Congiuntivo ergo sum
Congiuntivo ergo sum

Mentre cerco qualche idea per scrivere un articolo serio ma non troppo sul congiuntivo, un vicino sta guardando qualche puntata dei Griffin a volume decisamente troppo alto. O è il doppiatore di Peter, ma opto per la prima. A me i Griffin non piacciono neppure granché, li trovo una poco sensata pallida imitazione dei Simpson, ma è indimenticabile la gag di Peter Griffin che dimentica come sedersi. La cerco su Google. Prima di trovarla, capito in un forum “di settore”, dove nel lontano 2009 un utente scriveva: “Secondo voi come mai Peter dimentica come sedersi sulla poltrona? Secondo me è perché il suo cervello e’ gravemente compromesso“. Ecco l’idea per l’articolo: chi sbaglia il congiuntivo potrebbe anche dimenticare come sedersi?

Se l’ignoranza è virtù, sbagliare il congiuntivo è una medaglia?

Nel dicembre 2017 l’allora Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli sbagliava un congiuntivo. In realtà l’errore era del suo portavoce, che aveva subito fatto mea culpa, ma per i titoloni dei giornali era molto più interessante che il congiuntivo l’avesse sbagliato lei, la rappresentante dell’istruzione italiana.

Dopo i titoloni il polverone, nuovamente la querelle laurea-non laurea del Ministro, infine le scuse. Sbagliare un congiuntivo implica un errore, una mancanza grammaticale e sintattica della lingua italiana. In altri lidi politici la situazione però è ben diversa, sbagliare un congiuntivo significa essere umani, empatizzare con il proprio pubblico ed elettorato di riferimento, perché anche se rappresenti le istituzioni sei rimasto umile, non sei un ricco padrone, ma un ignorante.

Anche la Crusca getta la spugna

Già nel 2016 il filologo Francesco Sabatini, Presidente onorario dell’Accademia della Crusca, non faceva grossi drammi per gli errori del congiuntivo, li giustificava come naturali evoluzioni della lingua italiana. Ma, domando io, non si dovrebbe parlare casomai di involuzioni?

Se una sedia la chiamo sedia perché sin dalle scuole elementari mi hanno insegnato così, e un divano lo chiamo divano per lo stesso motivo, perché il congiuntivo non gode dello stesso rispetto? È purtroppo un dato di fatto che, con il passare dei decenni, il lessico degli italiani sia meno forbito, la diffusione della cultura meno efficace e i cosiddetti grammar nazi aumentati, in modo direttamente proporzionale agli errori.

Per chi non ne fosse a conoscenza, grammar nazi è una locuzione anglofona che si è largamente diffusa sul web negli anni scorsi, e che identifica gli intolleranti agli errori grammaticali: dei nazisti della grammatica appunto. Sabatini scriveva di essere “meno schizzinosi” e credo che avesse ragione auspicando compromessi: un errore è un errore, ma un saputello Goebbels della grammatica è più antipatico di un congiuntivo sbagliato.

Congiuntivo ergo sum?

Penso dunque sonoanche se penso in italiano un po’ astratto? La lingua italiana è complessa non per caso, ma perché permette di esprimere pensieri complessi, con un lessico vario e articolato. Se ho imparato la differenza tra una sedia e uno sgabello ma poi li confondo il rischio è che appoggiandomi a uno schienale inesistente io caschi in terra. Per il congiuntivo è – o meglio dovrebbe essere – lo stesso: ti è stato insegnato, ne hai dimenticato usi, peculiarità, significati.

Per evitare di cadere da uno sgabello pensando sia una sedia il modo migliore probabilmente è la pratica, dopo essere caduto un tot di volte imparerai a distinguere i due oggetti. Per il congiuntivo ci sono pratiche diverse, ma vale la stessa regola, leggere a sufficienza, informarsi, studiare, accrescere i propri interessi e la propria base culturale. In Italia però i lettori sono in netto calo, la televisione – salvo rari casi – è priva di contenuti validi, le istituzioni si sono allineate a questo trend.

Quindi forse gli errori sul congiuntivo più che un problema sono un sintomo? L’educazione scolastica dovrebbe essere un buon vaccino, ma non va più di moda neppure questo.

Andrea Massera

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