Matteo Messina Denaro, arresto e latitanza, Cosa Nostra
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Matteo Messina Denaro, noto boss mafioso legato a Cosa Nostra, è stato arrestato la mattina del 16 gennaio dai carabinieri del Ros di Palermo. Al momento dell’arresto Messina Denaro si trovava nella clinica privata La Maddalena di Palermo, dove era in cura da un anno sotto il falso nome di Andrea Bonafede.

Matteo Messina Denaro, biografia di uno dei capi di Cosa Nostra

Noto anche con i soprannomi di U siccu e Diabolik, Matteo Messina Denaro è altresì definito come l’ultima “primula rossa” di Cosa Nostra, nome che gli è stato attribuito per i numerosi delitti di cui si è macchiato.

Messina Denaro è, infatti, non solo uno dei protagonisti delle stragi in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di cui soltanto l’anno scorso, a distanza di 30 anni, si è celebrato il ricordo nella giornata del 23 maggio, ma anche l’assassino di civili e vittime innocenti, tra i quali il piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di Santino, sequestrato, strangolato e fatto sciogliere nell’acido.

L’ascesa al potere di Matteo Messina Denaro inizia presto: nato a Castelvetrano il 26 aprile 1962, figlio di un boss mafioso, commette il primo omicidio all’età di 18 anni, mentre risale al 1989 la prima denuncia a suo carico per associazione mafiosa: aveva 27 anni. Capo della cosca di Castelvetrano e alleato dei Corleonesi, fa parte anche del gruppo dei mafiosi inviati a Roma per agire nei confronti di Maurizio Costanzo.

Dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio del ’92, Matteo Messina Denaro nel ’93 è coinvolto anche nelle stragi di Roma, Firenze e Milano. È questo lo stesso anno in cui inizia la sua latitanza. Nonostante ciò, il boss di Castelvetrano continua il suo operato: nel ’94, infatti, organizza un attentato contro Totuccio Contorno, mafioso diventato collaboratore di giustizia, e nel ’98, a seguito della morte del padre, diventa di fatto il capomandamento di Castelvetrano e il rappresentante della provincia di Trapani di Cosa Nostra.

La cattura

La mattina del 16 gennaio 2023, infine, il generale Pasquale Angelosanto, al comando dei Ros, rivela all’agenzia di stampa Ansa che i Carabinieri del Ros, del Gis e dei comandi territoriali della Regione Sicilia, nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Palermo, hanno arrestato il latitante Matteo Messina Denaro, che si trovava in una struttura sanitaria di Palermo per sottoporsi a una seduta di chemioterapia.

Secondo quanto riportato dai Ros, il boss non avrebbe opposto resistenza: anzi, quando gli è stato chiesto da uno degli uomini dell’arma chi fosse, pare che egli abbia risposto con il proprio nome e cognome. Messina Denaro è stato condotto presso la caserma dei carabinieri di San Lorenzo in via Perpignano prima e in seguito all’aeroporto di Boccadifalco. Da qui è stato poi trasferito presso un carcere di massima sicurezza.

Termina così, a 30 anni dall’arresto di Totò Riina, catturato il 15 gennaio 1993, anche la trentennale latitanza del boss di Castelvetrano. Un arresto che concede forse un lieve afflato di giustizia, ma che non scioglie i dubbi su quella cupa epoca stragista, né tantomeno sulla collusione tra Cosa Nostra e gli apparati statali.

Mariella Rivelli

Nata e cresciuta a Potenza, in Basilicata, dove ho conseguito un diploma di maturità classica, ho studiato poi a Napoli Mediazione Linguistica e Culturale e Letterature e culture comparate. Curiosa, appassionata di lingue e culture straniere, amante della lettura, della scrittura e di ogni manifestazione culturale, durante le mie esperienze di studio e di lavoro all'estero ho imparato che non si possono esplorare e apprezzare mondi diversi senza conoscere il proprio. Credo fermamente che la determinazione sia fondamentale per raggiungere i propri obiettivi.

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