ANWR
Fonte immagine: environmentvirginia.org

Il Congresso dà il via libera: le compagnie petrolifere potranno esplorare e avviare operazioni di trivellazione nell’Arctic National Wildlife Refuge (ANWR), in Alaska.

L’ANWR è un’area naturale protetta che si trova nella zona nord-orientale dello stato più grande e meno popoloso degli Stati Uniti d’America, l’Alaska. Istituito nel 1960, il Parco è il più grande dei sedici National Wildlife Refuge presenti sul territorio dell’Alaska. I suoi 78.000 km² ospitano più di 270 specie diverse, tra cui orsi polari, grizzly, caribù e una quantità sterminata di uccelli migratori, oltre che di salmoni. Non a caso, la competenza per la sua amministrazione spetta all’U.S. Fish and Wildlife Service, l’agenzia federale del Dipartimento dell’Interno, dedicata alla conservazione e alla gestione degli habitat naturali.

Da lunedì 17 agosto, però, questo paradiso della fauna selvatica è in pericolo. L’amministrazione Trump ha infatti annunciato che venderà in due aste distinte, da 1.600 km² ciascuna, i diritti per il gas e il petrolio su un’area totale di 6.400 km² lungo la pianura costiera dell’ANWR. La decisone – sostengono i suoi oppositori –  non tiene conto del rapido avanzamento del cambiamento climatico e arriva proprio quando, in California, sembrerebbe essersi registrata la temperatura più alta mai toccata sulla Terra.

Temperatura media globale e anidride carbonica sono strettamente connesse tra loro: se aumentano le emissioni e le concentrazioni di CO2 in atmosfera, aumenta anche la temperatura media globale. Questo è il motivo per cui, in sintesi, dovrebbero considerarsi quanto mai allarmanti i dati emersi da un’analisi condotta dal Center for American Progress. Secondo lo studio, infatti, le concessioni nell’Artico potrebbero comportare il rilascio di oltre 4,3 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Ma il presidente Trump, da sempre negazionista del cambiamento climatico, non sembra particolarmente scosso dalla drammaticità di questi numeri. Anzi, in corsa per le presidenziali di novembre 2020, considera il progetto un successo di cui andar fiero. La sua amministrazione, infatti, è riuscita a mettere la parola fine a una vicenda che va avanti da decenni. Era il lontano 1977 quando il Congresso tenne per la prima volta una serie di udienze per determinare l’impatto ambientale di eventuali trivellazioni nell’ANWR.

Le esplorazioni dell’Arctic National Wildlife Refuge ottennero il sostegno di Ronald Reagan prima e del presidente Bush poi. Negli anni, tuttavia, attivisti, ambientalisti e organizzazioni varie erano sempre riusciti a impedirle fino a quando, nel 2017, il Congresso a maggioranza repubblicana approvò una riforma fiscale che comprendeva un’estensione dei permessi di estrazione di petrolio e gas proprio all’ANWR.

Fonte immagine: www.nytimes.com

La concessione dei diritti per le perforazioni nell’ANWR rappresenta, inoltre, una delle decisioni di politica energetica più significative adottate da Trump nel suo tentativo di assicurare il dominio energetico dell’America. La prima vendita, ha annunciato il segretario dell’Interno David Bernhardt, avverrà entro dicembre 2021 e la seconda entro dicembre 2024. Resta da chiarire, tuttavia, il reale interesse delle compagnie energetiche. Molte di esse, infatti, in un momento come quello attuale in cui tanti paesi cercano di svezzarsi dai combustibili fossili e i prezzi del petrolio stanno crollando a causa della pandemia di coronavirus, potrebbero decidere di non prendere parte all’asta. Se a ciò si aggiunge lo scoraggiamento dovuto alle difficoltà di esplorazione e perforazione dell’inospitale regione artica, il progetto di Trump sembra perdere almeno una parte della sua convenienza economica.

Non ultima, la questione reputazionale. Il progetto – che prevede la costruzione di pozzi, di circa 300 chilometri di strade, di supporti verticali per le condutture, di un impianto di trattamento dell’acqua di mare e di un sito di stoccaggio – costituisce un serio pericolo non solo per la fauna selvatica, ma anche per le popolazioni indigene dell’ANWR. Da qui il rifiuto di prestigiosi istituti bancari, tra cui JPMorgan Chase, Morgan Stanley, Citigroup e Goldman Sachs, di erogare finanziamenti e associare la propria immagine alle perforazioni dell’Arctic National Wildlife Refuge.

Il passo indietro compiuto dai giganti della finanza e la severa condanna degli ambientalisti, tuttavia, non sono riusciti a scoraggiare il Governo federale e il destino dell’ANWR sembra dipendere sempre più dall’esito delle prossime elezioni. J. Biden, candidato ufficiale del Partito Democratico, ha chiesto la protezione dell’area naturale. Tuttavia, anche se dovesse vincere la corsa alla Casa Bianca, potrebbe rivelarsi difficile per la sua amministrazione revocare i diritti di locazione una volta venduti alle compagnie energetiche.

Bisognerà pazientare ancora alcuni mesi, dunque, prima di sapere cosa ne sarà dell’Arctic National Wildlife Refuge. Una cosa, però, appare già certa: finché le sorti di aree incontaminate del nostro Pianeta resteranno legate a quelle di una qualunque campagna politica, la tutela ambientale continuerà ad essere soggiogata ai passeggeri interessi del leader di turno, che guarda all’ambiente come al tema acchiappavoti del suo programma elettorale.

Virgilia De Cicco

Virgilia De Cicco
Ecofemminista. Autocritica, tanto. Autoironica, di più. Mi piace leggere, ma non ho un genere preferito. Spazio dall'etichetta dello Svelto a Murakami, passando per S.J. Gould. Mi sto appassionando all'ecologia politica e, a quanto pare, alla scrittura. Non ho un buon senso dell'orientamento, ma mi piace pensare che "se impari la strada a memoria di certo non trovi granché. Se invece smarrisci la rotta il mondo è lì tutto per te".

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