Elogio di Franco Battiato, il cinghiale bianco della musica italiana
Franco Battiato il cinghiale bianco (Wikitesti)

Franco Battiato è genio e sregolatezza. Definirlo cantautore è riduttivo: lui è filosofo, regista, pittore e mistico. Battiato è Battiato senza possibilità d’incasellamento. Il cinghiale bianco è stato, ed è ancora oggi, un’immagine intramontabile della musica italiana: una icona sacra, avanguardistica e popolare grazie al suo stile musicale metafisico, sperimentale e al contempo inattuale. Il compositore catanese nel suo sound ha saputo miscelare musica sacra e musica classica con il pop, il rock e l’elettronica. Inoltre le sue canzoni non solo sono all’avanguardia per lo stile musicale ma anche per i temi trattati nei testi, filosofici e provocatori. Battiato, dagli anni ‘70 a oggi, ha composto e pubblicato una quantità di lavoro incredibile.

La sua ultima opera s’intitola Torneremo ancora, pubblicata il 18 ottobre scorso. L’album contiene un inedito, la title track, e quattordici brani tra i più rappresentativi della sua carriera, registrati in occasione di alcuni concerti in Italia con la Royal Philharmonic Concert Orchestra. Dunque, l’era del cinghiale bianco non è terminata, anzi la sua musicalità e la sua spiritualità si pongono sull’orizzonte dell’eternità.

La simbologia celtica del cinghiale bianco – spiritualità, vitalità e forza – rispecchia in pieno il modus vivendi di Battiato, ovvero il rifiuto delle contraddizioni d’un mondo caotico e fagocitario che ha smarrito ogni punto di riferimento etico e, in particolare, i propri riferimenti spirituali. Nel silenzio contemplativo, Battiato ha costantemente mutato le proprie prospettive attraverso le dinamiche dell’auto-trascendenza e della serendipità: infatti, il processo interiore, costituito di persistenti flussi e riflussi, ha alimentato la sua evoluzione artistica. Tale evoluzione è la risultante d’una trasformazione che pone la propria ragion d’essere nella necessità d’evadere le regole dell’universo, di erigere un ponte tra l’Occidente e l’Oriente e tra l’umano e il divino.

Il Cinghiale Bianco della musica italiana

Battiato è nato a Jonia in Sicilia nel ‘45, ma durante la sua carriera ha vissuto molteplici vite artistiche. Nasce come chitarrista nei cabaret e nelle balere, gavetta tipica del periodo anni ‘60, senza particolare successo. Durante questo periodo conosce Gaber e Guccini. La sua prima fase consiste nel cantare composizioni di altri artisti incise per la Nuova Enigmistica Tascabile. Dal ‘65 al ‘69 stipula contratti con case discografiche, con cui pubblica dai cinque ai sei 45 giri, non molto acclamati. Si tratta di canzonette d’amore affini allo spirito del beat italiano. La molla del cambiamento scatta durante l’edizione del ‘68 di Un disco per l’estate, celebre manifestazione canora radiofonica dell’epoca; a tal punto, Battiato si accorge d’essere del tutto alieno al contesto commerciale che lo circonda e tronca senza esitazione ogni vincolo legale e morale che lo lega a quel mondo discografico ipocrita e deplorevole.

Lo smarrito cinghiale bianco vive una profonda crisi personale, che supera attraverso lo studio del sufismo dei mistici mediorientali e attraverso l’ascolto meticoloso della musica elettronica. Alla fine degli anni ’60, s’avvia infatti all’esplorazione dei sintetizzatori – è stato il primo in Italia e tra i primi nel vecchio continente, almeno per ciò che riguarda il semplice ambito rock. A metamorfosi conclusa, Battiato dà vita fra il ‘71 e il ‘72 al suo primo 33 giri, il rivoluzionario Fetus. Atmosfere elettro-acustiche e surreali, con utilizzo talvolta disturbante e sconsiderato del synth VCS3. Infatti, l’intero disco è un viaggio tra melodie psichedeliche con balzi dal microscopico della cellula umana all’infinito dello spazio, il tutto ispirato da «Il Mondo Nuovo» di A. Huxley. Dunque un album d’avanguardia, ed è stato un vero e proprio shock per la vergognosamente arretrata scena musicale italiana, già a partire dall’immagine di copertina raffigurante un feto.

Battiato, Fetus

Nel ’73 viene pubblicato il secondo album, Pollution, opera assolutamente rivoluzionaria, con sfumature di musica classica e progressive rock, sospeso fra interrogativi esistenziali e la questione cruciale dell’inquinamento ambientale, che si riflette musicalmente con la contaminazione di matrice elettronica. Il pianto amletico di «Ti sei mai chiesto quale funzione hai?» chiude questo gioiello indiscusso del rock sperimentale.

Battiato, Pollution

La conoscenza di K. Stockhausen influenza moltissimo Battiato e lo spinge a convertirsi a una forma d’avanguardia persino più intellettuale e intimista. Verso la fine del ’73, pubblica uno dei suoi capolavori: Sulle corde di Aries. In questo album convergono armoniosamente la incessante sperimentazione musicale, un’elettronica alquanto sofisticata e soprattutto una particolare forma di musica acustica notevolmente condizionata dalla tradizione araba. La musica del cinghiale bianco diventa strumento di dissoluzione dell’ego e di esplorazione di nuove dimensioni mentali.

Nel ’74 esce Clic, album totalmente dedicato alla persona e all’opera di Stockhausen. Battiato presenta sette brevi e inusuali composizioni quasi tutte strumentali di elettronica sperimentale. Atmosfere sospese fra il tetro e l’ultraterreno, movimenti elettronici e collage rumoristico-sonori in stile J. Cage. Successivamente, il «trasformista» Battiato tenta d’abbandonare del tutto l’elettronica. Nel ’75 pubblica M.elle Le “Gladiator”, circa dieci minuti di campionamenti e sovraincisioni che trasmettono durezza e disarmonie, d’introduzione a circa venti discontinui minuti di suoni d’organo registrati nella cattedrale di Monreale.

Il cinghiale bianco si dedica, almeno per due o tre anni, alla composizione classico-avanguardista colta: suona spasmodicamente il pianoforte nel tentativo di dar vita a nuove forme sonore e frequenta musicisti di classica tra cui il pianista A. Ballista e il violinista G. Pio. Tali ricerche musicali si esprimono attraverso atmosfere ipnotiche e marcatamente meditative nei suoi successivi album: Battiato (‘76) Juke Box (‘77) L’Egitto prima delle Sabbie (‘78).

Battiato nel suo infaticabile processo metamorfico mette in atto uno sconcertante capovolgimento. Nel ’79 pubblica L’Era del Cinghiale Bianco, un album pop rock in cui lui, il cinghiale bianco trasferisce la propria sperimentazione colta nell’ambito del formato canzone, scoprendosi così sublime cantautore intellettuale. Fonde in maniera personalissima musica per molti e musica per pochi. Composizioni orecchiabili modellate con arrangiamenti ricchi, nel segno della contaminazione e dell’originalità e con testi sospesi fra meditazione filosofica ed esoterismo. Il cantautore catanese, sull’onda della sua nuova identità da popstar, pubblica Patriots (‘80) e La Voce del Padrone (‘81). Nonostante il successo, descrive senza vergogna una società devota al denaro e alla accumulazione di ricchezze, la totale assenza di valori e ironizza sull’arte in generale. In ogni caso, il cinghiale bianco ha vinto la sua più grande sfida: comporre volutamente musica commerciale senza però perdere la dignità culturale del proprio operato, anzi semmai rivitalizzandolo con vigore.

Battiato, L’Era del Cinghiale Bianco

La commistione tra pop e new wave si avverte negli album successivi: L’Arca di Noè (‘82) Orizzonti Perduti (‘83) Mondi Lontanissimi (‘85) Ecos De Danza Sufies (‘85) Nomadas (‘87). Gli album Genesi (‘86) e Fisiognomica (‘88), a differenza dei precedenti, sono maggiormente influenzati dalla musica classica e sorretti da un nuovo crescente desiderio di spiritualità. L’album del ’91 registrato ad Abbey Road, Come un cammello in una grondaia, rappresenta una rivoluzione stilistica. Battiato dà sfogo alla propria religiosità e all’incessante strepito intellettuale in modo semplice, elegiaco. Infatti, il brano mistico-religioso «L’ombra della luce» è una preghiera direttamente rivolta a Dio. Dopo Gilgamesh (‘92) e in seguito allo storico concerto di Baghdad, con l’orchestra nazionale irachena, Battiato crea uno dei migliori lavori della sua carriera: Caffè De La Paix (‘93). Riprende ottimamente le innovazioni pop degli anni ’80, filtrandole però con i vortici di folklore e misticismo orientale che lo assalgono. Questo album è uno straordinario esempio di world music. Battiato ha le sembianze d’un guru che unisce cultura occidentale e cultura orientale.

Battiato, Concerto Baghdad, ’92

Le successive opere, L’ombrello e la macchina da cucire (‘95) L’Imboscata (‘96) sono influenzate dai testi filosofici di Sgalambro, dall’introspettivismo e dalla preminenza della chitarra elettrica. Battiato compone un brano indimenticabile, «La cura», una meravigliosa e aulica confessione d’amore sospesa fra utopia intellettuale e ricerca della propria essenza. In seguito, con Gommalacca (‘98) Fleurs (‘99) Campi Magnetici (2000), conia una sorta di techno hard-rock intellettuale di notevole impatto, seppur forse leggermente manieristico. Il tutto si dipana tra omaggi al cantautorato italiano e francese e al rock inglese e tra continui flussi elettronici, campionamenti impazziti, centinaia di note immesse in pochi secondi, improvvisi attacchi di percussioni, languidi incisi lirici e pianistici, parti recitate che trattano di scienza, melodie celate, e così via in uno scontro fra suoni primordiali e deliri di musica computerizzata.

L’ultimo Battiato con Fleurs 3 (2002), Il Vuoto (2007) e Apriti Sesamo (2012), attraverso sonorità ambient e atmosfere lisergiche, non rinuncia a spingersi ancora nel campo del sacro, dell’intelletto e dei recessi dell’uomo, toccando filosofie, religioni, arti e letterature di culture diverse. In ciò risiede la grandezza dell’essere umano, declinata in ogni sua forma, che non si piega alle intemperie dei nostri tempi. Il cinghiale bianco vive, sulla propria pelle, l’ineluttabile e il profondo disagio della contemporaneità ma ciò non lo pietrifica bensì lo stimola con ardore verso la ricerca del sublime tra pulsioni, emozioni e sentimenti.

Ma con la seguente consapevolezza:

«scendo dentro un Oceano di Silenzio sempre in calma».

Il silenzio del Cinghiale Bianco

Battiato è stato un artista prolifico, innovativo e geniale. La sua musica è compenetrata di elementi aulici, metafisici, specchio di un profondissimo percorso interiore. S’è costituito come un medium tra il soprasensibile e il sensibile; ha trasmesso durante tutta la sua carriera un messaggio risonante: la musica è l’essere, l’essere stesso dell’individuo ed è la rappresentazione più completa dell’essere stesso di Dio attraverso l’uomo. Per questo, ogni uomo è pienamente se stesso quando ama la musica, poiché la musica è per sua natura, anzitutto, urgenza di trascendenza, ancor più delle altre forme d’arte, in virtù della sua immediatezza e totalità.

Dunque, la musica è perciò ben viva, basta saperla far risuonare dentro di noi, con tutta la sua carica primigenia e sacra. L’intimo e ascetico silenzio di Battiato dev’essere per tutti fonte di riflessione in merito alle vacuità e alle illusorietà della vita e dovrebbe instillare un necessario e innato senso di rinascita e di unità col tutto.

Battiato ha portato con sé bellezza e fame di ricerca, ha espresso il significato più poetico e illuminante delle metamorfosi di un essere vivente capace di modificare a fondo con il suono la materia. Ogni ciclo vitale ha il suo tempo, ed è lunghissimo il cammino personale da compiere per arrivare alla propria meta, soprattutto per noi occidentali, sempre più immersi nel rumore, nella confusione e nell’incoscienza.
Quando un individuo dovrà dare conto del proprio operato non potrà dire: «io sono stato cattolico, o buddhista, o musulmano», ma: «io sono stato quello che sono stato».

Rammentando le parole di F. Schiller: «vivi col tuo secolo, ma non essere la sua creatura».

Battiato è stato e sarà, per sempre, il cinghiale bianco.

Gianmario Sabini

4 Commenti

  1. Sono stato deriso, a suo tempo, per l’acquisto, in audio cassetta, di “Pollution”. Mi sono ripetuto con “Patriots”, “La voce del padrone” e, più tardi “Orizzonti perduti”. Chiara disamina del maestro Battiato, la condivido in pieno. Ottimo lavoro, saluti…”Ancora un altro entusiasmo ci farà spiccare il volo!”.

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here