Tormentoni 2020, il segno di una canzone italiana in crisi d'identità
Fonte: MusicMag.it

Con i primi caldi, come regola consuetudinaria consolidata, le radio, You Tube, Spotify e piattaforme affini vengono letteralmente invase dai tormentoni estivi, ossia quei brani che nei mesi di giugno, luglio e agosto monopolizzano gli ascolti per poi pian piano scomparire fino ad entrare nel dimenticatoio con la ripresa delle attività scolastiche e lavorative. Nel corso degli anni si sono susseguiti pezzi che hanno fatto da sottofondo della stagione più amata, legati nella gran parte dei casi a ricordi leggeri e, perché no, delle volte anche romantici.

Dagli anni del miracolo economico a questa parte la musica si è fatta un vero e proprio prodotto di massa. È nel fiorente contesto di fine anni Cinquanta ed inizio anni Sessanta che il tormentone inizia ad ergersi ad inno da spiaggia: chi ha avuto la fortuna di vivere i primi decenni della Prima Repubblica ben ricorderà le migrazioni estive di massa dalla città alla costa a bordo di una piccola utilitaria per godersi le meritate ferie ed evergreen del calibro di “Tintarella di luna”, “Abbronzatissima”, “Stasera mi butto”, “Azzurro” e “Acqua azzurra, acqua chiara” ad alto volume riprodotti dai juke-box.

Se nel decennio precedente si è iniziato ad intuire la potenziale viralità dei singoli estivi, è negli anni Settanta che ha iniziato a registrarsi un boom in materia di tormentoni: artisti del calibro di Mina, Edoardo Vianello, Rocky Roberts, Celentano e Battisti, di cui abbiamo sopra riportato alcuni celebri successi, hanno passato il testimone alla simpatia e spensieratezza di Orietta Berti e della sua “Finché la barca va”, alla ribelle per eccellenza Donatella Rettore e al ben più mite Alan Sorrenti che con le loro celeberrime “Splendido, splendente” e “Tu sei l’unica donna per me“ hanno sbancato le classifiche di allora, alla semplicità e allo stesso tempo incisività di “Gloria“ di Umberto Tozzi e dulcis in fundo alla ballata reggae “E la luna busso“ di Loredana Bertè.

Se i cosiddetti “anni creativi” hanno regalato alla musica italiana hit tuttora apprezzatissime, gli eccentrici ed intensi anni Ottanta non sono stati di certo da meno. “Gioca Jouer” di Claudio Cecchetto, “Vamos a la playa” dei Righeira, “Centro di gravità permanente” del cinghiale bianco Franco Battiato e “Non sono una signora” – coverizzata recentemente da Giorgia – della poliedrica e sempre presente nelle classifiche nazionali Bertè sono stati alcuni dei brani simbolo di quella decade la cui estetica luccicante continua ad influenzare la società, i costumi e sopratutto la musica odierna (vedi i TheGiornalisti tanto per fare un esempio pratico) affascinando molteplici generazioni.

Negli anni Novanta il mercato musicale ha iniziato a trasformarsi radicalmente fino ad assumere le attuali sembianze: la genesi del colosso televisivo MTV comportò l’industrializzazione della musica con la conseguente standardizzazione del singolo, prodotto creato ad hoc per soddisfare le esigenze dell’emergente classe media. “Un’estate italiana“ di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, “Nord sud ovest est“ degli 883, “50 Special” dei Lùnapop, “Mare mare“ di Luca Carboni sono la colonna sonora del controverso decennio caratterizzato sì dalla scandalo Mani Pulite, ma anche dai mondiali di calcio a suon di goal di Totò Schillaci tenutisi in Italia, dall’avvento del World Wide Web e dalla messa in vendita dei primi cellulari.

Arriviamo infine al nuovo millennio. Come noi tutti abbiamo potuto constatare da inizio anni zero ai giorni nostri, la rincorsa alla hit estiva è diventata una vera e propria malattia per gli artisti nostrani. Ritmo orecchiabile che strizza l’occhio a melodie latineggianti e mediterranee, parole semplici che rimangono impresse in mente al primo impatto, videoclip che richiamano la voglia di mare e vacanze sono il fil rouge del tormentone moderno che si rispetti: “Vamos a bailar“ di Paola e Chiara, “Como suena el corazon“ di Gigi D’Alessio, “Pem Pem“ di Elettra Lamborghini, “Roma-Bangkok“ di Baby K e Giusy Ferreri sono soltanto alcune delle canzoni estive più trasmesse e ballate da vent’anni a questa parte.

L’estate post-Covid all’insegna del plexiglas e del distanziamento sociale sarà sicuramente alquanto singolare; ciononostante, puntuale come sempre, anche quest’anno è partita la corsa al tormentone. Buttando un occhio alle attuali classifiche musicali, ciò che colpisce maggiormente è la presenza, affianco ai nomi noti, di volti freschi tra i quali spiccano il trio composto dagli ex calciatori dell’Inter e della nazionale Bobo Vieri, Nicola Ventola e Daniele Adani (“Una vita da bomber“), la showgirl Valeria Marini in chiave solista (“Boom“) e la nota imprenditrice Chiara Ferragni in featuring con Baby K (“Non mi basta più“).

Nuovo che avanza o no, la musica resta sempre la stessa: i tormentoni del 2020 seguono in maniera pedissequa le logiche di quelli del 2019, 2018, 2017, 2016, 2015 e via dicendo. Cantanti che escono da letargo solo d’estate, brani che suonano tutti alla stessa maniera e testi standardizzati stracolmi di luoghi comuni sulle vacanze sono un chiaro segno della crisi artistica e intellettuale che da tempo si sta affermando nel nostro paese. Immersi nel circuito del copia-e-incolla, sembrerebbe quasi che gli artisti italiani abbiano volutamente, come si suol dire, adagiarsi sugli allori.

L’abbandono al gusto comune nella costante ricerca di visibilità è la principale causa della decadenza a livello contenutistico della canzone italiana. I principi di mercato hanno plasmato le star della musica mettendole in uno stampino facendo così perdere loro la propria unicità nella sua essenza più pura. La triste conseguenza del fenomeno è la rinuncia alla sperimentazione e il derivante immobilismo a livello creativo di cui siamo testimoni. Possibile che in un’epoca in cui stanno accadendo i più disparati avvenimenti non ci sia più nulla di costruttivo da comunicare in note come avvenuto nelle decadi antecedenti?

Vedere interi progetti musicali sorgere con l’unico intento di ottenere facili consensi è alquanto triste, così come lo è trattare motivo ispiratore ed estro come donne dai facili costumi che si concedono per una manciata di danaro, più che per soddisfare il proprio piacere personale. La musica è genuinità e ardore reciproco, non una fredda macchina da soldi. Di questo e molti altri aspetti la società odierna sembrerebbe essersene purtroppo scordata.

Vincenzo Nicoletti

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