrate il passato, con la rimasterizzazione de “Il Confine”. Quanto è importante per una band con la vostra storia e la vostra identità mantenere un dialogo costante tra il nuovo lavoro e le radici che vi hanno plasmato, soprattutto per un pubblico che vi supporta fin dagli albori?

«Più che mantenere un dialogo con il passato, a noi piace pensare a una costante crescita. Di conseguenza, guardiamo ai nostri lavori come un nonno guarda alle fotografie del suo trascorso. Sono passi fatti sempre in avanti, ma con i piedi per terra, consapevoli di ciò che si è e che si vuole essere. Siamo sempre stati grati alle persone che ci hanno seguito dagli albori e continuano a farlo. È bello pensare che una persona sia con te e con la tua musica da vent’anni a questa parte. Diventa una sorta di pezzo di vita condiviso.»

Vincenzo Nicoletti

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