Balconi Italia Salvini

C’è qualcosa di semiologicamente poetico, nelle immagini dei balconi di Milano e d’Italia. In quelle immagini si condensa la sovversione improvvisa, l’irruzione attesa, ma in un certo senso inaspettata, di un deus ex machina che stravolge il canovaccio, spariglia i ruoli e propone un finale alternativo: quei lenzuoli che drappeggiano nel capoluogo lombardo sono i lembi di una nuova geografia del consenso, sono le vele gonfie di un ribaltamento nei rapporti di forza tra popolo e potere. Per la prima volta a Salvini le cose iniziano a sfuggire di mano, e l’effetto che ne consegue è brutale, dirompente.

“Saremo in centomila”, avevano annunciato i vertici della Lega con frettoloso ottimismo alla vigilia del rendez-vous milanese, salvo poi ritrovarsi in pochi intimi in piazza: poco più di diecimila, stando alle cifre più ragionevoli. Numeri comunque importanti, direte; ed è vero. Ma non possiamo ignorare che a un passo dalle elezioni europee, che nella strategia di Salvini dovrebbero certificare il controllo del Carroccio sull’Italia, liberando così il leader della Lega da scomode convivenze e scrupoli elettoralistici, qualcosa comincia a vacillare. Dai selfie-trappola agli striscioni appesi ai balconi, dalla satira sul web agli studenti del liceo, la sfrontatezza aggressiva della propaganda salviniana è messa a dura prova dall’elemento più temuto e ingestibile dalla repressione: il libero pensiero.

I balconi d'Italia contro Salvini

E sono in migliaia, a Milano come in tutta Italia, a schernire con questa ironia ribelle la deriva autoritaria e securitaria del ministro. Tantissimi i riferimenti ai porti chiusi, ai 49 milioni, al peluche di Zorro e al clima infame artatamente innescato da Salvini e dai suoi sodali di governo. È una ribellione che coniuga etica ed estetica, che alla temperanza associa la tempera, al calore il colore, alla speranza lo spray. È, quindi, una ribellione bella da vedersi, da leggersi e da interpretarsi, perché traspare nella sua spontaneità come nient’altro da ciò che è: l’orgogliosa ostentazione di una differenza, proprio di quelle che Salvini tanto detesta.

Sono magnifici, i balconi di Milano, perché sono la risposta più logica alla faziosità della prepotenza. Uno striscione verrà rimosso, forse anche cinque o dieci, e tuttavia migliaia di striscioni ricorderanno al ministro quanto sia irrisorio il suo sforzo di reprimere il dissenso; e tanto più ridicolo quanto più scherzosamente reali saranno quelle frasi esposte al mondo, a conclamarne la piccolezza umana e politica: mentre il Paese affonda, Salvini si preoccupa di togliere striscioni, sospendere professori e bannare dalla sua pagina Facebook i commentatori molesti. Tutto qua.

I balconi d'Italia contro Salvini

È davvero questo lo spessore del leader più amato d’Europa, dell’uomo più desiderato dalle donne di sinistra (sic!), del Capitano senza macchia e senza paura. Un piattume culturale e intellettuale che svanisce come un brutto sogno non appena il popolo offre un minimo cenno di reazione. Ma se Salvini gioca sul terreno dell’ignoranza, i balconi della contestazione si trovano più in alto – in tutti i sensi – e non temono il confronto, anzi lo cercano, perché consapevoli di una facile vittoria, se non sul piano politico almeno su quello semantico.

Poi, certo, occorre anche la mobilitazione vera e propria, occorre spostare il conflitto nei centri decisionali, riprendere possesso costante di piazze e strade, affollare i luoghi di cultura con una declinazione nuova e probabilmente ancora da scrivere. Ma il segnale è stato lanciato ed è chiarissimo: l’inganno propagandistico di Salvini ha le polveri bagnate, e la baldanza gradassa del ministro potrebbe avere i giorni contati.

I balconi d'Italia contro Salvini

Evviva questi balconi, dunque. Evviva l’Italia che non si lascia intimorire, che pensa, si esprime e risponde invertendo le rime a un linguaggio volgare e violento. Evviva gli striscioni che non utilizzano simboli e che non si piegano alla demagogia partitica, lasciando spazio alle semplici parole, alla semplice verità. Evviva questo orgoglio, per una volta, che ci fa sentire tutti italiani: neri, gialli e bianchi, immigrati ed emigrati, bisessuali, agender, etero, queer, progressisti, moderati, famiglie, scapoli, bambini, agnostici e credenti. Umani che hanno fatto proprio il motto più rivoluzionario di questi tempi tristi e insulsi: “La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà”.

Emanuele Tanzilli

Tutte le immagini presenti nell’articolo provengono dalla pagina Facebook “Moderatamente bersaniani

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