beni confiscati, mafie
Fonte: Wikimedia Commons

Nel mese di novembre l’Agenzia per la Coesione Territoriale pubblica un Avviso che mette a disposizione di Regioni, Comuni ed enti locali del Mezzogiorno 300 milioni di euro del PNRR per la ristrutturazione dei beni confiscati alle mafie.

Il modello presenta, sin dalla prima battuta, numerose falle: ad esempio, non viene previsto un accesso diretto per associazioni e realtà del terzo settore, né tantomeno vengono previsti sostegni economici per la gestione dei beni immobili nelle fasi successive alla loro ristrutturazione.

Condizioni queste che minano la fattibilità di progetti che abbiano come destinatari finali minori in gravi condizioni di disagio o esclusione sociale, donne vittime di violenza e anziani, così come altre progettualità che non abbiano quali strumenti principali per la propria sussistenza consistenti disponibilità economiche.

Un vuoto disciplinare che, ancora una volta, rende difficile agire e trasforma palazzi e strutture in case senza voci.  

Beni confiscati alle mafie: l’epidemia di case senza voci

Le case senza voci sono tutti quei beni immobili sottratti e confiscati alle mafie: 36.616 dal 1982 ad oggi, secondo i dati dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata riportati dall’Associazione Libera Contro le Mafie in un dossier aggiornato al 2021. Di questi, pochi sono stati effettivamente restituiti alla collettività con funzioni sociali: troppo onerose le procedure di verifica da parte dei creditori o la risoluzione di irregolarità. Troppo onerose sono soprattutto le spese di gestione e ristrutturazione, che rendono difficile per Enti o associazioni del terzo settore trovare la disponibilità di somme ingenti di denaro.

Un racconto ancora una volta tutto italiano, quello dei beni confiscati alle mafie, in cui alle migliori premesse non fanno seguito le accortezze del caso. Tutto è un rincorrersi di migliori speranze e belle intenzioni che poi, come le cose di cui non si ha cura nella vita di ciascuno, si scontrano e si misurano con la realtà del caso, con difficoltà che, private della giusta volontà d’azione, diventano insormontabili montagne di “sì, però”, “certo, ma”.

E negli interstizi dell’inattività, nelle conche grigie lasciate dall’inedia, in questi spazi continua ad annidarsi e proliferare, come un parassita troppo a lungo ignorato, il germe dell’illegalità. Che non ha bisogno di grandi spazi, non ha bisogno di scene eclatanti o giuramenti solenni: si nutre del grigio, di ciò che viene trascurato, degli spazi nascosti dalle luci dell’attenzione e lentamente inghiottiti dalla terra. E, dalla terra, si ramificano in scontento, aggressività e violenza.  

Quanto sarebbe facile invece porre attenzione, colmare le conche grigie dell’inedia e operare in collaborazione con chi, le “montagne dei però”, è abituato a scalarle.

beni confiscati, mafie
Fonte: Libera.it

L’appello alla Ministra del Sud e della Coesione Territoriale Mara Carfagna

Lo scorso mese, alla presentazione del bando sulla valorizzazione dei beni confiscati, Libera Contro le Mafie insieme a 60 tra associazioni, cooperative sociali e sindacati, lancia un appello alla Ministra per il Sud e la Coesione Territoriale Mara Carfagna chiedendo di intervenire sul testo per modificarne alcuni aspetti che lederebbero una corretta ed efficace assegnazione dei beni.

Come si legge dall’appello pubblicato da Libera sul suo sito web, viene chiesto in primis di “estendere anche all’associazionismo e alla cooperazione sociale la possibilità di accesso diretto all’Avviso, inserendo le realtà del terzo settore fra i soggetti proponenti, e non solo in fase di assegnazione del bene”, di allungare i tempi di presentazione delle domande fino a marzo 2022 e soprattutto di prevedere adeguate risorse economiche per sostenere e supportare tanto le fasi di attuazione quanto quelle di continuità dei progetti avviati.

Non solo. Un ulteriore anacronismo (se non, in maniera più netta, un ulteriore “errore”) nel testo pubblicato a novembre sta nella definizione delle regioni destinatarie dell’avviso: le azioni sarebbero infatti destinate ai soli territori del meridione mentre non figurerebbero regioni del centro-nord.

Una spaccatura che non solo alimenta (ancora!) vecchi stereotipi e sistemi di valutazione fortemente pregiudizievoli, ma che si rivela, all’occhio neanche troppo attento del cittadino informato, totalmente errata e distorta. Inoltre, se non corretta, rischia di far disperdere l’impiego di risorse situate nei Comuni al nord del Paese dove, come riportato da Libera, “il numero dei sequestri e delle confische è aumentato notevolmente negli ultimi anni”.

Le richieste sono state accolte dalla Ministra Carfagna che, in un incontro tenutosi il 7 dicembre con i rappresentanti di Libera e delle associazioni sopracitate, ha mostrato piena disponibilità nel ricevere i suggerimenti per la risoluzione delle criticità del bando, impegnandosi a supportare la gestione dei beni confiscati con fondi dell’Agenzia della Coesione Territoriale per Comuni. Un primo passo per restituire, sul serio, spazi di vita alla legalità.

Edda Guerra

5 x mille Survival
Classe 1993, sinestetica alla continua ricerca di Bellezza. Determinata e curiosa femminista, con una perversa adorazione per Oriana Fallaci e Ivan Zaytsev, credo fermamente negli esseri umani. Solitamente sono felice quando sono vicino al mare, quando ho ragione o quando mi parlano di politica, teatro e cinema.

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